La
libertà non è star sopra un albero
non
è neanche il volo di un moscone
la
libertà non è uno spazio libero
libertà
è partecipazione
Giorgio
Gaber, Libero come un uomo
È
metà maggio e fra pochi giorni finiranno le lezioni anche per quest’anno.
Per
me questi sono gli ultimi giorni di frequenza di tutti e tre gli anni e sono
quindi un’occasione per riflettere un po’ su questa esperienza e fare un
bilancio finale. Ripensando a quando ho iniziato, mi vedo molto cambiato: tre
anni fa un bambino che barcolla in una stanza piena di giochi, curiosando a
destra e sinistra e che si fa affascinare da ogni novità; oggi un ragazzino
ancora gracile che si avventura in una foresta piena di pericoli, con grandi
sogni in testa e un amaro gusto di solitudine nel cuore.
Era
il maggio ’96 quando, con 5 (cinque) compagni di corso (eravamo al 1° anno di
corso, all’epoca) siamo stati a Gaico ad un Campus con altri studenti. Da lì,
pieni di entusiasmo, abbiamo iniziato l’esperienza che si è
"concretizzata" nelL’Incrocio, cercando di creare all’interno del
D.U.S.S. delle occasioni di confronto e di riflessione fra tutti coloro che
fossero interessati, qualcosa che integrasse e andasse al di là dei corsi
proposti dal D.U.S.S. ("formazione alternativa" mi piaceva chiamarla).
Le idee erano belle e tante e qualcosina l’abbiamo anche realizzata (Sportello
Informativo nel 96/97 e 97/98, un incontro con due operatori del Ser.T. di
Villafranca, raccolta di firme per l’Esame di Stato, stesura del Documento
Programmatico del gruppo).
Nel
frattempo proseguiva – molto sconosciuto ai più – il lavoro del
Coordinamento Nazionale ed io mi sono trovato ad essere l’unico contatto fra
gruppo e Coordinamento e a divenire di fatto – benché non fosse previsto dal
Documento Programmatico – l’unico referente-responsabile del gruppo.
Ma
io non sono fatto per essere leader e i miei ideali di democraticità mi
portavano ad essere troppo laissez-faire, mentre il desiderio di
coinvolgere si traduceva in azioni troppo poco autorevoli per essere recepite.
Non
si può combattere per sempre contro i mulini a vento ed è meglio che ognuno
scelga i propri percorsi formativi senza voler coinvolgere gli altri (da un
discorso egoistico "il gruppo come qualcosa che serve a me" ero
passato ad un atteggiamento altruistico "il gruppo come qualcosa che
serva a tutti").
L’esperienza,
credo, finisca così, senza far male a nessuno: con tante idee sparse nel vento,
bei propositi dimenticati, un giornalino senza nome mai pubblicato, tanti 30 e
lode nel libretto, una tesi bella bella da rilegare, un quadernone e quattro
spiccioli nel cassetto di Bressan e un testimone che diventa testamento…
Vittorio
maggio
1998