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Saperi Ladri di bambini ¡Hasta siempre, Angelita!
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Martedì, 30 Novembre 1999 01:00

¡Hasta siempre, Angelita!

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strega2Questa volta non è proprio per niente facile raccontare questa storia. Non è mai facile raccontare le storie, ma questa in particolare mi riempie di dolore. Eppure sento di "doverla" tirare fuori in qualche modo. E mi piacerebbe poterla raccontare proprio a Marisol, ma non oggi, che a nemmeno tre anni non sa capire perché la sua mamma, che lei stava aspettando da mesi, non tornerà più. È morta di una morte assurda, che mai nessuno si sarebbe potuta immaginare. Da sola, in uno squallido cesso di un triste treno italiano. Un improvviso e inspiegabile arresto cardiaco, certificato da quella fredda e obiettiva scienza che chiamiamo autopsia.

Hanno un sapore agrodolce le lacrime, quando scorrono lungo le guance.

Aveva solo 26 anni, la tua mamma. Era bella, molto bella davvero. Lei lo sapeva e forse ci giocava anche un po' con quel fascino col quale riusciva a incantare diversi uomini. Eppure era molto sola, la tua mamma. Profondamente sola, e probabilmente quel giocare anche con chi poteva darle qualche attenzione era un proprio modo per allontanare la tristezza e cercare di riprendersi un pezzo di giovinezza ed infanzia che mai aveva vissuto.

Tu non sai, Marisol, cosa significhi avere un padre che non ti vuole bene. Tu un padre nemmeno lo hai. Eppure lei ci teneva a darti una figura che potesse assolvere quelle funzioni. Ci ha provato, almeno. Un padre che non picchiasse sua figlia, un padre col quale sognare di poter parlare, un giorno. Un padre che non alzasse le mani e nemmeno la voce. Un padre da guardare con ammirazione... un padre da amare. Lei, questo padre, non sapeva cosa fosse. Ancora la ricordo quando con gli occhi lucidi e la voce soffocata raccontava che tipo di padre fosse stato il suo. Eppure sognava ancora che potesse cambiare. Chissà, forse un giorno... forse un giorno potrà attraversare l'oceano che la separa da quel padre che non sa più se sia buono o cattivo... ma che resta sempre e comunque un padre, e quando si è soli in terra straniera, anche ciò che ci spaventava può apparire dolce e rassicurante.

Tu, piccola Marisol, un padre così non lo avrai mai: è un regalo che ti ha fatto la tua mamma, questo. Ti voleva troppo bene per permettere che qualcuno ti facesse del male. E mi piace pensare che è stato proprio perché ti voleva tanto bene che ti ha voluto lasciare per un po' dalla nonna, da quella che è stata la sua mamma.

Sai, cara Marisol, anche le mamme hanno una mamma. E quel giorno la tua stava andando anche da lei, oltre che venire da te. Si era preparata con emozione e timore a quell'evento. Sono sicuro che era contenta di tornare da te dopo tutti quei giorni che non ti vedeva... ma aveva anche un po' di timore, sai: chissà che le avresti detto, magari le tenevi il broncio oppure l'avresti fatta piangere. E poi, poi c'era la sua di mamma: come spiegarle che faceva fatica ad affrontare da sola tutte le fatiche e gli insuccessi della vita? Avrebbe trovato il coraggio e le parole per farsi volere ancora bene da quella mamma che pensava di avere tanto deluso? Spiegalo tu alla nonna, Marisol, che la tua mamma aveva tutti questi pensieri e preoccupazioni nel cuore. Vedrai che troverai le parole più adatte da dire alla nonna... e lei ti capirà, ti capirà come se fossi tu stessa sua figlia.

Vedi, Marisol, per me tua madre non era che uno dei tanti casi che ho seguito per lavoro. Anzi, erano anche ormai diversi mesi che non seguivo più io la sua situazione. "Uno dei tanti"... certo. Certo che no, invece! Se chiudo gli occhi, rivedo ancora il suo sorriso pieno di vita, sento la sua voce allegra... e poi vedo te, con il moccio al naso che le correvi in braccio felice. No, Marisol, non può lasciarmi indifferente sapere che fine ha fatto la tua mamma. Distesa inerme in un freddo vagone di un treno fermo nella vuota campagna piemontese. Stava venendo a prenderti, cazzo! Nello scompartimento, dentro la valigia, c'erano i giochi e i regali che ti stava portando per il Natale. Li aveva preparati con cura ed attenzione per te. E tu eri lì, a centinaia di chilometri ad aspettarla in stazione. Chissà cosa ha pensato la nonna nel non vederla scendere da quel treno... "una nuova delusione", forse... E come potrà spiegarti che la tua mamma, da quel treno, non scenderà più? Non scenderà mai più da nessun treno per venire a trovare la "sua" Marisol. Ecco, piccolina, io credo che queste cose non le si possa proprio spiegare a parole. Forse con un abbraccio, con un abbraccio che fonde due corpi in uno solo, un forte abbraccio che unisce le emozioni ed il dolore comune. Ecco, forse in questo modo le puoi sentire, ed evitare così di spiegarle.

Avrei ancora molte cose da raccontarti, infelice Marisol, della tua mamma. E un giorno, forse, ne parleremo ancora, ma in questo momento sono io che vorrei avere un abbraccio forte, e magari proprio da te. Vedi, fra pochi minuti devo incontrare una mamma che non sa come comportarsi con suo figlio già grande... ma come faccio io adesso a parlare con lei se ho davanti agli occhi te e tua madre, e nel cuore una fitta e un dolore che non mi fa più ragionare?! Eppure il mio dovere, in questo momento, è di fare quel colloquio, di pensare ad altri problemi... ma non chiedetemi questo, per favore, non chiedetemelo proprio ora...

Sono egoista, non trovi? Io mi preoccupo per i miei prossimi 10 minuti, mentre tu hai tutta una vita davanti. Una vita senza la tua mamma e probabilmente lontana anche dalla terra sudamericana. Ti chiedo di perdonarmi, solitaria Marisol, anche per questo. Forse un giorno, quando sarai più grande, potrò cercare di spiegarti meglio... magari potrai trovare tu stessa una spiegazione a tutto ciò. Ma intanto ricorda, dolce Marisol, che non sarai mai sola, come sola non era nemmeno lei, la tua mamma.

Ti abbraccio forte e salutamela tu, la tua cara "madrecita"...

¡Hasta siempre, Marisol!

¡Hasta siempre, Angelita!

Letto 3708 volte Ultima modifica il Martedì, 19 Luglio 2011 18:09

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