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![]() Il Senato ha definitivamente approvato la legge quadro sull'assistenza sociale. La legge è passata con i voti della maggioranza, l'astensione del Polo e il no di Lega Nord e Rifondazione: 130 i voti favorevoli, 33 gli astenuti, 12 i contrari. La normativa rappresenta una ristrutturazione totale del sistema assistenziale, ancora modellato dalla legge Crispi del 1890. Ecco in sintesi i punti principali della legge: La premessa. "La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie -dice il primo articolo della legge - un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità , non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene , elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia". Ipab . Vita nuova per le Ipab (istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza). Il governo dovrà provvedere al loro riordino, trasformandone la natura giuridica e prevedendo anche lo scioglimento di quelle inattive in campo sociale. Buoni servizio. Come i "voucher" per le vacanze, i Comuni potranno fornire alle famiglie buoni da usare per pagare i servizi assistenziali. Assegni di cura. Chi ha anziani in casa potrà contare su "assegni di cura" aggiuntivi rispetto a quelli familiari. Ma non è l'unica misura: la legge prevede anche i 'servizi di sollievò, per chi, e sono soprattutto donne, si impegna quotidianamente nelle cure degli anziani di casa. Potranno essere sostituite quando sono fuori casa per lavoro. Prestiti sull'onore. Finanziamenti a tasso zero che i Comuni potranno concedere, in alternativa a contributi assistenziali, per venire incontro ad esigenze di giovani mamme sole, di coppie giovani con figli, e di famiglie che hanno in casa handicappati gravi .Prestiti anche per le famiglie temporaneamente in difficoltà economiche. Una misura che riguarda anche famiglie di recente immigrazione con gravi difficoltà di inserimento. Orfanotrofi addio. Lentamente, ma si spera inesorabilmente, gli orfanotrofi dovrebbero sparire.I bambini che non hanno ancora una famiglia che li adotti dovranno essere accolti in strutture sul modello delle "case - famiglia". Restare a casa. Chi ha problemi fisici o psichici dovrà essere aiutato a rimanere a casa, con sostegni al reddito e servizi. Rete di servizi. Tra i punti cardine della legge, quello di cancellare sperequazioni tra l'offerta di servizi nelle varie aree del Paese. I Comuni dovranno dotarsi di una carta dei servizi con le offerte che mettono a disposizione. In tutto il territorio italiano dovranno essere garantiti servizi sociali professionali, un servizio di pronto intervento sociale per le emergenze, l'assistenza domiciliare, strutture emiresidenziali e diurne, centri di accoglienza. Carta dei servizi. Sarà messa a punto dal governo e definirà i criteri per l'accesso ai servizi, il funzionamento, i criteri di valutazione delle offerte e le procedure di tutela. Revisione delle invalidità. Per delega, ci sarà una rimessa a punto degli assegni di invalidità, che saranno riclassificati, ma senza intaccare i trattamenti già oggi concessi. Reddito minimo d'inserimento. Entro il 30 maggio 2001 il governo riferirà al Parlamento sulla validità della sperimentazione già in atto in alcune aree del reddito minimo di inserimento. Interventi urgenti per la povertà. 20 miliardi per i prossimi tre anni sono stati destinati esplicitamente per interventi per i poverissimi e per i barboni. 18 ottobre 2000 ASSISTENZA SOCIALE Parola alle Regioni di Maurizio Ferrera Attesa da almeno 20 anni, la riforma dell'assistenza è finalmente giunta in porto. Un tassello importante si aggiunge così a quel nuovo Welfare che il Paese sta faticosamente cercando di costruire: un Welfare più equo ed efficiente, più in linea con gli standard europei. L'assistenza è un po' come il pavimento di un moderno Stato sociale. Il suo compito è quello di fornire una rete di prestazioni di base per chi si trova in situazioni di vero bisogno. I poveri, innanzittutto, che in Italia sono ancora tanti: sette milioni e mezzo secondo l'ultima rilevazione Istat. Ma più in generale tutte le famiglie che devono affrontare condizioni di particolare disagio (ad esempio la disabilità di uno o più componenti) e che da sole proprio non ce la fanno. Fino a oggi il settore assistenziale è stato in Italia un grande caos. Sussidi disparati, spesso erogati a pioggia e con ampie sovrapposizioni. Servizi sociali lacunosi e inefficienti. Forti disparità territoriali. Assenza di un "minimo vitale" di ultima istanza, come negli altri paesi europei. La riforma approvata dal Parlamento consente ora di voltare pagina. Il settore verrà largamente ristrutturato sotto il profilo finanziario e organizzativo. In linea con le raccomandazioni della Ue, sarà identificato un nucleo di prestazioni di base da garantire su tutto il territorio nazionale, inclusi un "reddito minimo di inserimento" per chi è totalmente sprovvisto di risorse e nuove misure a sostegno dei minori e delle responsabilità familiari. Il Governo riceve poi una delega per un ampio - e speriamo incisivo - riordino di tutte le prestazioni di disabilità, oggetto in passato di frodi diffuse e vergognose distorsioni clientelari. Una legge importante, dunque. Che promette di fare piazza pulita di enti inutili e sussidi obsoleti, inaugurando una nuova selettività orientata ai bisogni anziché alle categorie. Un iter parlamentare di quattro anni la dice lunga sugli ostacoli che Livia Turco ha dovuto superare: la riforma è andata a disturbare vecchie pratiche e interessi consolidati. Su certi delicatissimi temi (come la razionalizzazione delle cosiddette Ipab, gli istituti di beneficienza creati da Crispi nel 1898 o la delega sulla disabilità), è stato inevitabile scendere a qualche compromesso ed è assai probabile che gli scudi torneranno ad alzarsi in fase di attuazione. Ma i principi contenuti nella legge quadro consentiranno alla Ministra di continuare la battaglia, già dai prossimi mesi. Le leggi quadro sono, si sa, provvedimenti "aperti". Indicano la direzione di marcia e aprono i cantieri: ma possono contenere zone d'ombra e persino perdersi per strada, durante la messa in opera. Il successo della riforma Turco dipenderà moltissimo dalle Regioni e dagli enti locali, cui competono delicate funzioni: la fissazione delle priorità, la definizione degli standard di prestazione, le modalità di gestione, i rapporti con i settori privato e non profit, il collegamento con i servizi sanitari e quelli per l'impiego. Questo assetto "a briglie sciolte" corrisponde sia al dettato costituzionale sia alle nuove istanze federaliste. Ma conosciamo tutti le macroscopiche differenze fra Regioni in termini di capacità di governo. E sappiamo anche che in Italia è ancora assai poco radicata (anche in molte amministrazioni del Nord) la cultura della valutazione. La riforma dell'assistenza farà poca differenza se i suoi principali protagonisti istituzionali (Regioni ed enti locali) non si attrezzeranno bene, anche con l'aiuto di Roma e di Bruxelles, e se non verrà rapidamente attivato un sistema nazionale di monitoraggio, che preveda forme di condizionalità fra l'erogazione di fondi e la capacità di agire. La legge appena approvata dedica molti articoli alla "programmazione": ma lo fa in stile un po' retro, in parte riecheggiando la retorica degli anni settanta. Il modello attuativo vincente è un altro, imperniato su tre semplici formule: ampio decentramento, forte responsabilità, dettagliata valutazione. Per incentivare buone pratiche di assistenza, al servizio dei cittadini. 19 ottobre 2000 ASSISTENZA SOCIALE Assistenza, dopo 110 anni si cambia In prima linea le amministrazioni locali e più spazi alla collaborazione con i privati - Partenza con una dote di oltre 40mila miliardi di Chiara Bannella Assistenza, 110 anni dopo si cambia. Dal 2001 si scommette sui La parola passa ora alle amministrazioni locali, Comuni in testa, cui spetterà il non semplice compito di dare concreta attuazione a quel L'approvazione definitiva della legge è stata possibile grazie all'accordo politico raggiunto nei giorni scorsi tra maggioranza e opposizione: per ottenere il via libera del Polo, il Governo si è impegnato a inserire nella legge Finanziaria in discussione un emendamento per far sì che le risorse del Fondo sociale siano distribuite alle Regioni senza vincolo di destinazione. Emendamento che è già stato approvato dalla commissione Affari sociali. L'Italia dovrebbe, dunque, poter contare su un nuovo sistema di interventi sociali, programmati a livello nazionale e gestiti a livello locale. Un sistema che promette di saper offrire risposte Per fare tutto ciò la legge mette in campo nuovi strumenti: da un riconoscimento inedito del ruolo del no-profit, visto anche come volano dell'economia, alla collaborazione con soggetti privati che - purché accreditati - potranno entrare a far parte della rete dei servizi, fino ai 19 ottobre 2000 ASSISTENZA SOCIALE A chi si rivolge la riforma I potenziali utenti della nuova legge Gli emarginati ma non solo: la riforma dell'assistenza sociale approvata oggi è per tutti i cittadini, anche coloro che vivono in condizioni economiche buone ma che per scelta vorranno accedere alla rete di servizi integrati. La priorità delle risposte è diretta tuttavia alle persone in stato di povertà e in difficoltà sociale. Questa una parte dell'utenza potenziale. Disabili. Sono circa tre milioni i portatori di handicap in Italia. Sono per lo più persone anziane ma circa un milione ha meno di 65 anni. Sono duemila le famiglie che ogni anno si trovano di fronte alla nascita di un bambino disabile. Nelle scuole elementari il tasso di disabilità è dell' 1,8%, nelle medie del 2,5%. Poveri. Sono povere 2.600.000 famiglie (l'11,9%) e 7.508.000 persone (13,1%). Il 66% delle famiglie povere risiede nel Mezzogiorno. Fra chi ha più di 65 anni è povero un anziano su cinque. Tossicodipendenti. Sono circa 137 mila i tossicodipendenti 'ufficialì. Tanti sono infatti gli utenti annui dei 557 servizi pubblici per le tossicodipendenze (Sert). L'86% di questi sono uomini. Bambini in difficoltà. Sarebbero, secondo stime, 500 mila i minori sfruttati in Italia, costretti a lavorare piuttosto che studiare. Sono i bambini di strada e quelli abbandonati a se stessi senza riferimenti educativi. I disagi nell'infanzia però riguarderebbero 10 milioni di bambini, circa il 60% di chi ha meno di 10 anni. Ecco alcune cifre: il 16,7% è povero; il 10% soffre di disagio psichico; il 5% non termina la scuola dell' obbligo; mille processi ogni anno per maltrattamenti su minori (il 40-45% sono di natura fisica, il 10% sessuale; il 35% riguarda bambini con meno di tre anni; il 60-70% degli abusi avviene in famiglia). I senza casa. Sono stimate in 60 mila le persone che passano la notte all'aperto riparandosi con cartoni o coperte, nelle stazioni ferroviarie o sotto i porticati. Dei 60 mila, il 60% è costituito da stranieri giunti senza permesso di soggiorno. Le città che registrano il maggior numero di senzatetto sono Roma, con 4.000, e Milano con 3.000. 18 ottobre 2000 ASSISTENZA SOCIALE Il riordino "scommette" sul ruolo del terzo settore di Ch.Ban. Largo al terzo settore. Il nuovo sistema delle prestazioni sociali punta forte sul pieno coinvolgimento e sulla responsabilizzazione dei soggetti no-profit. L'articolo 5 del testo varato ieri da Palazzo Madama stabilisce che i Comuni, le Regioni e lo Stato dovranno promuovere azioni per il sostegno e la qualificazione dei soggetti operanti nel terzo settore, anche nell'ottica di fare di questa realtà in costante crescita un vero e proprio volano per l'economia del Paese. Dovranno, così, essere portate avanti politiche formative e interventi per l'accesso agevolato al credito e ai fondi dell'Unione europea a favore delle associazioni e delle Onlus. Gli enti pubblici dovranno, poi, impegnarsi a favorire la trasparenza e la semplificazione amministrativa oltre a prevedere forme negoziali o di aggiudicazione dei servizi "che consentano ai soggetti operanti nel terzo settore la piena espressione della propria progettualità", tenendo conto della qualità e delle caratteristiche delle prestazioni offerte oltre che della qualificazione del personale. Entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge-quadro il Governo dovrà emanare un atto di indirizzo e coordinamento in base al quale le Regioni individueranno le modalità per regolamentare i rapporti tra terzo settore e Comuni, ai fini dell'affidamento dei servizi alla persona. Sono moltissimi in Italia i potenziali fruitori della nuova legge: circa tre milioni di disabili e portatori di handicap (di cui un milione ha meno di 65 anni); due milioni e 600mila famiglie che vivono sotto la soglia della povertà (per un totale di sette milioni e mezzo di persone, soprattutto al Sud); 137 mila tossicodipendenti; 500mila bambini maltrattati, sfruttati e senza famiglia e 60mila senza fissa dimora. A loro si aggiungono i disoccupati, le donne in difficoltà, i genitori single e gli immigrati con problemi di inserimento. La precedenza nell'accesso ai servizi andrà ai soggetti tutelati dall'articolo 38 della Costituzione: inabili al lavoro e indigenti. 19 ottobre 2000 |