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1) DESCRIZIONE ANALITICA DELLE ATTIVITA' DI LAVORO SVOLTE:
L'attività da me svolta presso l' A.S. n°1 di Paola mi ha permesso di
stare
a contatto con professionisti del settore socio-sanitario e grazie alla
loro
supervisione mi è stato possibile osservare nel concreto problematiche
di
natura sociale, psichica ed organica concernenti alunni in situazione di
handicap nella scuola. La scelta di assegnarmi un supervisore è stata
fondamentale poiché grazie a tale figura ho potuto approcciarmi ai
diversi
casi con una conoscenza a priori della situazione: infatti questi, ogni
volta che si programmava un incontro con un utente, provvedeva ad
informarmi
in linea generale del problema connesso al soggetto; in tal modo
nel corso
della conversazione potevo farmi un'idea generale dei progressi o dei
regressi avvenuti.
Il primo giorno io e le mie colleghe abbiamo conosciuto il supervisore
cui
eravamo state assegnate: questi ci fatto conoscere anche gli altri
operatori
della struttura e ci ha spiegato i loro compiti; ci ha presentato
in lineee
generali l'attività dell'assistente sociale mostrandoci come è
organizzato
il lavoro all'interno della struttura: c'e' uno schedario in cui sono
contenute delle cartelle divise per categorie tra alunni di scuola
elementare, media, superiore, in cui vengono raccolte le informazioni su
ogni singolo caso sulla base delle osservazioni, oltre che dell'equipe,
anche della scuola.
Ci è stata mostrata la normativa di riferimento dell'Ente e quella più
generale del lavoro sociale.
Abbiamo appreso che la struttura cui siamo state assegnate si occupa di
curare alunni in situazione di handicap, con difficoltà di
apprendimento,
capacità di relazione, disadattamento socio-familiare.
Ci è stato spiegato infine che gli interventi si svolgono in èquipe
composte
da assistenti sociali, psicologi e neuro-psichiatri infantili perché le
problematiche di cui ci si occupa spesso derivano da più fattori di
natura
diversa per cui è necessario intervenire in maniera mirata.
Per ogni caso trattato ci è stato chiesto di mantenere il segreto
professionale poiché ogni soggetto che entra in contatto con l'ente ha
comunque diritto alla privacy e dunque tutti coloro che collaborano con
la
struttura debbono agire per evitare che tale diritto venga leso.
Nel pomeriggio era stato programmato un incontro con la madre di un
alunno e
la direttrice del 1° circolo didattico, ma la donna non si presentò;
mi fu
poi spiegato che non era la prima volta che la madre mancava ad una
riunione
e mi fu detto che il figlio ha un lieve handicap di apprendimento, il
suo
problema però affonda le radici in una situazione più complessa poiché
oltre
a difficoltà economiche si aggiunge il fatto che i suoi genitori hanno
dei
problemi coniugali. Nel corso del tirocinio abbiamo poi avuto modo di
recarci nella scuola in cui il ragazzo studia attualmente, lì ho avuto
modo
di osservarlo
nei suoi comportamenti e di conoscere l'insegnante di sostegno della
scuola
che si occupa di questo e di altri casi simili.
Nei giorni successivi io e la mia collega ci siamo dedicate allo studio
delle cartelle di alcuni casi (tra cui quello di una ragazza down di cui
dirò più avanti); abbiamo così avuto modo di familiarizzare con i
metodi di
analisi utilizzati; oltre alla "diagnosi funzionale", al
"profilo dinamico
funzionale" ed al "piano educativo individualizzato" in
alcune cartelle
abbiamo notato la presenza di relazioni sociali e di alcuni tests
psicologici volti a valutare le competenze intellettive del soggetto,
tra
questi vi sono il "test di Quiros" e la "scala di
intelligenza Standford-
Binet": quest'ultimo in particolare prevede una serie di prove il
cui grado
di difficoltà è in relazione all'età del soggetto.Viene calcolato,
quindi,
il QI della persona, ottenuto dal rapporto tra l' "età
mentale" (EM:
valutata sulla base del numero di prove superate, ovvero l'età
equivalente a
quella dei bambini normali di cui il soggetto aveva eguagliato il
rendimento) e l' "età cronologica" (EC).
2) VERIFICA DEGLI OBIETTIVI FORMATIVI RAGGIUNTI:
In particolare la struttura in cui siamo state collocate si avvale di un
lavoro di èquipe ripartito tra cinque assistenti sociali e due
psicologhe: i
primi hanno il compito di pianificare processi d'aiuto per la
prevenzione,
il sostegno ed il recupero di persone, famiglie in situazioni di bisogno
e
di disagio; per far ciò studiano l'ambiente socio-familiare in cui è
cresciuto e vive il bambino valutandone le eventuali influenze negative
e
devianti sullo sviluppo della sua personalità.
I secondi hanno invece il compito di studiare il soggetto sotto il
profilo
psicologico per accertarsi del suo livello di efficienza psichica
generale.
Il lavoro dell'assistente sociale si articola in:
Ø rapporti coi genitori e rete primaria, colloqui in ufficio,
domiciliari,
consulenze sociali ed assistenziali per individuare gli interventi
necessari, interventi d'informazione, segnalazioni e collegamenti con
altri
servizi e strutture territoriali ;ci si avvale di: colloqui in ufficio,
visite domiciliari, consulenze socio-assistenziali.
Ø rapporti con le strutture scolastiche, contatti e colloqui continui
con il
corpo docente, dirigenti scolastici, partecipazione ai momenti
collegiali ed
ai gruppi "H".
Ø rapporti con l'autorità giudiziale per affidi, adozioni,
segnalazioni per
la tutela del minore.
Il piano di lavoro sul singolo caso consiste principalmente in :
- analisi della situazione:studio del caso evidenziato, valutazione
della
situazione, fissazione degli obiettivi;
- valutazione operativa: trattamento coordinato con gli altri operatori
dell'équipe e dei servizi sociali del territorio ;
- verifica e valutazione del processo d'aiuto .
L' esigenza di coordinare un lavoro di èquipe sul territorio nasce
dalla
consapevolezza che una situazione di disadattamento può nascere da più
fattori tra loro interagenti dunque ogni intervento volto al recupero
del
bambino deve essere coerentemente poli-prospettivo; il parere di ciascun
esperto deve essere poi sintetizzato fornendo così una valutazione
profonda
del caso sulla base deela quale si potrà agire in maniera mirata.
Affinché l'equipe funzioni è necessario che sia composta da
operatori tutti
di pari grado, con eguali spazi d'intervento e d'espressione, nel
rispetto
del livello d'autonomia decisionale d'ogni professionalità.
In ambito scolastico il servizio svolge funzioni di:
- intervento socio-psico-pedagogico nella scuola primaria e secondaria
per
l'individuazione delle problematiche scolastiche socio-educative,
dispersione e abbandono scolastico, disadattamento dovuto a
problematiche
socio-familiare, soggetti in situazione di handicap,
- progetta interventi a favore di soggetti in situazione di handicap,
- interventi di consulenza professionale per insegnanti e genitori,
- orientamento scolastico,
- svolge attività di studio, didattica, corsi d'aggiornamento sulle
problematiche dell'età evolutiva, in
collaborazione con le strutture
scolastiche,
- interviene nella prevenzione del disagio minorile e cura varie fasi
dell'età evolutiva,
- svolge di concerto con le altre figure professionali funzione di
raccordo
con l'autorità giudiziaria (Procura e Tribunale minorile) e con gli
altri
organismi interessati alle problematiche giovanili,
- partecipazione a progetti socio-educativi, ecc., formulati dagli Enti
territoriali.
Per i soggetti in situazione di handicap l'èquipe
socio-psico-pedagogica
procede attraverso le seguenti attività:
Ø Stesura Diagnosi Funzionale per l'individuazione e certificazione
dell'handicap .
Ø Stesura Profilo Dinamico-Funzionale comprendente le linee di
programmazione, gli obiettivi generali di sviluppo, gli obiettivi
adattati
dai programmi svolti in classe e le dimensioni psicologiche e di
relazione
(équipe, docenti, genitori) .
Ø Stesura Piano Educativo Individualizzato che indica i mezzi e modalità
d'applicazione comprendenti l'analisi delle risorse, la scelta dei
contenuti, metodi, materiali, organizzazione del tempo/scuola e gli
strumenti di verifica .
Ø Partecipazione con cadenze fisse alle programmazioni collegiali di
tutte
le attività per i progetti d'intervento individualizzato (gruppo
"H").
D.F.(diagnosi funzionale)- P.D.F.(profilo dinamico funzionale)- P.E.I.(piano
educativo individualizzato) sono i metodi utilizzati per l'analisi
di tali
situazioni, vengono stilati con cadenza fissa e sono di volta in volta
inseriti nella cartella dell'utente; questi tre criteri vengono redatti
in
successione perché ciascuno ha finalità e tempi diversi: la diagnosi
funzionale descrive lo stato psico-fisico dell'alunno al momento in cui
accede alla struttura sanitaria pertanto si articola in una anamnesi
fisiologica e patologica prossima e remota del soggetto (vaccinazioni,
malattie, interventi chirurgici, programmi terapeutici in atto ecc.) ed
in
una diagnosi clinica, redatta dal medico specialista nella patologia
segnalata, comprende eziologia, conseguenze funzionali dell'infermità,
previsione dell'evoluzione naturale della malattia. Tiene conto delle
potenzialità registrabili a livello: cognitivo, affettivo-relazionale,
linguistico, sensoriale, motorio-prassico, neuropsicologico, di
autonomia
personale e sociale.
Il profilo dinamico funzionale viene redatto dall'èquipe in
collaborazione
con i docenti e gli insegnanti di sostegno, dopo un primo periodo di
inserimento scolastico del soggetto. Comprende una descrizione
delle
difficoltà funzionali che l'alunno incontra nelle diverse attività, ed
un'
analisi dello sviluppo potenziale a breve (6 mesi) ed a lungo termine (2
anni) dei livelli: cognitivo, affettivo-relazionale, comunicazionale,
linguistico, sensoriale, motorio-prassico, neuropsicologico, di
autonomia
personale e sociale, di apprendimento. Viene aggiornato a conclusione
della
scuola materna, elementare, media e durante il corso di istruzione
secondaria superiore.
Il profilo educativo individualizzato è redatto congiuntamente dagli
operatori socio-sanitari e docenti curriculari e di sostegno ed in
collaborazione con i genitori; esso infatti è volto ad offrire una
sintesi
coerente dei pareri degli esperti cui il caso è stato affidato che
possa
fornire alla fine un piano educativo correlato alle disabilità
dell'alunno,
alle sue difficoltà ed alle sue potenzialità.
Ogni intervento deve essere correlato da VERIFICHE volte a
constatare il
mantenimento degli obiettivi raggiunti e l'influenza esercitata dall'
ambiente scolastico sull'alunno; debbono avvenire possibilmente con
frequenza trimestrale ma qualora si presentino ulteriori difficoltà
possono
essere effettuate al di fuori del periodo previsto; gli esiti delle
verifiche devono confluire nel PEI.
La normativa di riferimento del servizio principalmente è composta da:
_D.P.R. 24/94: disciplina i compiti delle unità sanitarie in relazione
alla
predisposizione della diagnosi funzionale, del profilo dinamico
funzionale e
del P.E.I.
_L.104/92: legge quadro per l'assistenza e l'integrazione sociale delle
persone handicappate; in particolare l'art.12 la costituzione di un'Unità
Multidisciplinare dell'A.S. che ha la funzione di individuare l'handicap
ed
alla quale è assegnato il compito di redarre la diagnosi funzionale.
_ L.R. n° 57/90: stabilisce funzioni e competenze delle regioni e dei
comuni
in merito al coordinamento dei servizi socio-psico-pedagogici sul
territorio
calabrese.
Infatti l' équipe opera nella scuola primaria e secondaria dagli anni
scolastici 1984/85, prima a regime di convenzione con i Comuni, con la
L.R.
2/97 gli operatori acquistano dipendenza giuridica con la Regione
Calabria,
e sono contestualmente utilizzati funzionalmente, per i servizi della
L.R.
5/87, da parte delle A.S. territoriali.
L'area di competenza dell'azienda sanitaria n° 1 di Paola è
organizzata in
tre distretti:
distretto 1: PRAIA - SCALEA
distretto 2: CETRARO - PAOLA
distretto 3: AMANTEA
In particolare nel distretto 2 rientrano i comuni di: Bonifati,
Sangineto,
Acquappesa, Cetraro, G.Piemontese, Fuscaldo, Paola, S.Lucido, Falconara
Albanese
L'azienda sanitaria comprende in tutto trentatre comuni, ubicati
prevalentemente sulla fascia costiera, di cui Paola è quello con un
numero
di popolazione maggiore.
L'èquipe socio-psico-pedagogica del distretto 2 è composta dai
seguenti
operatori:
- Paola: 5 assistenti sociali e 2 psicologhe;
- Fuscaldo: 2 assistenti sociali ed un pedagogista;
- S.Lucido: una psicologa;
Appare chiaro a questo punto che gli interventi dell'èquipe
multidisciplinare vengono attivati sulla base di un programma concordato
tra
i diversi enti quali:
Ø Scuola : organizza ed eroga interventi educativi e didattici
attraverso la
promozione di docenti di sostegno, la partecipazione
del personale di
insegnamento a gruppi "H" , la collaborazione per la redazione
del PDF e del
PEI. Dal coordinamento di tali attività si determina una formazione
scolastica ed extrascolastica.
Ø Le A.S.L. organizzano ed erogano interventi socio-sanitari di tipo
riabilitativo e terapeutico e relazionano le loro osservazioni
attraverso
DF, PDF, PEI. Tali attività si realizzano attraverso una corretta
formazione
medico-psico-pedagogica.
Ø Gli enti locali organizzano ed erogano interventi sociali a livello
territoriale tramite attività logistiche, assistenziali ed
extrascolastiche
volte a definire dei progetti-obiettivo.
Per la realizzazione di tali obiettivi è necessaria una formazione
comune
degli operatori volta a favorire la conoscenza dei compiti e delle
attività
svolte da ciascun gruppo all'interno della "rete" sociale.
. Ambiti di vita degli utenti e sistemi relazionali in cui sono inseriti
Grazie all'esperienza nell'èquipe ho avuto la possibilità di conoscere
anche
gli ambiti di vita degli utenti: ciò mi ha dato modo di ampliare la
comprensione della situazione poiché ho potuto confrontare le
informazioni
apprese con la realtà; talvolta non mi è stato difficile immaginare il
disagio che poteva provare un bambino che viveva in una famiglia in cui
alle
gravi difficoltà economiche si aggiungeva un cattivo rapporto tra i
genitori, di conseguenza mi sembrava quasi lecito che talvolta alcuni
ragazzi cercassero di attirare la nostra attenzione convincendoci di non
essere ben voluti: in particolare mi riferisco al caso di un bambino
delle
scuole medie di cui avevamo già analizzato la cartella e nella quale
avevamo
notato che i genitori del ragazzo si erano trasferiti ormai da tempo
dalla
Germania qui in Italia. Quello che più mi ha colpito è stato il fatto
che
quando siamo andati nella sua scuola, per discutere di un altro caso,
con
lui c'era anche la sua insegnante di sostegno; l'incontro è avvenuto
nella
classe in cui la donna insegna durante una lezione: ad un certo punto il
ragazzo si alzò con molta naturalezza e venne verso me e la mia collega
dicendoci che lui stava partendo perché il padre aveva deciso che
sarebbero
tornati in Germania; l'insegnante lo interruppe dicendogli che lei non
ne
sapeva nulla e lui ribadì ciò che aveva appena detto aggiungendo che
tanto
qui in Italia non aveva amici, l'insegnante allora si rivolse verso la
classe, dopo aver capito che quello era solo un modo per attirare l'
attenzione dei suoi compagni e la nostra, e chiese agli altri di dire
che
quello che lui pensava non era vero.
Questo episodio per me è stato uno dei più coinvolgenti perché mi è
sembrato
quasi di sentire il disagio che il ragazzo poteva provare nel vivere in
una
famiglia che non gli prestava probabilmente le dovute attenzioni ed è
stato
particolarmente significativo, secondo me, in quel momento
l'atteggiamento
quasi materno dell'insegnante che lo ha aiutato, anche se solo
temporaneamente, a superare la paura di essere solo.
Un caso che ha suscitato ancora di più la mia attenzione è quello di
un
bambino con gravi difficoltà a livello motorio ed intellettivo di cui,
contrariamente a quello precedente, non avevo visionato la cartella e
dunque
non sapevo nulla perciò è comprensibile il mio disagio iniziale nel
trovarmi
di fronte ad un bambino la cui sofferenza era evidente già all'esterno
vista
la sua incapacità sia nel parlare che nel muoversi. Assieme alla
psicologa
dell'èquipe ci siamo recati nella scuola del ragazzo per sottoporlo a
dei
tests psicologici (nei confronti dei quali mostrò una particolare
resistenza). Alla fine del "colloquio"arrivò anche la madre
del bambino la
quale, dopo una breve conversazione apprese che sarebbe stato opportuno
collocare il figlio in una struttura di sostegno a Reggio Calabria; la
reazione della donna fu di immediato rifiuto poiché ella sosteneva che
il
semplice supporto dell' insegnante sarebbe stato sufficiente, ci spiegò
inoltre che era molto affezionata al figlio e che quindi non sopportava
l'
idea che stesse lontano da casa. Era chiaro dunque un eccessivo
atteggiamento protettivo da parte della donna la quale però non si
rendeva
conto che così facendo avrebbe tolto al figlio la possibilità di
colmare le
proprie deficienze.
. Studio di problemi/casi specifici
Durante la visione delle cartelle c'e'stato un caso in particolare
che ha
suscitato la nostra attenzione e che abbiamo poi avuto modo di
approfondire
in maniera particolare: si tratta di una ragazza down di sedici anni che
frequenta la terza media e che quest'anno dovrebbe sostenere gli esami
per
conseguire la licenza.
Dalla diagnosi funzionale emerge che la bambina ha grosse difficoltà
generate principalmente da una forte emotività che le impedisce di
sviluppare a pieno le proprie capacità, mostra inoltre una scarsa
capacità
di integrazione delle competenze acquisite durante la sua carriera
scolastica.
A livello affettivo-relazionale mostra notevoli difficoltà nel
comunicare
con gli altri ed ha una bassa autostima, le potenzialità individuate
riguardano la possibilità, attraverso un sostegno valido, di stimolare
la
stima di sé della ragazza e di favorirne l'interazione con il
gruppo-classe.
A livello di linguaggio non presenta grosse difficoltà poiché è in
grado di
produrre e comprendere codici semplici anche se rifiuta l'ascolto e
predilige l'utilizzo di linguaggi figurativi stereotipati.
A livello motorio invece mostra notevole impaccio ed ha una potenzialità
di
sviluppo mediocre;
mostra deficit attentivi, mnestici, e di organizzazione spazio-temporale
la
cui principale causa è il blocco affettivo- emotivo che la
caratterizza.
Per quanto concerne l'autonomia personale, si dimostra in grado di
eseguire
semplici consegne, mentre a livello sociale non è interessata agli
stimoli
della realtà e sono persistenti continui soliloqui.
Dalla diagnosi clinica si rileva che la ragazza mostra una
sindrome di Down
con disarmonia evolutiva che comporta un ritardo a livello cognitivo e
forti
turbe affettivo-relazionali.
Vista la gravità del caso, l'èquipe ha richiesto una deroga a rapporto
uno-uno poiché tale tipo di handicap necessità di un intervento di
tipo
individuale, impostando sia un intervento sociale che psicologico
Successivamente abbiamo avuto la possibilità di prendere parte ad un
incontro tra insegnante di sostegno, assistente sociale e la psicologa;
la
docente di servizio ha mostrato all'èquipe i progressi della
ragazza
mettendo in evidenza che, in particolare, ha imparato a leggere
l'orologio
seppur limitandosi a memorizzare le ore e non i minuti ed in parte ha
superato la forte emotività che la caratterizzava acquistando maggiore
autonomia.
Mostra inoltre abilità per la musica e l'armonia ed in particolare ha
interesse per il pianoforte: gli interventi sono mirati a potenziare
questa
sua capacità.
Durante questo incontro il problema affrontato riguarda la possibilità
di
far sostenere alla ragazza gli esami di terza media con prove
equipollenti:
quest'ultime sono approvate e legittimate da parte della scuola sulla
base
della legge 104/92 che indica così quelle prove finali rapportate alle
potenzialità dell'alunno ed in riferimento al PEI.
La psicologa, l'insegnante e l'assistente sociale sono concordi
nell'optare
per questa soluzione, comunque la preside a riguardo ha espresso
perplessità
poiché ritiene che la ragazza non abbia ancora raggiunto i requisiti
idonei
per affrontare l'esame finale.
L'assistente sociale, data la discordanza di vedute, propone un gruppo
"H"
con la presenza dei genitori, da programmare per la chiusura del 2°
quadrimestre, così da individuare, alla luce di ogni apporto
professionale,
la programmazione possibile.
3) VALUTAZIONI CRITICHE
Credo di poter affermare di avere avuto un buon inserimento all'interno
del
servizio sicuramente grazie al rapporto di collaborazione e di supporto
che
l'intera èquipe ha stabilito con me; in particolare il supervisore e
stata
una figura importante per la mia integrazione poiché mi ha affiancato
in
ogni situazione affrontata illustrandomi in maniera precisa i casi che
di
volta in volta ci accingevamo ad esaminare o tramite la semplice visione
delle cartelle o tramite la diretta conoscenza degli utenti.
Al supervisore assegnatomi sono state affidate altre due tirocinanti con
le
quali ho vissuto e condiviso le stesse esperienze e spesso mi è
capitato di
comparare le mie opinioni con loro in relazione ad alcuni casi trattati.
Per quanto concerne le possibilità di relazione con l'utenza di
rado siamo
riusciti a confrontarci direttamente con gli utenti, invece sono stati
frequenti gli incontri con insegnanti e psicologi, assistenti sociali.
Dedicavamo all'attività di tirocinio due giorni a settimana per
un totale
complessivo di sedici ore.
Ho trascorso nell'Ente due mesi durante i quali ho totalizzato
centoventotto
ore.
4) AUTOVALUTAZIONE
L'esperienza da me affrontata nell'èquipe socio-psico-pedagogica è
stata
interessante principalmente perché ho avuto così modo di constatare
nella
pratica molti concetti che fino ad ora avevamo solo studiato sui libri:
ho
visto come avviene il contatto dell'utente con l'Ente, come l'operatore
agisce professionalmente per risolvere situazioni di bisogno mettendo in
pratica diverse soluzioni a seconda dei casi affrontati, ho assistito più
volte a confronti tra l'èquipe e le altre istituzioni (famiglia ,
scuola) ed
ho compreso come funziona il lavoro di concertazione svolto dagli organi
del
servizio.
Inoltre sono stata particolarmente coinvolta da alcune esperienze fatte
in
relazione con l'utenza grazie alle quali ho compreso la gravità e la
complessità di molte situazioni e dunque la necessità di trattare con
particolare cura e pazienza i casi più difficili. Inoltre ho compreso
l'
agire professionale dell'assistente sociale nell'ambito del servizio.
Ne ho infine concluso che l'intervento dell'Ente non sempre può
risolvere
una situazione di bisogno in maniera definitiva poiché i problemi
derivano
da molteplici cause, ma grazie ad un progetto di aiuto efficace e mirato
è
possibile sostenere molte famiglie aiutandole ad inserirsi nel tessuto
sociale nella maniera più naturale possibile ed intervenendo, in
particolare, su minori con difficoltà al fine di evitare che in futuro
abbiano problemi di interazione e di adattamento nella vita normale.
Lo sforzo dell'èquipe in questi casi è particolarmente gravoso poiché
si
agisce per operare un possibile cambiamento che però la maggior parte
delle
volte richiede tempi lunghi e grande impegno da parte di entrambi.
Durante la mia esperienza inoltre ho valutato l'importanza delle attività
di
verifica che permettono all'operatore di rendersi conto del grado di
validità del progetto d'intervento, è un controllo continuo teso ad
assicurare agli utenti interventi mirati e professionalmente competenti.
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