1 Gennaio 2024 in vita digitale

Lo SPID: cos’è a cosa serve

rappresentazione spid

Con l’introduzione della PEC nel 2009 è stato fatto (almeno per i professionisti iscritti ad ordini o elenchi) il primo passo verso un progetto di smaterializzazione delle comunicazioni tra Pubblica Amministrazione e cittadino (professionista in questo caso) È diventato così possibile comunicare ufficialmente con il semplice utilizzo di una mail. Pur con particolarità tecniche la PEC rimane concettualmente un servizio ci posta elettronica.

Ma se in qualche modo – per ora – si è assestato un sistema di comunicazione formale attraverso la PEC, lo SPID va a strutturare un altro aspetto della relazione con le amministrazioni: la interazione, ovvero l’accesso ai servizi della pubblica amministrazione.  Si va dall’iscrizione al nido dei propri figli, alle dichiarazioni fiscali, alle pratiche pensionistiche e, per quello che ci riguarda in questo contesto, l’accesso all’area riservata del CNOAS e dei Consigli regionali dell’Ordine.

La necessità di una identità digitale, ovvero di un sistema che consenta ad una pubblica amministrazione di avere certezza che chi sta accedendo da remoto al proprio sistema sia effettivamente quel cittadino, non è certo una novità. In passato le varie amministrazioni pubbliche si erano variamente attrezzate, nella stragrande maggioranza con il rilascio di credenziali di accesso (previa una qualche forma di accreditamento e/o riconoscimento pregresso).

L’INPS per esempio fino al 30 settembre 2021 accreditava gli utenti online attraverso il “PIN INPS” per ottenere il quale occorreva: fare richiesta online, a seguito della quale si otteneva un codice di 8 caratteri alfanumerici, a questi si dovevano aggiungere ulteriori 8 caratteri che sarebbe stati inviati per posta, ottenuta tutta la sequenza, al primo accesso si doveva procedere ad una modifica che configurava la nuova password a patto che rispettasse determinate caratteristiche (numero minimo di caratteri, presenza di maiuscole, di numeri non consecutivi e ripetitivi ecc), dopo di che occorreva comunque fare un accesso ogni sei mesi per evitare di ricominciare. Decisamente poco friendly.

Analogamente così hanno fatto diverse amministrazioni: comuni, regioni, provincie aziende sanitarie e ovviamente anche gli Ordini e i Collegi, ognuna con un proprio sistema di credenziali, il che, oltre alla memorizzazione delle credenziali stesse, ha anche il problema delle modalità di identificazione tutt’altro che univoche tra ente ed ente.

Tutto questo sistema è terminato il 1 ottobre 2021, sostituito dall’accesso tramite SPID.
SPID comunque non è l’unica forma di identità digitale, navigando nei siti delle P.A. sicuramente abbiamo notato la possibilità di accesso tramite CIE o CNS acronimi rispettivamente di Carta di Identità Elettronica e Carta Nazionale dei Servizi, precedenti e (ancora) attuali sistemi di identificazione online, per i quali però più che di identità digitale dobbiamo parlare di identità digitalizzata. Infatti, entrambi sono dei supporti fisici, nel quale giacciono i dati che ci riguardano, e di conseguenza per essere “visti” nella rete hanno bisogno di un ecosistema hardware/software di riconoscimento, per la CNS serve addirittura un lettore di smart card da connettere a un pc. Questo spiega anche lo scarsissimo utilizzo della Carta Nazionale dei Servizi, pur essendone molti di noi inconsapevolmente in possesso: la CNS è infatti contenuta in molti chip delle tessere sanitarie/codici fiscali.

SPID invece non ha un supporto fisico, i dati che ci identificano sono presenti nel database del provider al quale ci siamo rivolti per acquisire lo SPID stesso e al quale abbiamo rilasciato una serie di informazioni, da quelle anagrafiche pure e altre come numero di telefono indirizzo e-mail, codice fiscale ecc.

Sul sito del Governo (https://www.spid.gov.it/)  si trovano tutte le informazioni necessarie per capire e per sapere cosa occorre fare per ottenere lo SPID.
Qui spendiamo solo 2 parole per spiegare l’architettura del sistema:

  • nel momento in cui accediamo al sito dell’Ordine (o di un ente pubblico o privato con accesso SPID) e decidiamo di entrare nell’area riservata: il sistema ci propone la lista dei provider SPID autorizzati (attualmente sono una dozzina);
  • scegliamo quello presso il quale ci siamo “spidizzati” e veniamo reindirizzati nella pagina apposita del nostro provider (verosimilmente “Poste Italiane”, che detiene l’80% delle identità digitali essendo l’unico provider che in fase iniziale offriva lo spid gratuitamente);
  • a questo punto il nostro provider sostanzialmente ci informa che CNOAS ha chiesto di accedere ad alcuni dati per identificarci, il provider ci informa anche quali dei vari dati ha chiesto il sito del CNOAS;
  • se accettiamo (e questa operazione si fa anche con la comoda rilevazione biometrica di molti smartphone) ci ritroviamo finalmente nella nostra area riservata e possiamo procedere con l’interazione dei servizi previsti (inserimento della richiesta del riconoscimento dei crediti per l’attività di tutor a tirocinanti universitari per esempio).

Indipendentemente dall’utilizzo per la piattaforma del CNOAS, lo SPID è un passaggio obbligato per la nostra presente e futura vita online.  Alcuni benefici, come i bonus (quando sono disponibili), sono ottenibili solo se provvisti di SPID in quanto sono su piattaforme governative, idem per iniziative come il cashback ecc. e abbiamo già segnalato la comodità di procedere ad una iscrizione a scuola dei propri figli, alla possibilità di accedere ai servizi sanitari, alla possibilità di controllare la nostra situazione fiscale, fare la dichiarazione dei redditi, consultare la situazione dei versamenti contributivi all’INPS ecc.

Inoltre, va considerato che – a differenza di sistemi come CIE e CNS – lo SPID può essere utilizzato anche tra privati, per aprire un conto corrente on line per esempio, o per l’acquisto on line di particolari categorie di prodotti (farmaceutici per lo più) per i quali la detraibilità fiscale è possibile solo identificandosi come facciamo dal farmacista con la tessera sanitaria.

Il futuro dello SPID è comunque tutt’altro che scontato, a gennaio 2023 era stata annunciata la chiusura della convenzione tra governo e i 12 provider che gestiscono il sistema SPID, a metà anno è poi arrivata una proroga di 24 mesi. Nel momento in cui scriviamo queste note (gennaio 2024) c’è allo studio del governo l’idea di anticipare IT Wallet, il portafoglio europeo che sarà lo standard a partire dal 2026
IT Wallet promette di essere una soluzione definitiva per il sistema delle identità digitali.  Un portafoglio virtuale che si appoggia sull’app IO e nel quale progressivamente convergeranno tessera sanitaria, carta di identità, patente, codice fiscale ecc., ma anche documenti privati quale può essere per esempio il tesserino dell’Ordine.

Anche se forse (e diciamo forse) i nativi digitali, i millennials , la generazione Y troveranno naturale  gestire la loro vita on line, non va dato assolutamente per scontata non tanto e solo la padronanza di cultura digitale (basti pensare alla superficialità con la quale si scelgono e conservano le password), ma anche della più  basilare alfabetizzazione digitale da parte di una larga parte della popolazione.  E questo è un problema.




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