di
Francesco Massinelli
Perugia,
12 novembre 1996
Nel
vocabolario si parla di pizzico come un "atto", come una
"quantità di roba ... che si può prendere", "piccola".
Favilla
è "parte minutissima di materia incandescente", "di chi riesce
bene", di "cenere sottile che ricopre la brace". In senso
figurato è "intesa come principio di sentimento". E'
"briciola, minima parte".
Graffiti
è un'esperienza scoppiettante, dalla vitalità che si confronta. E' più di
un piccolo progetto, è un simpatico appassionarsi allo studio dell'assistenza
sociale. Per dirlo con un pensiero colorato non è "rosa: è rosso fuoco,
nero e blu elettrico."
Girando
per le classi della scuola di Perugia abbiamo visto che l'accomodarsi nello
studio è vissuto male. Le persone tendono a spendere più tempo nel ripetere
nozioni piuttosto che elaborarle.
E
questo è triste perché si sviluppa il trenta e lode solitario. Lo conosci?
E'
il trenta e lode che ti serve un momentino e che poi ti lascia la voglia di
prenderne un altro. E' il trenta e lode più lontano da quelle sufficienze che
fanno crescere i bocciati.
Nel
libretto d'iscrizione le bocciature non vengono registrate, sono considerate
più brutte di quei ventidue dati per risparmiare un 18. Questo è un modo dei
docenti per dire di non vivere l'università con ansia d'esame.
Se
hai sete di risultati promuoviti in classe, rifletti il tuo tirocinio, impara
dai professori dell'esperienza, ascolta i dottori che insegnano. La scuola per
assistenti sociali è più ricchezza per chi meglio ci sta, col trenta e lode
solitario sempre in agguato.
Girando
per le scuole d'Italia abbiamo visto che Graffiti è visto come un più (un
dire bravi, fate del bene; un dire grazie, ma questo è troppo).
Dalla
scuola di Verona arriva un segnale carico di forza numerica: "a Bologna
saremo in tanti". Il più di Graffiti è quello che vuol essere Verona.
Il più di Graffiti è quanto di giusto vuoi fare tu. Ha un costo finanziario
inferiore alle occasioni rimpiante.
Graffiti
è staffetta perché rimane fermo in mano a chi corre. Le persone che sono
state in esso con costanza hanno messo i doveri dello studio prima dei piaceri
del gruppo, non sono diventate testimoni di un progetto in corsa.
Graffiti
scalda discorsi alla faccia di chi ti fredda con accampamenti di scuse.
Il
profumo della biro è il sistema metrico decimale di Graffiti. E' un
imprevisto misurato. L'ignoto in Graffiti è sicuro perché non è la persona
che si adatta al gruppo ma il gruppo che si adatta alla persona. Provare per
credere. Gli incostanti del passato di Graffiti sono svogliati fantastici,
presi da chissà quale amore.
La
vicinanza non è l'anima di Graffiti ma una buona condizione per dire
"vado a scuola" sinceramente.
Pensate
a tre classi che scrivono un protocollo d'intesa intitolato "Noi Siamo
Graffiti". Che brutto.
Pensate
a tutte le iscritte che trattano la bacheca da torre di controllo, per
messaggi sensati che vengono e vanno. Non è fantastico?
Graffiti
è una firma di presenza a lettere staccate. Puoi metterci il trattino che
manca, a modo tuo.
Se
sentirai parlare del vestito o dell'armatura dell'assistente sociale ricordati
della maglietta. E' più vicina alla pelle. Viva il gessetto colorato.

la
seguente filastrocca è stata scritta in occasione di una attività del gruppo
Graffiti, attività in cui sono stati lasciati dei gessetti colorati accanto a
quelli bianchi (per le care lavagne)
Pizzico e Favilla
Questa è la
storia di pizzico lesto
che per graffiti
finì in un progetto
Pizzica pizzica
lui ci restò
e di una favilla
s'innamorò.
Lei era fan di
tutto graffiti
L'aveva guardato
insieme ad amici
L'aveva sentito
un poco lontano
ma le piaceva
quel look così strano
Diceva che gente,
ma guarda che fanno
Ci credono
proprio, chissà dove vanno
Pizzico invece
era un tipo duretto
Guardava
distratto, s'impegnava di getto
Graffiti per lui
era una staffetta
per scaldare i
discorsi e la maglietta
Proprio un bel
giorno
davanti a un bel
libro
un profumo
intenso
uscì dalla biro
Pizzico lesto si
girò
e favilla
la bella favilla
notò e rinotò
Lui era preso dal
tanto da fare
Lei da fuori
pensava a studiare
Lui si diceva
Ma guarda che
tipa
pensa che bello
averla vicina
Ma per timidezza
o altro ancora
non una parola
girava per scuola
E così un bel
giorno, pizzico svelto
schioccò una
carezza e divenne di gesso
Favilla chissà
non sorrise
divertita
Imbiancò la
lavagna
e si pulì le
dita
Ma quando vide
scritto
Che gioia, che
gioia
Capì che
Graffiti
Era quello e
altro ancora
Con garbo e
mitezza
invitò le
compagne
a riprendere quel
gesso
e metterlo da
parte
Ma altri erano i
tempi
Nuove le
situazioni
Il gesso di
adesso
è chiaro di
colori