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successivamente all'esame dell'area 4 di psicologia dell'appello di febbraio 2002, riceviamo e pubblichiamo la presente lettera di protesta nella quale si dimostra come in diversi casi si poteva avere più di una risposta corretta. ;-(

Lì, 27.03.2002

Al Preside di Facoltà

Al Tutor dell’Area 4

Al Prof. Fum D.

Università degli Studi di Trieste
Facoltà di Scienze della Formazione
C.d.L. in Servizio Sociale
Via Tigor, 22
34124 Trieste (TS)

Oggetto: Test di esame della sessione di febbraio 2002, area 4.

Con la presente il sottoscritto, n° di matricola XXX, chiede spiegazioni esplicite alle SS.VV. in indirizzo in merito ad alcune domande presenti nel test della sessione di febbraio 2002 dell’area psicologica A4.

Si precisa subito che la causa del ritardo del presente reclamo rispetto alla data dell’esame (21.02.2002) sia da addebitarsi alla tardiva pubblicazione su internet dei risultati dello stesso e della griglia delle domande, avvenuta solo in data 25.03.2002.

Entrando nel merito, la domanda n° 5 cita testualmente:

"Quale delle seguenti asserzioni non si accorda con i risultati ottenuti dalle ricerche incentrate sull’influenza della minoranza?

  1. le minoranze vengono percepite come più sicure di sé rispetto alla maggioranza
  2. anche quando non riescono a ottenere un conformismo pubblico, le minoranze possono conseguire un cambiamento di atteggiamenti in privato
  3. le minoranze unanimi raramente sono inclini a mettere in discussione la propria posizione
  4. le minoranze possono venir percepite come più competenti rispetto alla maggioranza
  5. le minoranze possono portare le maggioranze dalla loro parte se presentano una posizione coerente"

La risposta corretta è indicata nella c., ma riscontriamo come in realtà questa risposta, considerata corretta nel senso che il contenuto non si accorda con le ricerche citate, sia in realtà da considerarsi affine alle ricerche e pertanto da non scegliere come quella giusta.

Possiamo osservare infatti come nel testo d’esame, nel capitolo 18° alla pag. 667, venga scritto che il risultato di molti studi è che "…le minoranze possono portare le maggioranze dalla loro parte se presentano una posizione coerente senza sembrare rigidi, dogmatici o arroganti."

Risulta evidente come il contenuto della risposta c. sia affine semanticamente al contenuto del testo didattico. Infatti se le minoranze sono efficaci (nel senso che, se unanimi, possono portare la maggioranza dalla loro parte) è proprio perché non appaiono rigide e dogmatiche, e pertanto mettono in discussione le loro posizioni.

Si crede pertanto opportuno ritirare la domanda dal test in quanto la risposta indicata come corretta in realtà non lo sia.

Proseguendo nell’esposizione, la domanda n° 25 cita testualmente:

"Secondo la teoria dell’impotenza appresa, apatia e depressione sono provocate da:

  1. frustrazione
  2. aggressività
  3. apprendimento sociale
  4. eventi incontrollabili
  5. ansia"

Nella griglia delle risposte giuste viene indicata come corretta la risposta d.

In questa sede non si vuole tanto affermare che la risposta indicata come corretta non lo sia, anzi. Si sottolinea invece indiscutibilmente come anche la risposta a. sia da considerarsi corretta.

Infatti leggiamo alla pag. 505 del testo base dell’esame, nel capitolo 14° l’apertura del paragrafo "Apatia e depressione": "Anche se una risposta comune alla frustrazione è l’aggressività diretta, la risposta opposta, cioè il ritirarsi e l’apatia, è pure comune. Se le condizioni stressanti continuano e l’individuo non riesce a gestirle, l’apatia può aggravarsi e trasformarsi in depressione."

Per correttezza, continuando a leggere il capitolo del manuale nelle righe immediatamente successive si evidenzia come nella teoria dell’impotenza appresa "…l’avere a che fare con eventi dissuasivi e incontrollabili possa condurre all’apatia e alla depressione."

La risposta d. è da considerarsi pertanto sicuramente corretta. Ma lo è anche la risposta a., in quanto, come appena dimostrato, nello stesso libro, nello stesso capitolo, nello stesso paragrafo e in due capoversi contigui e semanticamente correlati, viene affermato sia che la frustrazione è causa dell’apatia e che la stessa può trasformarsi in depressione, sia che eventi dissuasivi ed incontrollabili possano condurre all’apatia e alla depressione.

Si legge dunque che avere a che fare con eventi dissuasivi possa condurre all’apatia e alla depressione. Cos’altro è in questo contesto la dissuasione se non frustrazione?

Si potrà forse obiettare che nella domanda del test si parla solo della teoria dell’impotenza appresa, ma proseguendo nella lettura del paragrafo "Apatia e depressione" in merito alla citata teoria si potrà facilmente evincere come si parli continuamente di frustrazione legata ad eventi incontrollabili. La frustrazione è fortemente insita nella teoria dell’impotenza appresa.

In ogni caso il fatto che due risposte possano essere considerate corrette nella stessa domanda espone lo studente al disagio di doverne scegliere una a discapito dell’altra (come è successo a tutti i partecipanti alla sessione di febbraio).

Si crede pertanto opportuno o considerare corrette sia la risposta d. che la a. o ritirare la domanda dal test in quanto non chiaramente orientata nei confronti di una sola risposta.

Proseguendo l’analisi, alla domanda n° 30 leggiamo testualmente:

"La tecnica terapeutica consistente nell'esporre la persona fobica alla situazione o all'oggetto che più teme, per un lungo periodo di tempo, senza dargli la possibilità di fuggire viene detta:

  1. desensibilizzazione sistematica
  2. terapia implosiva
  3. decondizionamento
  4. controcondizionamento
  5. esposizione dal vivo"

Si vuole in questa sede constatare che la risposta b. è da considerarsi giustamente corretta, come si evince da ciò che è scritto riguardo alla procedura di flooding (terapia implosiva), ma che la risposta e. non sia da considerarsi errata.

Infatti leggiamo nel capitolo 16°, a pag. 586: "Nell’esposizione dal vivo al cliente viene chiesto di vivere le situazioni reali che producono ansia."

A pag. 587 si scrive, in merito alla procedura di flooding, che: "…consiste nel sottoporre la persona fobica alla situazione o all’oggetto che più teme…"

Si riscontra pertanto una corrispondenza semantica evidente fra le due risposte che porta a considerare, se non corretta, quanto meno non errata la risposta e.

Si crede pertanto opportuno o considerare corrette sia la risposta b. che la e. o ritirare la domanda dal test in quanto non chiaramente orientata nei confronti di una sola risposta.

L’ultima domanda sulla quale mi permetto di sollevare un dubbio di plausibilità, in quanto non era oggettivamente possibile rispondere, è la n° 43, che cita testualmente:

"Quale tra le seguenti affermazioni non è corretta:

  1. nel processo di valutazione di un evento emotigeno sono coinvolte le strutture sottocorticali
  2. nei processi di controllo ed elaborazione delle risposte emotive sono coinvolte le strutture corticali
  3. l’espressione facciale è dipendente dal vissuto emotivo
  4. una lesione all’emisfero destro comporta reazioni di indifferenza o di euforia
  5. una lesione all’emisfero sinistro comporta una reazione depressivo-catastrofica"

Nella griglia delle risposte giuste viene indicata come corretta la risposta c.

In questa sede si vuole dimostrare come in realtà tutte le risposte sono da considerarsi corrette, compresa la c..

Infatti, non riferendosi ad un concetto o ad una teoria in particolare, la risposta in questione è da evincersi in diversi punti del testo base dell’esame, ad esempio nell’11° capitolo, alla pag. 393: "…una quarta componente di un’esperienza emotiva è l’espressione del viso."

Non credo servano considerazioni ulteriori: qui si dice chiaramente che l’espressione del viso (cioè l’espressione facciale) è componente (perciò dipende) di un’esperienza emotiva (cioè un vissuto).

Non è tutto. Leggiamo sempre nel capitolo 11°, alla pag. 406, l’apertura del paragrafo "Espressione ed emozione": "L’espressione facciale che spesso accompagna un’emozione serve chiaramente per comunicare quell’emozione."

Che significa? Il senso di questa affermazione è il seguente: per comunicare il significato di un’emozione si utilizza l’espressione facciale. Detto in altre parole: l’espressione facciale dipende dal vissuto emotivo, cioè se cambia il significato dell’emozione cambia anche l’espressione facciale. Rileggendo la risposta c., considerata "affermazione non corretta", capiremmo che si vuole sostenere che è sbagliato credere che "l’espressione facciale è dipendente dal vissuto emotivo".

Il testo che tutti gli studenti hanno dovuto studiare per sostenere l’esame dice chiaramente il contrario.

Continuiamo a leggere il testo di Atkinson, sempre nel capitolo 11°, alla pag. 409, dove si parla dell’ipotesi del feedback facciale: "…le espressioni del viso, oltre alla loro funzione comunicativa, contribuiscono anche all’esperienza delle emozioni." È impossibile non capire come, se da un lato le espressioni facciali sono un elemento utile al fine di esperire l’emozione (ne dipendono), dall’altro viene dato per principale la loro funzione comunicativa. Cosa comunicano? Comunicano ovviamente emozioni, delle quali sono appunto anche veicolo esperienziale. E se comunicano vissuti emotivi allora ne sono dipendenti, cioè sono per l’appunto il veicolo della loro manifestazione.

Ancora una volta considerare non corretta (perciò la risposta giusta) l’affermazione della risposta c. significa smentire il testo sul quale si è dovuto preparare l’esame in questione.

E non è ancora tutto. A pag. 410 troviamo la sottolineatura più evidente dell’errore insito nella domanda n° 43. Leggiamo testualmente: "Oltre a questi studi che mostrano una connessione diretta fra l’espressione e l’emozione provata, altri esperimenti indicano che le espressioni del viso possono avere un effetto indiretto sull’emozione…".

Orbene, la connessione diretta fra espressione (facciale) ed emozione è a questo punto lapalissiana, ma lo diventa anche la direzione: se le espressioni del viso possono avere un effetto indiretto sulle emozioni significa, simmetricamente, che le emozioni hanno un effetto diretto sulle espressione del viso. O, detta con le parole del test, l’espressione facciale è dipendente dal vissuto emotivo.

In ogni caso mi pare chiaro che il testo d’esame si esprime in maniera evidente a favore della correttezza dell’affermazione contenuta nella risposta c., obbligando pertanto lo studente a non sceglierla come non corretta.

Si crede pertanto opportuno ritirare la domanda dal test in quanto non chiaramente orientata nei confronti di una sola risposta.

Vorrei infine concludere proponendo alcune doverose considerazioni personali.

Credo siano confermate le cifre di un quorum di candidati risultati idonei al test non superiore al 10% sul totale dei partecipanti (circolano voci che indicano nel 4% il quorum effettivo).

È con amarezza che sono costretto ad ammettere che lo strumento del test, così com’è organizzato, sia fortemente penalizzante nei confronti degli studenti. Avere un minuto e venti secondi a disposizione per ogni domanda non consente, in maniera direi assoluta, di considerare le domande con la dovuta attenzione: ci sono spesso doppie negazioni, semanticamente è necessario ricontestualizzare astrattamente il quesito, spesso le risposte non citano esattamente le parole del libro, le risposte hanno sovente differenze molto sottili che confondono anziché chiarire. Nei casi che Vi ho sottoposto addirittura troviamo esempi di nessuna o più risposte corrette (o nessuna sbagliata).

RiconoscendoVi la gestione del test in assoluta autonomia didattica, mi auguro comunque che vogliate accogliere favorevolmente le mie osservazioni, dato che vertono proprio sulla mancata oggettività dello strumento di rilevazione.

Fiducioso in un cortese e positivo riscontro, Vi saluto cordialmente.

 

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