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titolo |
Il
contesto in cui vive (paese, vicinato, quartiere) può essere
considerato una comunità locale? Risponda utilizzando gli strumenti
analitici appresi a lezione.
Elaborato per l'ammissione all'esame di Analisi del Territorio |
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autore |
Carmelina Fiore
- disponibile ad essere contattata via e-mail |
sede
e anno |
UNICAL
(Arcavacata), LSSS - 2001 |
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Gli elementi costitutivi che ci
permettono di definire una comunità locale sono l'esistenza di un
territorio comune in cui gli individui svolgono le loro attività
giornaliere ed il senso di appartenenza ad esso.
Quest'ultimo aspetto è in realtà una conseguenza diretta del primo
poiché l'esigenza di condividere una zona, più o meno vasta, porta
inevitabilmente gli individui ad instaurare relazioni che possono essere
stabili e profonde(come nel caso delle relazioni di vicinato) o
transitorie e superficiali(se si tratta per esempio di rapporti
lavorativi).
Fatta questa premessa, il mio scopo vuole essere dimostrare come il
paese in cui vivo possa essere definito una comunità locale in quanto
esso è costituito da tali elementi strutturali e relazionali.
Credo sia opportuno far presente che il paese cui si fa riferimento è
Paola, una piccola cittadina di circa ventimila abitanti situata a
cavallo tra il Mar Tirreno e le montagne della Sila. A mio parere, già
questa differenza rispecchia una eterogeneità di modi di vivere e
quindi di relazionarsi, infatti le zone periferiche, essendo
collocate lontane dal centro della città, sono quelle meno popolate in
quanto la gente tende a stabilirsi il più vicino possibile al centro
per comodità quali fare la spesa, andare a lavoro, portare i figli a
scuola. Una concentrazione massiccia della popolazione nel
"cuore" del paese, ed in particolare nel centro storico, ha
come conseguenza la formazione di un nucleo in cui ogni tipo di
relazione sembra convergere: i ragazzi qui si incontrano e si conoscono,
i negozianti si recano la mattina presto al lavoro, gli anziani
passeggiano e discutono per strada. Il riferimento precedente alle zone
periferiche non deve però essere inteso negativamente: alcuni sociologi
hanno sostenuto che maggiore è la distanza che intercorre tra un gruppo
sociale e l'altro (in questo caso intendo riferirmi alla famiglia)
minore sarà il loro grado di coesione; è bene precisare che questo non
è un dato universale, infatti io credo che in questo caso accada
l'esatto contrario in quanto bisogna tener conto del grado di sviluppo
delle zone periferiche che per la maggior parte sono composte da
famiglie con valori e concezioni tradizionali: in questo tipo di società
per tanto anche il tipo di relazione che si viene ad instaurare è molto
più solida in quanto il vicinato non rappresenta solo un elemento
strumentale ma diventa una base di appoggio per ogni tipo di attività.
A mio avviso questo è il punto da cui parte una varietà di diramazioni
relative alla possibile esistenza di una scala delle strutture sociali
che coinvolge spazi sempre più ridotti. Siamo partiti infatti da una
constatazione che riguarda la collocazione generale dell'intero paese,
ma chi vi abita da tempo può addentrarsi in un' analisi più profonda e
mettere in evidenza come all'interno di una zona relativamente
"vasta" possa esistere una varietà di "sotto
territori" che si differenziano tra loro per la formazione di
gruppi i cui confini possono essere idealmente circoscritti ai
quartieri.
I quartieri, in sociologia, per definizione sono entità che nella scala
delle strutture si collocano a metà tra il vicinato e la città: ciò
che accomuna questi tre elementi è la capacità che hanno gli individui
di sviluppare un senso di appartenenza che può essere negativo o
positivo.
Quest'ultima distinzione, in questo caso, ha radici profonde che
risalgono ad avvenimenti del passato che hanno acquistato una valenza
simbolica tale che la gente del luogo tende spesso a classificare le
persone, istintivamente, mettendole in relazione con il loro luogo di
appartenenza.
Così generalmente chi abitava nelle zone centrali del paese veniva
considerato "di buona famiglia" mentre chi invece viveva in
zone più periferiche tendeva ad essere giudicato male dal resto della
comunità.
A tale proposito, alcuni studi condotti dalla Facoltà di Architettura
di Torino hanno posto l'accento sulle percezioni sensoriali dei luoghi,
dimostrando come queste influiscano sul grado di fruizione di una zona
da parte degli abitanti di un territorio; alla luce di ciò, a mio
avviso, si potrebbe dire che le zone più nascoste della città
nell'immaginario comune un tempo erano quelle considerate malfamate in
quanto si tendeva a considerarle come i covi più probabili per attività
illecite.
Oggi, per fortuna, tale situazione non esiste più anche se ciò non
toglie che in quel determinato periodo le persone a secondo del
quartiere in cui abitavano si costruivano una percezione del sé
negativa che rispecchiava quindi la reputazione del loro luogo di
appartenenza.
Attualmente, a livello strutturale il paese è migliorato notevolmente
ed ancora una volta emerge la inscindibilità del legame esistente
tra l'aspetto organico e quello sociale, infatti sono state rivalutate
numerose zone attraverso la valorizzazione di alcuni spazi che in
passato erano stati ghettizzati: per fare degli esempi pratici possiamo
fare riferimento alla Villa Comunale che un tempo per via della poca
illuminazione era meno frequentata poiché si credeva che fosse un luogo
in cui era facile incontrare "drogati" o comunque malviventi,
oggi invece, in seguito ad una ristrutturazione, essa è addirittura il
luogo preferito dai genitori per portare i loro figli a giocare anche
nelle ore più tarde del giorno.
Dopo aver analizzato il paese in questione da un punto di vista globale
prima ed in termini più circoscritti poi, mi sovviene una terza
distinzione che apparentemente sembra essere solo di natura geografica
ma in realtà essa ha una valenza simbolica e sociale molto più forte
di quanto si immagini: generalmente gli abitanti dei paesi vicini
tendono a dividere il paese in due zone distinte denominandole
rispettivamente "Paola Marina" e "Paola Paese" quasi
come ad indicare l'esistenza di un confine fisico che delimiti i due
territori; in realtà tale confine è puramente ideale ed è nato dalla
semplice collocazione geografica che avvicina una zona al mare e l'altra
alla montagna, ma tale ripartizione col tempo è diventata sempre più
evidente poiché la parte bassa del paese ha organizzato il proprio
territorio come un'entità a parte, quasi una città dentro la città:
ci sono due chiese, due licei, una scuola elementare, una sala giochi,
ed un buon numero di negozi di abbigliamento, di alimentari e di bar.
Capita spesso che le persone, in particolare quelle sprovviste di mezzi
per potersi spostare, finiscano per considerarsi realmente come facenti
parte di una zona separata poiché essi dispongono di un territorio
comune a parte, dotato di tutti i servizi di cui una comunità può
avere bisogno; inoltre, probabilmente, la consapevolezza di tale
condizione contribuisce a sviluppare un senso di appartenenza molto
forte.
Tali considerazioni, seppure appaiono estreme, ci pongono di fronte al
problema di dover dimostrare in questo caso se si può ancora
considerare Paola una comunità locale nel suo insieme oppure se
realmente quest'ultima distinzione può farci giungere a conclusioni
diverse da quelle di partenza.
A questo proposito è utile, secondo me, confrontare tra loro le due
zone per mettere in evidenza le caratteristiche di ognuna e rilevare così
se tra loro esiste un legame o se possono realmente essere considerate
due parti distinte. Il modo migliore per affrontare questa analisi è, a
mio parere, partire dalle abitudini quotidiane della gente poiché
proprio nel quotidiano si trova tutto l'intreccio di relazioni su cui si
poggia una società.
Nella prima mattinata le relazioni restano generalmente
circoscritte al luogo di appartenenza di ciascun individuo in quanto è
difficile che una persona che abita nella parte bassa del paese si rechi
in centro solo per attività ordinarie quali comprare il giornale o
incontrare gli amici al bar; anche per quanto riguarda le attività
lavorative, generalmente, chi possiede negozi, bar, edicole, abita
vicino al luogo di lavoro o addirittura nello stesso edificio, questo
vale anche per chi fa la spesa poiché si preferisce recarsi nel negozio
sotto casa in quanto vi si trova soprattutto cortesia, ed amicizia.
Fin qui sembrerebbe che una distinzione esista realmente, ma nel tardo
pomeriggio è interessante osservare come tale situazione si capovolga:
infatti presso i giovani è da tempo diffusa la tendenza a
"radunarsi" nel Corso principale il quale diventa luogo di
scambio e di interazione sociale, qui si formano gruppi sulla base
dell'elemento emozionale che porta questi ad instaurare rapporti di
amicizia che vanno oltre la relazione di vicinato.
Quindi in ciò si ha la evidente condizione di un territorio in comune e
la formazione di un forte senso di appartenenza poiché tutti coloro che
frequentano abitualmente questo luogo si riconoscono in esso ed anche
quando diventano adulti gli restano legati emotivamente probabilmente
perché solitamente qui si formano i primi gruppi di coetanei nei quali
si sviluppa un senso di appartenenza ancora più forte in quanto esso
permane anche nel momento in cui si cambia zona di riferimento: per
esempio d'estate è più facile che il luogo di ritrovo dei giovani
diventi il Lungo mare, ciò nonostante le persone che fanno parte di un
gruppo restano sempre quelle ed i confini ideali tra "Paola
Marina" e "Paola Paese" finiscono, in questo caso, per
annullarsi.
Questo accade anche se si fa riferimento ad un altro aspetto: una volta
a settimana nel mio paese viene favorita l'apertura di un mercato che si
estende per tutta la zona centrale quindi puntualmente in occasione di
ciò c'è una "migrazione" di gente verso il centro;per cui,
sebbene il polo d'attrazione si concentri in una delle due zone, anche
questa volta la distinzione precedentemente supposta viene invalidata.
Ciò appare più evidente per esempio in occasione di sagre e feste di
paese durante le quali il fulcro si sposta continuamente attirando una
grossa quantità di gente.
Naturalmente queste supposizioni vengono fatte sulla base di
constatazioni generali poiché, se si dovesse tener conto della reale
composizione degli abitanti del luogo in questione, si potrebbe
affermare con certezza che il paese cui ci si riferisce non può essere
considerato una comunità locale: infatti qui vivono anche parecchi
extra-comunitari che non hanno affatto sviluppato il senso di
appartenenza cui tanto si è fatto riferimento in quanto, come è
naturale, sono ancora molto legati alla loro terra d'origine e pur
risiedendo a Paola da diversi anni la condivisione di un luogo è per
molti di essi solo un elemento funzionale quindi senza alcuna valenza
affettiva o simbolica.
Ma, tornando a delle considerazioni a livello generale, dopo l'analisi
precedente credo che invece si possa affermare che in realtà la
supposizione che potesse esistere una divisione netta tra la zona bassa
e la zona centrale del paese è sbagliata, piuttosto esse possono
essere, a mio parere considerate "due parti della stessa
medaglia" poiché la carenza di alcune strutture o istituzioni in
una parte viene compensata nell'altra, per esempio la sede del Comune,
che rappresenta l'intero paese, è collocata al centro, per cui
qualsiasi cittadino che abbia bisogno di mettersi in contatto con le
autorità comunali deve recarsi necessariamente in paese, mentre se per
esempio un individuo ha problemi con la droga può recarsi nella
parte bassa qualora decida di rivolgersi ad un centro di assistenza per
tossico-dipendenti (SERT).
Ciò mi permette di affermare, inoltre, che considerare Paola una
comunità locale non è sbagliato poiché è stato qui dimostrato che
l'insieme di persone che sono nate e che vivono nel territorio preso in
esame oltre a condividere una zona, all'interno della quale
svolgono quotidianamente delle attività lavorative o semplicemente di
relazione, hanno anche sviluppato un forte senso di appartenenza che
deriva proprio dallo stretto contatto cui si trovano a dover vivere;
questo, infatti, favorisce l'interazione sociale e quindi anche la
costruzione di rapporti comunitari che pongono in rilievo la componente
affettiva.
Probabilmente uno studio analogo avrebbe potuto portare a conclusioni
opposte se fosse stato condotto su un territorio di dimensioni più
vaste; in questo caso è stato possibile, invece, non solo analizzare
un'area a livelli diversi ma si è anche potuto mettere in evidenza come
la definizione di comunità locale possa variare a seconda dello spazio
preso in considerazione. |
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