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Mercoledì, 31 Ottobre 2012 21:39

Creatività ed emarginazione

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titolo/tema: Creatività ed emarginazione. Aldo Vianello, poeta ai margini della vita
tipologia
autori: Vittorio ZANON
tesi
relatore: Alberto AGOSTI
data/anno: 1998/99
città/luogo Università degli Studi di Verona – Facoltà di Lettere e Filosofia – Diploma Universitario in Servizio Sociale pagine/durata:
pp.158
altro/note:

 

Dalla prefazione:

“Ma che razza di uccello sei, che non sai volare!”
“Ma che razza di uccello sei tu, che non sai nuotare!”
Serge Prokofiev, Pierino e il lupo

Questa tesi è stata concepita alcuni anni fa, collegando due “sollecitazioni” apparentemente diverse fra loro: il corso complementare di Educazione degli Adulti, frequentato presso il Diploma Universitario in Servizio Sociale di Verona, e un paio di libri di poesie comprati da un signore balbuziente che va a mangiare alla mensa “Betania” della Caritas di Venezia, dove facevo volontariato.
Mi sono chiesto, infatti, se quel signore, distinto ed educato, taciturno e solitario, potesse essere considerato un “barbone”, visto che così viene chiamato chi usufruisce di certe strutture assistenziali. Per la verità non credo sia esatto appellare in quel modo nemmeno quelle persone che il barbone, inteso come folta barba, ce l’hanno davvero, e che sono sporche, puzzolenti, spesso ubriache e sempre mal vestite, che dormono su una panchina o dentro un vagone, in spiaggia o in una barca, in un dormitorio o davanti ad un portone, con un cartone per coperta e una borsa con qualche straccio per cuscino.
Vengono chiamati barboni, senza fissa dimora, vagabondi, sbandati, emarginati, nomadi, zingari, alcolizzati, extracomunitari, marocchini (che poi non si capisce come si fa a confondere un senegalese con un marocchino), poveri, straccioni, gente inutile, profughi, delinquenti, accattoni, indigenti, senzatetto, drogati, irrecuperabili, pericolosi, ubriaconi, mendicanti, ladri...
Se si incontrano per strada, davanti al supermercato o fuori della chiesa, ci si gira dall’altra parte, si fa finta di non vederli, si trattiene il respiro per non sentirne l’odore ripugnante, si mette la mano al portafoglio per accertarsi che non lo portino via o per dar loro mille lire; se si è ancora in tempo si cambia percorso o ci si ferma a guardare una vetrina, si allunga il passo o si fa la faccia seria e indifferente, per paura di chissà che cosa.
Queste persone sono viste quasi sempre con diffidenza e in maniera negativa, in quanto non essendo produttive e facendosi mantenere dalla società, spesso, completamente prive di ogni senso di appartenenza civile, “rubano” e “rovinano” il bene comune, pesando ancor di più sulla società.
Pur essendo molto diffusa, questa rappresentazione non è l’unico modo di mettersi in relazione con gli emarginati, che andrebbero prima di ogni altra cosa considerati in quanto persone ed in quanto tali, oltre ad avere uguale dignità e libertà (principi peraltro previsti dalla Costituzione della Repubblica Italiana e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nonché unanimemente riconosciuti, perlomeno a parole), sono parte integrante della società e possono – a loro modo – essere una ricchezza e risorsa. Quindi anche le persone ai margini della società hanno, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, una propria maturità e ricchezza interiore e pertanto l’emarginato non va considerato come un peso, un qualcosa di estraneo alla società stessa, ma deve prima di tutto essere visto come una persona, e come tale è sia portatore di bisogni e problematiche, che occasione di crescita e sviluppo.
E qui ritorna quel signore che mi ha venduto due libri di poesie; quei libri, che probabilmente mi ha dato per guadagnare i pochi soldi che potevano servirgli per bere qualche bicchiere di vino rosso, non li ha rubati in qualche libreria o biblioteca comunale, non li ha nemmeno comprati sottocosto o raccolti tra la spazzatura: quei libri di poesie li ha scritti lui.
“Lui” si chiama Aldo Vianello, è un signore sulla sessantina, è povero, balbuziente, alcolizzato, infelice, solo... ed è un poeta, affermato e stimato per le sue opere: ha vinto vari premi di poesia (fra cui il Premio Nazionale Penisola nel 1981) ed ha ricevuto apprezzamenti da letterati illustri (Ezra Pound, Aldo Palazzeschi, Diego Valeri i più noti), pubblicando, in più di trent’anni, diciannove libri di poesie e prose.
Il suo valore è pubblicamente riconosciuto, eppure ad uno sguardo estraneo Aldo Vianello non sembra avere grandi doti o pregi: figlio di un “barcaro”, ha alle spalle il solo diploma di seconda elementare e una vita segnata dalle sofferenze, dal vino e dalla solitudine e un oggi in cui è ancora presente il vino, assieme all’amarezza di una vita tuttora caratterizzata da stenti e patimenti. Ma Aldo Vianello, che trova nell’opera creativa uno strumento espressivo per gridare con forza al mondo la propria presenza (“metto un punto nero / sulla neve” afferma in una poesia), diviene l’esempio di come l’emarginato non sia tanto la “feccia” da evitare per la società o un “caso” per i servizi, ma piuttosto una persona da rispettare e accettare, eventualmente anche nelle sue decisioni di non “uscire” dalla situazione di emarginazione in cui si trova.


Creativita' ed emarginazione
ZANON, Vittorio (1998/99) Creatività ed emarginazione. Aldo Vianello, poeta ai margini della vita relatore AGOSTI Alberto, Università degli Studi di Verona – Facoltà di Lettere e Filosofia – Diploma Universitario in Servizio Sociale, pp.158
Licenza cc 2.5 per tesi Sito Vittorio Zanon Data 2012-10-31 Lingua  Italian Dimensioni 1.1 MB Download 1085

Letto 4649 volte Ultima modifica il Venerdì, 04 Gennaio 2013 17:12

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