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Prende volto un "sistema" di interventi e di servizi sociali, che si propone come "integrato", cioè non più disperso in mille rivoli e disposizioni e finanziamenti, reso incerto e confuso da mille sovrapposizioni e incertezze di competenze. Imperniato su un Piano nazionale (approvato dal Governo entro 12 mesi), da rinnovarsi ogni tre anni, che indica i livelli essenziali dei servizi e le priorità, e su un "Fondo nazionale per le politiche sociali", che è regolato dalle leggi finanziarie e che unifica le diverse fonti di finanziamento indicando i margini per la programmazione della spesa. Quasi come il Sistema sanitario nazionale. Quasi come il sistema scolastico. Certo, meno forte, meno strutturato, meno visibile. Perché, certo, è un sistema di servizi per tutti, con carattere di universalità, come la sanità e listruzione, ma è un sistema a cui accedono prioritariamente i soggetti in condizione di povertà, di difficoltà. Però, anche un sistema che ha una particolare apertura. Un sistema di interventi e servizi che, in quanto sociali, puntano a fare rete, ad individuare e connettere tra loro spazi deboli, situazioni di fragilità, tempi e luoghi difficili della vita delle persone e delle comunità. Individuarli e prendersene cura, cucendo interventi diversi e muovendo soggetti anche "altri" rispetto ai propri servizi (la stessa sanità, listruzione, la sfera dei lavori, la sfera della giustizia), agendo molto sul piano della mediazione (non sono nati di recente i mediatori sociali, i mediatori familiari, i mediatori interculturali?). Individuarli anche per capire quali interventi e servizi abbiano efficacia preventiva. Un sistema che mette al centro anche un altro soggetto. Che è il soggetto principale. Le persone stesse, anche quelle in condizioni di fragilità, e poi le associazioni, la cooperazione sociale, il volontariato, le diverse forme espressive delle comunità locali. Il capitolo primo della legge, "principi generali", è chiarissimo. Per un verso, premette che il "sistema degli interventi e dei servizi sociali", istituzionalmente, vede al primo posto gli enti locali, poi le regioni, e poi lo Stato (e, in altra parte del testo, indica nel "piano di zona" il perno operativo del sistema). Per un altro verso, ancora più importante, afferma che le istituzioni pubbliche riconoscono e agevolano il ruolo di tutto il variegato mondo del terzo settore, ivi compreso il volontariato e lassociazionismo. Lo riconoscono nella programmazione, nella organizzazione e nella gestione dei servizi. Ma, più ancora, dice il primo capitolo della legge, il sistema dei servizi sociali ha tra i suoi scopi quello di promuovere la solidarietà sociale, cioè la valorizzazione delle iniziative delle singole persone, delle famiglie, dei gruppi di auto-aiuto. Si noti che integrazione, nella legge, ha due sensi. Il primo, come si è detto, riguarda la riunificazione degli strumenti di politica assistenziale e di promozione sociale (compresi i sussidi economici e la graduale estensione del reddito minimo di inserimento). Il secondo riguarda la relazione tra le istituzioni. Il piano di zona, perno del sistema dei servizi sociali, è in larga parte frutto come già lo è per i piani cittadini della legge 285 sullinfanzia e ladolescenza di accordi stilati tra i comuni e le Asl, i comuni e le autonomie scolastiche, i comuni e le agenzie del lavoro, i comuni e gli organi della giustizia minorile (art. 19). Il metodo per programmare i servizi è quello faticosamente sperimentato qua e là da singoli comuni (e, a Roma, da singole circoscrizioni): la programmazione degli interventi e delle risorse; loperatività per progetti; la verifica dei risultati, in qualità ed efficacia (art. 3). Oltre a quanto detto fin qui, tra le indicazioni specifiche più innovative presenti nella legge, citerei:
La strada, dunque, è aperta. Però, molte delle regole basilari per poterla percorrere in modo ben definito debbono ancora venire scritte (i molti decreti legge previsti tra tre, sei o dodici mesi; e le altrettanto previste disposizioni di competenza regionale). Questo è il tempo del dialogo sui concreti contenuti della legge e dellacquisizione in profondità dei suoi criteri orientativi. Compito di grande rilievo, che riguarda assessorati, dirigenti e operatori. Occasione straordinaria di riordino (ruoli, funzioni, organizzazione interna e verso l'esterno), territorio per territorio, comune per comune, circoscrizione per circoscrizione. Amedeo Piva
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