Il
fine principale dell’esame di
Stato non è il semplice superamento delle prove, ma la verifica delle
competenze professionali, nel senso che le prime sono strumento subalterno
alle seconde: i contenuti e le modalità delle prove devono cioè verificare
le competenze professionali e non essere solo la verifica generica di una
certa conoscenza. L’esame di Stato non è quindi un generico “compitino”, ma
da questo deve essere misurabile l’insieme delle competenze possedute; non
si tratta quindi di “sapere” la nozione o il dato, ma di capire “che
competenza specifica viene misurata”. Le competenze, infatti, sono le
capacità esigibili nel lavoro che il professionista deve saper dimostrare;
esse sono inoltre codificate per Legge e rappresentano il “patto” tra la
professione e le organizzazioni sociali interessate, quelle del lavoro e
quelle del mercato.
Le competenze le troviamo codificate sempre nello stesso
D.P.R. 328/2001 all’art.21.
Il particolare le competenze
dell’assistente sociale specialista sono:
a) elaborazione e direzione di programmi nel campo delle politiche e dei
servizi sociali;
b) pianificazione, organizzazione e gestione manageriale nel campo delle
politiche e dei servizi sociali;
c) direzione di servizi che gestiscono interventi complessi nel campo delle
politiche e dei servizi sociali;
d) analisi e valutazione della qualità degli interventi nei servizi e nelle
politiche del servizio sociale;
e) supervisione dell'attività di tirocinio degli studenti dei corsi di
laurea specialistica della classe 57/S - Programmazione e gestione delle
politiche e dei servizi sociali;
f) ricerca sociale e di servizio sociale;
g) attività didattico-formativa connessa alla programmazione e gestione
delle politiche del servizio sociale.
Le
competenze dell’assistente sociale sono invece queste:
a)
attività, con autonomia tecnico-professionale e di giudizio, in tutte le
fasi dell'intervento sociale per la prevenzione, il sostegno e il recupero
di persone, famiglie, gruppi e comunità in situazioni di bisogno e di
disagio, anche promuovendo e gestendo la collaborazione con organizzazioni
di volontariato e del terzo settore;
b)
compiti di gestione, di collaborazione all'organizzazione e alla
programmazione; coordinamento e direzione di interventi specifici nel campo
delle politiche e dei servizi sociali;
c)
attività di informazione e comunicazione nei servizi sociali e sui diritti
degli utenti;
d)
attività didattico formativa connessa al servizio sociale e supervisione del
tirocinio di studenti dei corsi di laurea della classe 6 - Scienze del
servizio sociale;
e)
attività di raccolta ed elaborazione di dati sociali e psicosociali ai fini
di ricerca.
Ne consegue che una buona
commissione deve prima di tutto porsi il compito di stabilire quali
competenze verificare e poi adattare le prove a questa verifica. Su ciò, a
mio parere, si basa un esame di Stato più o meno formale oppure più o
meno efficace. Ogni commissione è quindi libera di stabilire i criteri che
meglio ritiene giusti, è opportuno però, a mio parere, che ogni commissario
rifletta sul senso dell’abilitazione e proponga le competenze che ritiene
utile verificare, anche perché queste devono essere poi tradotte in unico
metodo di valutazione, ad ogni caso chiarito e condiviso da tutta la
commissione.
Personalmente credo sia
importante la verifica di queste competenze:
Per le prove scritte:
-
padroneggiamento della lingua
italiana (chiarezza, correttezza grammaticale e sintattica)
-
comprensione del tema ed
esposizione sintetica;
-
appropriatezza del linguaggio e
della forma;
-
uso del lessico professionale;
-
capacità di analisi critica;
-
conoscenze giuridiche;
-
conoscenza del procedimento
metodologico;
-
appropriatezza delle risposte
(corrispondenza al tema assegnato);
-
consapevolezza del ruolo
professionale;
-
padronanza degli aspetti etici e
deontologici.
Per la prova orale, oltre
alle voci precedenti, andrebbero anche verificate:
-
padroneggiamento della
comunicazione orale;
-
capacità di esposizione sintetica;
-
capacità di comprensione ed
argomentazione conseguente;
-
capacità di ragionamento logico;
-
capacità di pensiero critico;
-
conoscenza del codice
deontologico.
Dette competenze, o
altre che ogni commissione vorrà individuare prima dell’Esame, devono essere
previste prima delle prove e quindi misurate a correzione delle stesse, in
modo da rendere più oggettiva la valutazione. Un’idea potrebbe essere la
predisposizione di una griglia, in cui le stesse competenze vengono scritte
e verificate per gradualità, per esempio “ ottimo, buono, sufficiente,
scarso”, o con uno scaling numerico. Il collega Tasin del Trentino, per
esempio,
espone un sistema di
valutazione del genere.