SERVIZIO SOCIALE SU INTERNET
Articoli

Rassegna stampa





18 ottobre 2000
Il premier affonda il Welfare. Mentre Polo e Ulivo si accordano a spese della legge sull'Assistenza Amato: "Lo stato sociale è superato, viva i privati"

"Lo Stato sociale è superato, viva il welfare privato". Lo dice il presidente del consiglio Giuliano Amato; lo vuole la Legacoop; lo sostiene e lo pratica da tempo il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni; lo bramano naturalmente i privati; nei fatti lo vota la maggioranza di questo governo di centrosinistra scendendo a patti con il centrodestra nel varo della controriforma dell'assistenza sociale. Il passaggio dal Welfare state al cosiddetto welfare community è "cruciale" ha affermato ieri Giuliano Amato, parlando ad un convegno della Legacoop denunciando gli "ostacoli" creati dalla cultura di una certa sinistra che "diffida" dell'ingresso dei privati, in qualunque forma, nel welfare. Il presidente del Consiglio ritiene che "ci si debba liberare di questi ostacoli" che persistono proprio perchè esistono certi "Suslov" o certe "Suslov" che continuano "ideologicamente" a diffidare di strade diverse da quella puramente statalista pensando così di evitare "disuguaglianze" di trattamento. "Amato fa il furbo, quando accusa certa sinistra, noi, la Bindi ecc... di somigliare a Suslov" risponde Paolo Ferrero, responsabile dello Stato sociale della segreteria nazionale di Rifondazione. "Non abbiamo nulla contro il welfare community ma siamo radicalmente contrari ad uno Stato che affidi al mercato la soddisfazione o meno dei bisogni dei cittadini, che scarichi sul lavoro la cura delle donne compiti che attengono alla sfera della cittadinanza e quindi di responsabilità dello Stato. Questa è stata la politica del governo Amato che, sulla scia dell'esempio statunitense, sta lavorando, come dimostra la legge sull'assistenza, alla costruzione di un workfare state, che si regge sulla precarizzazione del lavoro, sul mercato dei servizi e sul neofamilismo" ribatte Ferrero, bollando come incostituzionale la legge sull'assistenza sociale che si vota oggi al Senato e preannunciando la richiesta al presidente della Repubblica di non promulgarla. "Non solo è incostituzionale ma è anche il frutto di un pessimo compromesso tra la maggioranza di questo governo e il centro destra". Non usa mezzi termini il presidente dei senatori del Prc Giovanni Russo Spena nello spiegare il suo voto contrario. "Un grave passo indietro perché abolisce i diritti sanciti dall'articolo 38 della Costituisce" sottolinea il senatore comunista. Nei fatti questo disegno di legge battezzato non a caso "legge Turco-Formigoni" mette in mano al libero mercato la soddisfazione dei bisogni dei cittadini ricalcando la controriforma della Sanità messa in atto in Lombardia dal governo Formigoni. Così, un anziano che vive nel Lazio potrà avere meno diritti di un suo collega lombardo e viceversa. Dipenderà dai soldi disponibili nel neonato Fondo sociale destinato alle regioni. Dipenderà dalle offerte dei privati. Dipenderà dunque dal mercato dei servizi. "Con questa riforma lo Stato non sarà più garante dei diritti certi sanciti dalla Costituzione, ma sarà soltanto un fluidificante del mercato dei servizi" spiega Ferrero. Così come voleva il Polo nello spirito della devolution. Grazie alla stessa ministra per la solidarietà sociale, Livia Turco, che nel sostenere la "riforma" ha riconosciuto la necessità di fare largo alle regioni in materia di programmazione e coordinamento dell'assistenza sociale, anche a scapito delle autonomie locali, alle quali non resterà che uniformarsi alle decisioni dei governi regionali. "Noi crediamo ad un regionalismo alto democratico e solidale, non alla "devoluzione" di funzioni dello stato sociale che scardina l'unità nazionale e che discrimina fra cittadini delle regioni ricche e quelli delle regioni povere" stigmatizza Russo Spena: "Nei rapporti politici fra Ulivo e Rifondazione, su un tema di grande rilevanza che attiene ai poteri istituzionali si è aperto un fossato incolmabile".

Sabrina Deligia


Home