Per l’assistente sociale italiano è
un grande onore essere considerato come professionista nel nostro
Ordinamento al pari di altri, è un aspetto della questione che vorrei
sottolineare, sia agli studenti che ai colleghi-commissari. Esso significa
conferire al candidato lo status di professionista e non più di
“semiprofessionista”, come invece era in passato. Il professionista ha una
sua dignità ed una sua autonomia, ha una sua autoregolamentazione e propri
organismi rappresentativi, ha un suo corpo teorico e si definisce nella
società per le sue buone prassi da cui derivano riconoscimento e
legittimazione sociali. La professione è insomma un “meta-vestito” che ogni
appartenente indossa, in quanto ogni azione singola, agita o subita, assume
gli stessi significati nei confronti del gruppo tutto. L’esame di Stato
quindi non è l’ennesimo balzello o l’ultimo e formale ostacolo per
esercitare la professione, ma rappresenta la “verifica dei requisiti per
l’esercizio professionale”. Significa pertanto il vaglio delle competenze
per l’accesso alla comunità professionale.
E’ svolto di norma presso le
Università, ma è gestito da una Commissione di nomina ministeriale di
commissari individuati dall’Ordine regionale di competenza (tranne che per
il Presidente, che è scelto direttamente dal Ministero). Chi abilita alla
professione, quindi, non è l’Università, ma la comunità professionale della
regione sede di esame; non sono i docenti di quella Università, ma i
commissari individuati dall’Ordine e semplicemente “sorteggiati” dal
Ministero. L’Ordine quindi ha un grande potere, nelle nomine, di influenzare
l’esame stesso. In altri Stati l’accesso ad una professione viene
addirittura “ritualizzato”, appunto per sottolineare il “divenire parte” di
una comunità. In Italia questo accesso, che avviene con l’esame di Stato,
viene spesso “svuotato” di significato, “burocratizzato”, banalizzato;
andrebbe invece recuperato il senso di questo ingresso, ma ciò è delegato
alla volontà, alla sensibilità, ma specialmente alla consapevolezza dei
commissari prescelti. Sta a loro quindi rappresentare una comunità
professionale, forte, scientifica e competente, o vendersi come gli
svogliati ed anonimi “soggetti” di turno. Sta quindi all’Ordine curare
questo indirizzo di significato gestendo le nomine.