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Una legge per la solidarietà


Vita - non profit magazine
Redazione di VitaNonProfit
Lunedì, 23 ottobre 2000


La nuova Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali rappresenta un significativo passo in avanti per la costruzione di una società solidale. Ad una prima lettura del testo, scaturisce una volontà di riformare profondamente il sistema di aiuto alle persone, e di riformarlo puntando su criteri di efficacia, di efficienza richiesti anche al mondo del non profit per la gestione o co-gestione dei servizi sociali. Come tutte le riforme, si parte da quanto di buono esiste ed è stato fatto. Si citano - quali partner di prima fila con i quali attivare concrete politiche di aiuto e di sostegno - gli enti di volontariato e gli altri attori sociali organizzati e senza scopo di lucro. Si definiscono i ruoli assegnati agli enti locali nell'ambito della politica sociale (rimandando anche a leggi meno recenti), permettendo così di avere un quadro completo ed esaustivo di quali forze hanno le competenze di agire e con chi dobbiamo concretamente interagire.
Dal punto di vista del metodo, ... si dà un metodo, un modo di agire che chiunque (pubblico e privato) deve seguire per poter accedere a fondi, finanziamenti, convenzioni; si parla di autorizzazioni, di criteri, di figure professionali, di pianificazioni. Mi sembra, quindi, che si parli con cognizione di causa, stabilendo che d'ora in poi chi mette buona volontà nell'aiutare il prossimo deve anche aggiornarsi e accettare di crescere, di imparare non solo dalla propria ma anche dall'altrui esperienza. Poi, finalmente, si parla dei soggetti che (anche se non lo sanno) sono i diretti destinatari di questa legge.
Famiglie in difficoltà, poveri estremi e persone anziane e persone disabili. Al nostro prossimo maggiormente in difficoltà viene data - almeno sulla carta - la possibilità di diventare artefice del ritorno all'autonomia e dell'integrazione sociale.
E' anche questo un passo in avanti, che salutiamo favorevolmente e che conferma la direzione presa dal volontariato da ormai molto tempo; l'attività gratuita, solidale, libera di ognuno di noi ci ha portato presto a maturare la convinzione che non fosse possibile aiutare l'altro senza una reciprocità di vissuti, senza raccontarsi reciprocamente le proprie paure, i timori ma anche le speranze. Il volontariato sta lì a dimostrare che le situazioni difficili uniscono e non dividono se le si affronta insieme con la volontà di capire la posizione spesso scomoda dell'altro.
Concludo con uno sguardo al futuro e con la speranza che quanto dettato dalla legge diventi realmente un "modus operandi" di tutti, pubblico, privato sociale, cittadini; che l'impegno ad un'assistenza che si fonda sul principio di solidarietà diventi il vissuto di tutti noi, con il senso critico di cui da sempre è fornito il cittadino consapevole, il cittadino volontario. (Fonte: Redazione VNP)



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