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Approvazione definitiva della riforma. Il Centrosinistra: "Un atto di civiltà". An attacca: "Modifiche inadeguate" Dopo 110 anni cambia l'assistenza Aiuti alle famiglie con anziani disabili e assegni per servizi a domicilio

di ANNA MARIA SERSALE

ROMA - Lo Stato si modernizza. Non più assistenzialismo di vecchio stampo, ma aiuti concreti e mirati. Le fasce deboli potranno contare su un sistema integrato di servizi. Da ieri, dopo un cammino lungo e tormentato, ostacolato dall'ostruzionismo e da più di mille emendamenti, la riforma dell'assistenza sociale è legge. Una legge che smantella il vecchio apparato, del tutto inadeguato a dare risposte ai nuovi bisogni della società e della famiglia. Non più istituti per l'infanzia abbandonata o per gli anziani fragili, nè aiuti economici solo a chi è sotto la soglia di povertà. Il sostegno, dice la legge, va dato anche a chi si fa carico di situazioni di disagio. Arrivano così gli "assegni di cura" per le famiglie che non sbattono gli anziani in ospizio, ma li accolgono in casa anche quando hanno problemi (demenza, inabilità, malattie gravi). Previsti anche dei "buoni" per chi, handicappato o anziano, ha bisogno di servizi di assistenza in casa (dalla spesa alla fisioterapia, ecc.), anche in questo caso si evita l'istituto. Ma anche prestiti d'onore a tasso zero: ne avranno diritto mamme sole con bambini, giovani coppie con figli, famiglie con persone sofferenti di handicap. Saranno i Comuni ad occuparsi di tutto questo, anche se la gestione complessiva dell'assistenza sarà affidata alle Regioni.
Le norme in vigore risalgono al governo Crispi del 1890. L'Italia attendeva da oltre un trentennio la revisione dei servizi che si occupano del disagio, della povertà, dell'handicap, dell'abbandono dei minori, degli anziani fragili, dell'esclusione dei più deboli. Insomma, di tutti quei problemi che il mondo civile ignora. I servizi erano un colabrodo: malati di burocratismo, spezzettati dal sovrapporsi di troppe competenze, in balìa di situazioni confuse e contraddittorie, alle quali mettevano riparo solo la buona volontà degli operatori e il volontariato, al quale ora viene riconosciuto un ruolo vero.
Accanto a sanità, previdenza e istruzione, che finora hanno polarizzato interventi e risorse pubbliche, vengono riconosciuti dei nuovi diritti: assistenza domiciliare, servizi alle persone e alle famiglie, buoni servizio, assegni e rivalutazione delle indennità. E ancora: comunità familiari, centri diurni, riabilitativi, per i giovani e per gli anziani. C'è anche un'altra novità: è più facile sposarsi, non serve presentare i certificati, ci penserà l'ufficiale di Stato civile.
Il Centrosinistra esulta: "Abbiamo mantenuto fede al nostro impegno riformista". E il segretario della Quercia, Walter Veltroni, sottolinea: "Questa legge è un atto di civiltà". "Ci sono già 1.800 miliardi da spendere per il prossimo anno", afferma Marida Bolognesi, deputata diessina. Ma il Polo attacca: "E' solo una foglia di fico - afferma il senatore Michele Bonatesta, di An - Con la quale il governo ha coperto la propria incapacità di riformare davvero lo Stato sociale". Reazioni positive dalle associazioni, che si sono battute per la nuova legge: "Un risultato che premia il nostro impegno - dicono i due portavoce del "Forum permanente del terzo settore", Giampiero Rasimelli e Edoardo Patriarca - Sono ora le Regioni a doversi attivare in tempi brevissimi".




Venerdì 20 Ottobre 2000
Dopo l'approvazione della legge-quadro sul welfare, gli enti locali possono avere subito i primi stanziamenti. Ma lo Stato dovrà fissare al più presto le linee d'azione Assistenza, in due anni si farà la rivoluzione.
Il ministro Turco: 1800 miliardi già spendibili, poi il piano per le Regioni entro aprile
di FERRUCCIO SANSA

ROMA - "Subito". Se le chiedete quando partirà la grande riforma dell'assistenza e del Welfare, Livia Turco, ministro della Solidarietà Sociale non ha dubbi: "Subito, i 1.800 miliardi previsti per gli anni 2000 e 2001 sono già spendibili". Poche settimane, giusto i tempi tecnici, e le regioni avranno i soldi da spendere.
Certo, è solo il primo passo, perché questa rivoluzione sia collaudata e del tutto compiuta ci vorrà di più: "Bisogna essere realisti, credo che saranno necessari almeno due anni", aggiunge il ministro Turco. Si parte subito quindi, ma sarà un processo graduale.
Del resto la legge appena votata in Senato rappresenta un capovolgimento delle prospettive, una specie di rivoluzione copernicana, perché welfare e assistenza diventano tra i primi campi di applicazione di un federalismo spinto; a regioni, province e comuni sono infatti destinati ruoli chiave, così come agli operatori sociali. "È una riforma federalista in senso compiuto - ci tiene a precisare il ministro Turco - perché dà potere agli enti locali, ma, per la prima volta, definisce chiaramente anche il ruolo dello Stato, che dovrà fissare le linee di azione".
Due anni, quindi, per superare tutte le tappe. Prima quella istituzionale, perché, è bene ricordarlo, la disciplina approvata mercoledì al Senato è una legge quadro e richiede quindi di essere specificata nei diversi ambiti. Molto è stato già fatto, dalla legge sull'infanzia a quella sull'handicap. Restano, però, da elaborare alcuni punti cardine della riforma: la Carta dei Servizi Sociali e il Piano Sociale Nazionale, che, come spiega Turco, "fisserà standard essenziali di assistenza finalmente uguali per tutto il territorio nazionale". Oggi, se a Trento si spendono 205.000 lire annue per l'assistenza, al Sud si scende fino alle 22.000 di Catanzaro. Buone intenzioni, quindi, ma i tempi? "Farò di tutto perché il Piano sia pronto entro la fine della legislatura", promette Livia Turco. Se i tempi della politica coincideranno con quelli del calendario vorrebbe dire che tutto sarà pronto per aprile 2001. Ma il ministro mette subito le mani avanti: "Certo, dipende dalla durata del Governo, se si dovesse andare al voto prima...", quasi un avvertimento all'opposizione, se ci mandate a casa il nuovo welfare subirà ritardi.
Prima dell'estate, quindi, la palla dovrebbe passare a regioni, province e comuni. E sarà un lavoraccio, perché alle nuove attribuzioni corrisponderanno doveri e responsabilità. Prima di tutto definire i meccanismi per individuare (in base ai criteri anche qualitativi fissati dallo Stato) i soggetti privati che potranno fornire i servizi. Poi partirà una fase di collaudo: alcune regioni, a cominciare da Marche, Umbria, Toscana e, in parte, Lombardia, hanno già avviato nei mesi scorsi una sperimentazione, altre sono ancora indietro. Per ultimi saranno gli operatori, divenuti finalmente soggetti legittimati, ad adeguarsi agli standard. Ma gli italiani, quando potranno utilizzare i voucher (una sorta di assegno per acquistare servizi sociali dai privati accreditati rendendo così flessibile e personalizzata l'assistenza), e quando arriverà per loro il fantomatico reddito minimo di inserimento (un'integrazione di 500.000 lire riservata a chi ha un reddito inferiore alla soglia di povertà, cioè un milione e duecentomila lire per due persone)? "In alcune zone li abbiamo già sperimentati. Entro il 2001 dovrebbero essere estesi a tutto il territorio", è la parola di Livia Turco. Entro dodici mesi, secondo il ministro, si dovrebbe dare il via alla rivitalizzazione delle Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza) che saranno riordinate, trasformate ed eventualmente sciolte. "Il patrimonio delle Ipab - spiega Turco - è di circa 37.000 miliardi".
Si parte, quindi, sul filo di lana di fine legislatura: "Ricordo quando abbiamo cominciato - conclude Livia Turco - era il 1997, c'era Prodi allora...".




Il Terzo Settore
"Più qualità con l'avvento dei privati"

ROMA - "Per noi è una vera rivoluzione". Giampiero Rasimelli, portavoce del Forum Permanente del Terzo Settore, non usa mezzi termini: "L'approvazione della legge sull'assistenza trasforma radicalmente il welfare".
Va bene, ma quali sono i punti chiave della riforma?
"Innanzi tutto è stata invertita la gerarchia delle decisioni tra Stato, Regioni e Comuni, dando importanti competenze agli enti locali...".
Il federalismo applicato all'assistenza?
"Esatto. Ma non basta: volontariato, cooperative, terzo settore sono stati compresi espressamente tra i soggetti che gestiscono i servizi, una vera e propria rivoluzione. Prima se un comune affidava un servizio a una cooperativa lo faceva con un atto arbitrario, adesso compie un'azione prevista dalla legge". Non c'è il rischio di uno snaturamento di associazioni e cooperative che operano nel campo dell'assistenza, avvicinandole troppo a una logica di mercato?
"Questo, forse, succedeva prima, quando nelle gare ci costringevano al massimo ribasso. La nuova legge invece, con l'accreditamento, inserisce un criterio nuovo ed essenziale: quello della qualità".
Insomma, si allarga l'ambito di azione dei privati. Non sarà che lo Stato delega a voi perché da solo non ce la fa più? "Non credo. I servizi legati all'assistenza vanno ammodernati e soprattutto ampliati. Rispetto a trenta anni fa, la domanda di assistenza è aumentata, anche qualitativamente, per questo è necessario l'ingresso di nuovi soggetti".

F.Sa.


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