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raccolta - Carmelina Fiore - relazione di tirocinio

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formazione permanente

 

titolo

valutazione del tirocinio di 2°anno

autore

Carmelina Fiore - disponibile ad essere contattata via e-mail

sede e anno

UNICAL (Arcavacata), LSSS - 2002/03


1) DESCRIZIONE ANALITICA DELLE ATTIVITA' DI LAVORO SVOLTE:
L'attività da me svolta presso l' A.S. n°1 di Paola mi ha permesso di stare
a contatto con professionisti del settore socio-sanitario e grazie alla loro
supervisione mi è stato possibile osservare nel concreto problematiche di
natura sociale, psichica ed organica concernenti alunni in situazione di
handicap nella scuola. La scelta di assegnarmi un supervisore è stata
fondamentale poiché grazie a tale figura ho potuto approcciarmi ai diversi
casi con una conoscenza a priori della situazione: infatti questi, ogni
volta che si programmava un incontro con un utente, provvedeva ad informarmi
in linea generale del problema  connesso al soggetto; in tal modo nel corso
della conversazione potevo farmi un'idea generale dei progressi o dei
regressi avvenuti.
Il primo giorno io e le mie colleghe abbiamo conosciuto il supervisore  cui
eravamo state assegnate: questi ci fatto conoscere anche gli altri operatori
della struttura e ci  ha spiegato i loro compiti; ci ha presentato in lineee
generali l'attività dell'assistente sociale mostrandoci come è organizzato
il lavoro all'interno della struttura: c'e' uno schedario in cui sono
contenute delle cartelle divise per categorie tra alunni di scuola
elementare, media, superiore, in cui vengono raccolte le informazioni su
ogni singolo caso sulla base delle osservazioni, oltre che dell'equipe,
anche della scuola.
Ci è stata mostrata la normativa di riferimento dell'Ente e quella più
generale del lavoro sociale.
Abbiamo appreso che la struttura cui siamo state assegnate si occupa di
curare alunni in situazione di handicap, con difficoltà di apprendimento,
capacità di relazione, disadattamento socio-familiare.
Ci è stato spiegato infine che gli interventi si svolgono in èquipe composte
da assistenti sociali, psicologi e neuro-psichiatri infantili perché le
problematiche di cui ci si occupa spesso derivano da più fattori di natura
diversa per cui è necessario intervenire in maniera mirata.
Per ogni caso trattato ci è stato chiesto di mantenere il segreto
professionale poiché ogni soggetto che entra in contatto con l'ente ha
comunque diritto alla privacy e dunque tutti coloro che collaborano con la
struttura debbono agire per evitare che tale diritto venga leso.
Nel pomeriggio era stato programmato un incontro con la madre di un alunno e
la direttrice del 1° circolo didattico, ma la donna non si presentò; mi fu
poi spiegato che non era la prima volta che la madre mancava ad una riunione
e mi fu detto che il figlio ha un lieve handicap di apprendimento, il suo
problema però affonda le radici in una situazione più complessa poiché oltre
a difficoltà economiche si aggiunge il fatto che i suoi genitori hanno dei
problemi coniugali. Nel corso del tirocinio abbiamo poi avuto modo di
recarci nella scuola in cui il ragazzo studia attualmente, lì ho avuto modo
di osservarlo
nei suoi comportamenti e di conoscere l'insegnante di sostegno della scuola
che si occupa di questo e di altri casi simili.
Nei giorni successivi io e la mia collega ci siamo dedicate allo studio
delle cartelle di alcuni casi (tra cui quello di una ragazza down di cui
dirò più avanti); abbiamo così avuto modo di familiarizzare con i metodi di
analisi utilizzati; oltre alla "diagnosi funzionale", al "profilo dinamico
funzionale" ed al "piano educativo individualizzato" in alcune cartelle
abbiamo notato la presenza di relazioni sociali e di alcuni tests
psicologici volti a valutare le competenze intellettive del soggetto, tra
questi vi sono il "test di Quiros"  e la "scala di intelligenza Standford-
Binet": quest'ultimo in particolare prevede una serie di prove il cui grado
di difficoltà è in relazione all'età del soggetto.Viene calcolato, quindi,
il QI della persona, ottenuto dal rapporto tra l' "età mentale" (EM:
valutata sulla base del numero di prove superate, ovvero l'età equivalente a
quella dei bambini normali di cui il soggetto aveva eguagliato il
rendimento) e l' "età cronologica" (EC).




2) VERIFICA DEGLI OBIETTIVI FORMATIVI RAGGIUNTI:
In particolare la struttura in cui siamo state collocate si avvale di un
lavoro di èquipe ripartito tra cinque assistenti sociali e due psicologhe: i
primi hanno il compito di pianificare processi d'aiuto per la prevenzione,
il sostegno ed il recupero di persone, famiglie in situazioni di bisogno e
di disagio; per far ciò studiano l'ambiente socio-familiare in cui è
cresciuto e vive il bambino valutandone le eventuali influenze negative e
devianti sullo sviluppo della sua personalità.
I secondi hanno invece il compito di studiare il soggetto sotto il profilo
psicologico per accertarsi del suo livello di efficienza psichica generale.

Il lavoro dell'assistente sociale si articola in:

Ø rapporti coi genitori e rete primaria, colloqui in ufficio, domiciliari,
consulenze sociali ed assistenziali per individuare gli interventi
necessari, interventi d'informazione, segnalazioni e collegamenti con altri
servizi e strutture territoriali ;ci si avvale di: colloqui in ufficio,
visite domiciliari, consulenze socio-assistenziali.
Ø rapporti con le strutture scolastiche, contatti e colloqui continui con il
corpo docente, dirigenti scolastici, partecipazione ai momenti collegiali ed
ai gruppi "H".
Ø rapporti con l'autorità giudiziale per affidi, adozioni, segnalazioni per
la tutela del minore.

Il piano di lavoro sul singolo caso consiste principalmente in :
- analisi della situazione:studio del caso evidenziato, valutazione della
situazione, fissazione degli obiettivi;
- valutazione operativa: trattamento coordinato con gli altri operatori
dell'équipe e dei servizi sociali del territorio ;
- verifica e valutazione del processo d'aiuto .

L' esigenza di coordinare un lavoro di èquipe sul territorio nasce dalla
consapevolezza che una situazione di disadattamento può nascere da più
fattori tra loro interagenti dunque ogni intervento volto al recupero del
bambino deve essere coerentemente poli-prospettivo; il parere di ciascun
esperto deve essere poi sintetizzato fornendo così una valutazione profonda
del caso sulla base deela quale si potrà agire in maniera mirata.
Affinché l'equipe funzioni è necessario che sia  composta da operatori tutti
di pari grado, con eguali spazi d'intervento e d'espressione, nel rispetto
del livello d'autonomia decisionale d'ogni professionalità.

In ambito scolastico il servizio svolge funzioni di:
- intervento socio-psico-pedagogico nella scuola primaria e secondaria per
l'individuazione delle problematiche scolastiche socio-educative,
dispersione e abbandono scolastico, disadattamento dovuto a problematiche
socio-familiare, soggetti in situazione di handicap,
- progetta interventi a favore di soggetti in situazione di handicap,
- interventi di consulenza professionale per insegnanti e genitori,
- orientamento scolastico,
- svolge attività di studio, didattica, corsi d'aggiornamento sulle
problematiche dell'età evolutiva, in        collaborazione con le strutture
scolastiche,
- interviene nella prevenzione del disagio minorile e cura varie fasi
dell'età evolutiva,
- svolge di concerto con le altre figure professionali funzione di raccordo
con l'autorità giudiziaria (Procura e Tribunale minorile) e con gli altri
organismi interessati alle problematiche giovanili,
- partecipazione a progetti socio-educativi, ecc., formulati dagli Enti
territoriali.

Per i soggetti in situazione di handicap l'èquipe socio-psico-pedagogica
procede attraverso le seguenti attività:

Ø Stesura Diagnosi Funzionale per l'individuazione e certificazione
dell'handicap .
Ø Stesura Profilo Dinamico-Funzionale comprendente le linee di
programmazione, gli obiettivi generali di sviluppo, gli obiettivi adattati
dai programmi svolti in classe e le dimensioni psicologiche e di relazione
(équipe, docenti, genitori) .
Ø Stesura Piano Educativo Individualizzato che indica i mezzi e modalità
d'applicazione comprendenti l'analisi delle risorse, la scelta dei
contenuti, metodi, materiali, organizzazione del tempo/scuola e gli
strumenti di verifica .
Ø Partecipazione con cadenze fisse alle programmazioni collegiali di tutte
le attività per i progetti d'intervento individualizzato (gruppo "H").

D.F.(diagnosi funzionale)- P.D.F.(profilo dinamico funzionale)- P.E.I.(piano
educativo individualizzato) sono i metodi  utilizzati per l'analisi di tali
situazioni, vengono stilati con cadenza fissa e sono di volta in volta
inseriti nella cartella dell'utente; questi tre criteri vengono redatti in
successione perché ciascuno ha finalità e tempi diversi: la diagnosi
funzionale descrive lo stato psico-fisico dell'alunno al momento in cui
accede alla struttura sanitaria pertanto si articola in una anamnesi
fisiologica e patologica prossima e remota del soggetto (vaccinazioni,
malattie, interventi chirurgici, programmi terapeutici in atto ecc.) ed in
una diagnosi clinica, redatta dal medico specialista nella patologia
segnalata, comprende eziologia, conseguenze funzionali dell'infermità,
previsione dell'evoluzione naturale della malattia. Tiene conto delle
potenzialità registrabili a livello: cognitivo, affettivo-relazionale,
linguistico, sensoriale, motorio-prassico, neuropsicologico, di autonomia
personale e sociale.
Il profilo dinamico funzionale viene redatto dall'èquipe in collaborazione
con i docenti e gli insegnanti di sostegno, dopo un primo periodo di
inserimento scolastico del soggetto. Comprende una descrizione  delle
difficoltà funzionali che l'alunno incontra nelle diverse attività, ed un'
analisi dello sviluppo potenziale a breve (6 mesi) ed a lungo termine (2
anni) dei livelli: cognitivo, affettivo-relazionale, comunicazionale,
linguistico, sensoriale, motorio-prassico, neuropsicologico, di autonomia
personale e sociale, di apprendimento. Viene aggiornato a conclusione della
scuola materna, elementare, media e durante il corso di istruzione
secondaria superiore.
Il profilo educativo individualizzato è redatto congiuntamente dagli
operatori socio-sanitari e docenti  curriculari e di sostegno ed in
collaborazione con i genitori; esso infatti è volto ad offrire una sintesi
coerente dei pareri degli esperti cui il caso è stato affidato che possa
fornire alla fine un piano educativo correlato alle disabilità dell'alunno,
alle sue difficoltà ed alle sue potenzialità.

Ogni intervento deve essere correlato da VERIFICHE  volte a constatare il
mantenimento degli obiettivi raggiunti e l'influenza esercitata dall'
ambiente scolastico sull'alunno; debbono avvenire possibilmente con
frequenza trimestrale ma qualora si presentino ulteriori difficoltà possono
essere effettuate al di fuori del periodo previsto; gli esiti delle
verifiche devono confluire nel PEI.

La normativa di riferimento del servizio principalmente è composta da:

_D.P.R. 24/94: disciplina i compiti delle unità sanitarie in relazione alla
predisposizione della diagnosi funzionale, del profilo dinamico funzionale e
del P.E.I.

_L.104/92: legge quadro per l'assistenza e l'integrazione sociale delle
persone handicappate; in particolare l'art.12 la costituzione di un'Unità
Multidisciplinare dell'A.S. che ha la funzione di individuare l'handicap ed
alla quale è assegnato il compito di redarre la diagnosi funzionale.

_ L.R. n° 57/90: stabilisce funzioni e competenze delle regioni e dei comuni
in merito al coordinamento dei servizi socio-psico-pedagogici sul territorio
calabrese.
Infatti l' équipe opera nella scuola primaria e secondaria dagli anni
scolastici 1984/85, prima a regime di convenzione con i Comuni, con la L.R.
2/97 gli operatori acquistano dipendenza giuridica con la Regione Calabria,
e sono contestualmente utilizzati funzionalmente, per i servizi della L.R.
5/87, da parte delle A.S. territoriali.

L'area di competenza dell'azienda sanitaria n° 1 di Paola è organizzata in
tre distretti:

        distretto 1: PRAIA - SCALEA
        distretto 2: CETRARO - PAOLA
        distretto 3: AMANTEA
In particolare nel distretto 2 rientrano i comuni di: Bonifati, Sangineto,
Acquappesa, Cetraro, G.Piemontese, Fuscaldo, Paola, S.Lucido, Falconara
Albanese
L'azienda sanitaria comprende in tutto trentatre comuni, ubicati
prevalentemente sulla fascia costiera, di cui Paola è quello con un numero
di popolazione maggiore.
L'èquipe socio-psico-pedagogica del distretto 2 è composta dai seguenti
operatori:
- Paola: 5 assistenti sociali e 2 psicologhe;
- Fuscaldo: 2 assistenti sociali ed un pedagogista;
- S.Lucido: una psicologa;
Appare chiaro a questo punto che gli interventi dell'èquipe
multidisciplinare vengono attivati sulla base di un programma concordato tra
i diversi enti quali:
Ø Scuola : organizza ed eroga interventi educativi e didattici attraverso la
promozione di docenti    di sostegno, la partecipazione del personale di
insegnamento a gruppi "H" , la collaborazione per la redazione del PDF e del
PEI. Dal coordinamento di tali attività si determina una formazione
scolastica ed extrascolastica.
Ø Le A.S.L. organizzano ed erogano interventi socio-sanitari di tipo
riabilitativo e terapeutico e relazionano le loro osservazioni attraverso
DF, PDF, PEI. Tali attività si realizzano attraverso una corretta formazione
medico-psico-pedagogica.
Ø Gli enti locali organizzano ed erogano interventi sociali a livello
territoriale tramite attività logistiche, assistenziali ed extrascolastiche
volte a definire dei progetti-obiettivo.
Per la realizzazione di tali obiettivi è necessaria una formazione comune
degli operatori volta a favorire la conoscenza dei compiti e delle attività
svolte da ciascun gruppo all'interno della "rete" sociale.



. Ambiti di vita degli utenti e sistemi relazionali in cui sono inseriti

Grazie all'esperienza nell'èquipe ho avuto la possibilità di conoscere anche
gli ambiti di vita degli utenti: ciò mi ha dato modo di ampliare la
comprensione della situazione poiché ho potuto confrontare le informazioni
apprese con la realtà; talvolta non mi è stato difficile immaginare il
disagio che poteva provare un bambino che viveva in una famiglia in cui alle
gravi difficoltà economiche si aggiungeva un cattivo rapporto tra i
genitori, di conseguenza mi sembrava quasi lecito che talvolta alcuni
ragazzi cercassero di attirare la nostra attenzione convincendoci di non
essere ben voluti: in particolare mi riferisco al caso di un bambino delle
scuole medie di cui avevamo già analizzato la cartella e nella quale avevamo
notato che i genitori del ragazzo si erano trasferiti ormai da tempo dalla
Germania qui in Italia. Quello che più mi ha colpito è stato il fatto che
quando siamo andati nella sua scuola, per discutere di un altro caso, con
lui c'era anche la sua insegnante di sostegno; l'incontro è avvenuto nella
classe in cui la donna insegna durante una lezione: ad un certo punto il
ragazzo si alzò con molta naturalezza e venne verso me e la mia collega
dicendoci che lui stava partendo perché il padre aveva deciso che sarebbero
tornati in Germania; l'insegnante lo interruppe dicendogli che lei non ne
sapeva nulla e lui ribadì ciò che aveva appena detto aggiungendo che tanto
qui in Italia non aveva amici, l'insegnante allora si rivolse verso la
classe, dopo aver capito che quello era solo un modo per attirare l'
attenzione dei suoi compagni e la nostra, e chiese agli altri di dire che
quello che lui pensava non era vero.
Questo episodio per me è stato uno dei più coinvolgenti perché mi è sembrato
quasi di sentire il disagio che il ragazzo poteva provare nel vivere in una
famiglia che non gli prestava probabilmente le dovute attenzioni ed è stato
particolarmente significativo, secondo me, in quel momento l'atteggiamento
quasi materno dell'insegnante che lo ha aiutato, anche se solo
temporaneamente, a superare la paura di essere solo.
Un caso che ha suscitato ancora di più la mia attenzione è quello di un
bambino con gravi difficoltà a livello motorio ed intellettivo di cui,
contrariamente a quello precedente, non avevo visionato la cartella e dunque
non sapevo nulla perciò è comprensibile il mio disagio iniziale nel trovarmi
di fronte ad un bambino la cui sofferenza era evidente già all'esterno vista
la sua incapacità sia nel parlare che nel muoversi. Assieme alla psicologa
dell'èquipe ci siamo recati nella scuola del ragazzo per sottoporlo a dei
tests psicologici (nei confronti dei quali mostrò una particolare
resistenza). Alla fine del "colloquio"arrivò anche la madre del bambino la
quale, dopo una breve conversazione apprese che sarebbe stato opportuno
collocare il figlio in una struttura di sostegno a Reggio Calabria; la
reazione della donna fu di immediato rifiuto poiché ella sosteneva che il
semplice supporto dell' insegnante sarebbe stato sufficiente, ci spiegò
inoltre che era molto affezionata al figlio e che quindi non sopportava l'
idea che stesse lontano da casa. Era chiaro dunque un eccessivo
atteggiamento protettivo da parte della donna la quale però non si rendeva
conto che così facendo avrebbe tolto al figlio la possibilità di colmare le
proprie deficienze.

. Studio di problemi/casi specifici
Durante la visione delle cartelle c'e'stato un caso in particolare  che ha
suscitato la nostra attenzione e che abbiamo poi avuto modo di approfondire
in maniera particolare: si tratta di una ragazza down di sedici anni che
frequenta la terza media e che quest'anno dovrebbe sostenere gli esami per
conseguire la licenza.
Dalla diagnosi funzionale emerge che la bambina ha grosse difficoltà
generate principalmente da una forte emotività che le impedisce di
sviluppare a pieno le proprie capacità, mostra inoltre una scarsa capacità
di integrazione delle competenze acquisite durante la sua carriera
scolastica.
A livello affettivo-relazionale mostra notevoli difficoltà nel comunicare
con gli altri ed ha una bassa autostima, le potenzialità individuate
riguardano la possibilità, attraverso un sostegno valido, di stimolare la
stima di sé della ragazza e di favorirne l'interazione con il gruppo-classe.
A livello di linguaggio non presenta grosse difficoltà poiché è in grado di
produrre e comprendere codici semplici anche se rifiuta l'ascolto e
predilige l'utilizzo di linguaggi figurativi stereotipati.
A livello motorio invece mostra notevole impaccio ed ha una potenzialità di
sviluppo mediocre;
mostra deficit attentivi, mnestici, e di organizzazione spazio-temporale la
cui principale causa è il blocco affettivo- emotivo che la caratterizza.
Per quanto concerne l'autonomia personale, si dimostra in grado di eseguire
semplici consegne, mentre a livello sociale non è interessata agli stimoli
della realtà e sono persistenti continui soliloqui.
 Dalla diagnosi clinica si rileva che la ragazza mostra una sindrome di Down
con disarmonia evolutiva che comporta un ritardo a livello cognitivo e forti
turbe affettivo-relazionali.
Vista la gravità del caso, l'èquipe ha richiesto una deroga a rapporto
uno-uno poiché tale tipo di handicap necessità di un intervento di tipo
individuale, impostando sia un intervento sociale che psicologico
Successivamente abbiamo avuto la possibilità di prendere parte ad un
incontro tra insegnante di sostegno, assistente sociale e la psicologa; la
docente di servizio ha mostrato all'èquipe  i progressi della ragazza
mettendo in evidenza che, in particolare, ha imparato a leggere l'orologio
seppur limitandosi a memorizzare le ore e non i minuti ed in parte ha
superato la forte emotività che la caratterizzava acquistando maggiore
autonomia.
Mostra inoltre abilità per la musica e l'armonia ed in particolare ha
interesse per il pianoforte: gli interventi sono mirati a potenziare questa
sua capacità.
Durante questo incontro il problema affrontato riguarda la possibilità di
far sostenere alla ragazza gli esami di terza media con prove equipollenti:
quest'ultime sono approvate e legittimate da parte della scuola sulla base
della legge 104/92 che indica così quelle prove finali rapportate alle
potenzialità dell'alunno ed in riferimento al PEI.
La psicologa, l'insegnante e l'assistente sociale sono concordi nell'optare
per questa soluzione, comunque la preside a riguardo ha espresso perplessità
poiché ritiene che la ragazza non abbia ancora raggiunto i requisiti idonei
per affrontare l'esame finale.
L'assistente sociale, data la discordanza di vedute, propone un gruppo "H"
con la presenza dei genitori, da programmare per la chiusura del 2°
quadrimestre, così da individuare, alla luce di ogni apporto professionale,
la programmazione possibile.

3) VALUTAZIONI CRITICHE
Credo di poter affermare di avere avuto un buon inserimento all'interno del
servizio sicuramente grazie al rapporto di collaborazione e di supporto che
l'intera èquipe ha stabilito con me; in particolare il supervisore e stata
una figura importante per la mia integrazione poiché mi ha affiancato in
ogni situazione affrontata illustrandomi in maniera precisa i casi che di
volta in volta ci accingevamo ad esaminare o tramite la semplice visione
delle cartelle o tramite la diretta conoscenza degli utenti.
Al supervisore assegnatomi sono state affidate altre due tirocinanti con le
quali ho vissuto e condiviso le stesse esperienze e spesso mi è capitato di
comparare le mie opinioni con loro in relazione ad alcuni casi trattati.
 Per quanto concerne le possibilità di relazione con l'utenza di rado siamo
riusciti a confrontarci direttamente con gli utenti, invece sono stati
frequenti gli incontri con insegnanti e psicologi, assistenti sociali.
Dedicavamo all'attività di tirocinio due giorni a settimana  per un totale
complessivo di sedici ore.
Ho trascorso nell'Ente due mesi durante i quali ho totalizzato centoventotto
ore.

4) AUTOVALUTAZIONE
L'esperienza da me affrontata nell'èquipe socio-psico-pedagogica è stata
interessante principalmente perché ho avuto così modo di constatare nella
pratica molti concetti che fino ad ora avevamo solo studiato sui libri: ho
visto come avviene il contatto dell'utente con l'Ente, come l'operatore
agisce professionalmente per risolvere situazioni di bisogno mettendo in
pratica diverse soluzioni a seconda dei casi affrontati, ho assistito più
volte a confronti tra l'èquipe e le altre istituzioni (famiglia , scuola) ed
ho compreso come funziona il lavoro di concertazione svolto dagli organi del
servizio.
Inoltre sono stata particolarmente coinvolta da alcune esperienze fatte in
relazione con l'utenza grazie alle quali ho compreso la gravità e la
complessità di molte situazioni e dunque la necessità di trattare con
particolare cura e pazienza i casi più difficili. Inoltre ho compreso l'
agire professionale dell'assistente sociale nell'ambito del servizio.
Ne ho infine concluso che l'intervento dell'Ente non sempre può risolvere
una situazione di bisogno in maniera definitiva poiché i problemi derivano
da molteplici cause, ma grazie ad un progetto di aiuto efficace e mirato è
possibile sostenere molte famiglie aiutandole ad inserirsi nel tessuto
sociale nella maniera più naturale possibile ed intervenendo, in
particolare, su minori con difficoltà al fine di evitare che in futuro
abbiano problemi di interazione e di adattamento nella vita normale.
Lo sforzo dell'èquipe in questi casi è particolarmente gravoso poiché si
agisce per operare un possibile cambiamento che però la maggior parte delle
volte richiede tempi lunghi e grande impegno da parte di entrambi.
Durante la mia esperienza inoltre ho valutato l'importanza delle attività di
verifica che permettono all'operatore di rendersi conto del grado di
validità del progetto d'intervento, è un controllo continuo teso ad
assicurare agli utenti interventi mirati e professionalmente competenti.

 

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