Strategico è inoltre il governo del
tempo, consiglio quindi non solo l’orologio sott’occhio, ma specialmente una
strutturazione dei tempi per scrivere, prendendosi quello per trascrivere
con calma in bella copia.
Non scrivete tanto, ma semplicemente
quello che vi viene richiesto, certo in una forma ricca, ma non prolissa (e
noiosa per i commissari). Scrivete quindi in modo leggibile: considerate che
il tema deve essere letto da cinque persone, non tutte queste sono avezze a
“tradurre geroglifici”.
Quel che si aspetta la commissione
non è il “bel temino”, ma la dimostrazione delle competenze professionali.
Fate quindi sempre riferimento al processo metodologico e alle sue fasi,
oppure affrontate temi di politica sociale con equilibrio e personalità,
riducendo al minimo i discorsi ridondanti masticati durante il corso o,
peggio ancora, la solita retorica generalista sul welfare mai precisa o
contestualizzata sulla realtà.
Un ultimo consiglio, del tutto
personale: considerate l’esame di Stato (come ogni successiva esperienza di
selezione) come un momento ufficiale della vostra vita, abbiate cura
pertanto del vostro abbigliamento e della vostra apparenza, che nelle prove
– specie quella orale – un peso può averlo. Evitate estremizzazioni di
eleganza (con ipertrucchi, pellicce, collane e simili) e di sciatteria (
vestiti casual, tute sportive, “iperscollamenti” o un aspetto non curato);
mantenete piuttosto un aspetto sobrio, semplice, perché chi vi valuta deve
conoscere voi e le vostre competenze, non essere influenzato dal vostro
aspetto esteriore, che pure comunica la vostra persona e che, in quanto
tale, può pure travisarla.