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In questi giorni la legge quadro sull'assistenza (ddl 4641) si trova in fase di approvazione in aula al Senato. La rinuncia da parte del Polo delle Libertà ai più di mille emendamenti che gravavano sul provvedimento ha dato lo scatto decisivo ai lavori dell'assemblea, grazie anche all'impegno di mediazione del presidente del Senato Nicola Mancino. Dopo un'attesa di più di tre anni, il mondo dell'associazionismo e della società civile avrà un sistema legislativo di riferimento per entrare da protagonista nella gestione e nell'offerta dei servizi. Nei 30 articoli che compongono il testo normativo il concetto di sussidiarietà viene accolto in senso ampio: ciò significa che alle strategie d'intervento provvederanno soggetti pubblici (Stato ed Enti locali) insieme a onlus, cooperative, associazioni di volontariato, enti di promozione sociale. Una grande sfida per il Terzo Settore, chiamato ora a nuove responsabilità. Ne parliamo con il professor Stefano Zamagni, presidente del Corso in Economia della Cooperazione all'Università di Bologna. La legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali si apre con una precisa indicazione dei principi ispiratori che hanno influenzato l'intero dispositivo. L'art.1 (I comma) dice che «la Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione». Tale dichiarazione impone di passare da un sistema di interventi meramente riparativi a un sistema di protezione attiva che valorizza le persone e le famiglie. «Elimina una volta per tutte lo statalismo dallo spirito della legge», spiega il professor Zamagni. «Perché non menziona lo Stato, ma chiama direttamente la Repubblica, cioè la società civile e le famiglie, ad attuare l'assistenza. Altro aspetto fondamentale di questa legge quadro è l'ingresso del principio di universalità nell'identificazione dei destinatari dei servizi sociali: all'art. 2 si dice che destinatari sono tutti i cittadini, non particolari categorie. Finalmente si restituisce dignità alla persona che si trova in una particolare condizione di bisogno, senza inquadrarla in rigide classi di utenza». Ma vediamo quali sono gli aspetti ispiratori del testo normativo. «Viene introdotta una serie di criteri per la gestione dell'assistenza: in primo luogo la sussidiarietà, poi l'efficienza, l'economicità e l'efficacia. Proprio quest'ultimo aspetto acquista una portata enorme, perché non sarà più sufficiente produrre servizi nella legalità e secondo trasparenza, ma si dovrà anche dimostrare che i soldi spesi abbiano raggiunto lo scopo richiesto». Insomma, questo criterio di efficacia, o accountability, chiamerà il mondo del Non Profit a migliorare le proprie capacità d'intervento e ad allargare la gamma delle proprie prestazioni. «Si apre un nuovo mercato, quello dei servizi sociali, in cui gli operatori sono chiamati a enormi responsabilità. è evidente che ci saranno alcuni anni di transizione, in cui il Terzo Settore dovrà organizzarsi per rispondere con competenza a tutte le esigenze della società». Il professor Zamagni indica tra le priorità da assolvere in tempi brevi quella dell'aggregazione tra le forze del volontariato. «Il V comma dell'art. 1 chiama le organizzazioni non profit ad essere soggetti attivi nella stessa gestione dei servizi, quindi a evitare l'eccessiva frammentazione che le ha caratterizzate fino ad ora. L'aggregazione dovrà avvenire sulla base del rispetto delle identità di ciascun ente, ma raggiungere quella soglia di rappresentatività indispensabile per fare progetti, per gestire i programmi d'attuazione, ottenere finanziamenti ed essere interlocutori credibili in campo istituzionale». Il secondo aspetto individuato dal professore riguarda poi il campo di operatività delle organizzazioni non profit: «Dovranno ampliare notevolmente la gamma delle prestazioni offerte: oggi il maggiore ambito di specializzazione è quello socio-sanitario, ma ce ne sono molti altri in cui dovranno formarsi operatori ad hoc». L'ingresso ufficiale del Terzo Settore nel sistema dell'assistenza rappresenta dunque, oltre che una svolta epocale nel rapporto tra Stato e cittadino, una fortissima attribuzione di responsabilità cui ora non si può più disattendere. «è vero, il grande rischio cui va incontro il Terzo Settore è quello di non avere capacità di risposta per tutti i bisogni cui sarà chiamato ad intervenire. Ma questa è una nuova sfida» |
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