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di Vittorio Zanon

La libertà non è star sopra un albero

non è neanche il volo di un moscone

la libertà non è uno spazio libero

libertà è partecipazione

Giorgio Gaber, Libero come un uomo

 

È metà maggio e fra pochi giorni finiranno le lezioni anche per quest’anno.

Per me questi sono gli ultimi giorni di frequenza di tutti e tre gli anni e sono quindi un’occasione per riflettere un po’ su questa esperienza e fare un bilancio finale. Ripensando a quando ho iniziato, mi vedo molto cambiato: tre anni fa un bambino che barcolla in una stanza piena di giochi, curiosando a destra e sinistra e che si fa affascinare da ogni novità; oggi un ragazzino ancora gracile che si avventura in una foresta piena di pericoli, con grandi sogni in testa e un amaro gusto di solitudine nel cuore.

Era il maggio ’96 quando, con 5 (cinque) compagni di corso (eravamo al 1° anno di corso, all’epoca) siamo stati a Gaico ad un Campus con altri studenti. Da lì, pieni di entusiasmo, abbiamo iniziato l’esperienza che si è "concretizzata" nelL’Incrocio, cercando di creare all’interno del D.U.S.S. delle occasioni di confronto e di riflessione fra tutti coloro che fossero interessati, qualcosa che integrasse e andasse al di là dei corsi proposti dal D.U.S.S. ("formazione alternativa" mi piaceva chiamarla). Le idee erano belle e tante e qualcosina l’abbiamo anche realizzata (Sportello Informativo nel 96/97 e 97/98, un incontro con due operatori del Ser.T. di Villafranca, raccolta di firme per l’Esame di Stato, stesura del Documento Programmatico del gruppo).

Nel frattempo proseguiva – molto sconosciuto ai più – il lavoro del Coordinamento Nazionale ed io mi sono trovato ad essere l’unico contatto fra gruppo e Coordinamento e a divenire di fatto – benché non fosse previsto dal Documento Programmatico – l’unico referente-responsabile del gruppo.

Ma io non sono fatto per essere leader e i miei ideali di democraticità mi portavano ad essere troppo laissez-faire, mentre il desiderio di coinvolgere si traduceva in azioni troppo poco autorevoli per essere recepite.

Non si può combattere per sempre contro i mulini a vento ed è meglio che ognuno scelga i propri percorsi formativi senza voler coinvolgere gli altri (da un discorso egoistico "il gruppo come qualcosa che serve a me" ero passato ad un atteggiamento altruistico "il gruppo come qualcosa che serva a tutti").

L’esperienza, credo, finisca così, senza far male a nessuno: con tante idee sparse nel vento, bei propositi dimenticati, un giornalino senza nome mai pubblicato, tanti 30 e lode nel libretto, una tesi bella bella da rilegare, un quadernone e quattro spiccioli nel cassetto di Bressan e un testimone che diventa testamento…

 Vittorio

maggio 1998

 

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