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esame di stato: cosa significa per la professione

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di Ugo Albano


Per l’assistente sociale italiano è un grande onore essere considerato come professionista nel nostro Ordinamento al pari di altri, è un aspetto della questione che vorrei sottolineare, sia agli studenti che ai colleghi-commissari. Esso significa conferire al candidato lo status di professionista e non più di “semiprofessionista”, come invece era in passato. Il professionista ha una sua dignità ed una sua autonomia, ha una sua autoregolamentazione e propri organismi rappresentativi, ha un suo corpo teorico e si definisce nella società per le sue buone prassi da cui derivano riconoscimento e legittimazione sociali. La professione è insomma un “meta-vestito” che ogni appartenente indossa, in quanto ogni azione singola, agita o subita, assume gli stessi significati nei confronti del gruppo tutto. L’esame di Stato quindi non è l’ennesimo balzello o l’ultimo e formale ostacolo per esercitare la professione, ma rappresenta la “verifica dei requisiti per l’esercizio professionale”. Significa pertanto il vaglio delle competenze per l’accesso alla comunità professionale.

E’ svolto di norma presso le Università, ma è gestito da una Commissione di nomina ministeriale di commissari individuati dall’Ordine regionale di competenza (tranne che per il Presidente, che è scelto direttamente dal Ministero). Chi abilita alla professione, quindi, non è l’Università, ma la comunità professionale della regione sede di esame; non sono i docenti di quella Università, ma i commissari individuati dall’Ordine e semplicemente “sorteggiati” dal Ministero. L’Ordine quindi ha un grande potere, nelle nomine, di influenzare l’esame stesso. In altri Stati l’accesso ad una professione viene addirittura “ritualizzato”, appunto per sottolineare il “divenire parte” di una comunità. In Italia questo accesso, che avviene con l’esame di Stato, viene spesso “svuotato” di significato, “burocratizzato”, banalizzato; andrebbe invece recuperato il senso di questo ingresso, ma ciò è delegato alla volontà, alla sensibilità, ma specialmente alla consapevolezza dei commissari prescelti. Sta a loro quindi rappresentare una comunità professionale, forte, scientifica e  competente, o vendersi come gli svogliati ed anonimi “soggetti” di turno. Sta quindi all’Ordine curare questo indirizzo di significato gestendo le nomine.

 

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