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LEGGE SULL'ASSISTENZA: ORA OGNUNO FACCIA LA SUA PARTE

Il parere della Caritas Italiana nelle parole del direttore, don Elvio Damoli.

L'avvenuta approvazione della "legge quadro" di riforma dell'assistenza è insieme un punto d'arrivo e un punto di partenza. Questa in sintesi la posizione della Caritas Italiana, che sottolinea gli aspetti positivi, ma evidenzia anche il cammino ancora da fare.

"È importante che alle regioni sia stato fornito uno schema unitario di riferimento che garantisce i livelli essenziali delle prestazioni e impedisce quella frammentazione degli ordinamenti che sempre favorisce i più forti e penalizza i più deboli" Questo il primo commento del direttore della Caritas Italiana, don Elvio Damoli, che aggiunge "È pure importante che sia stato accolto il concetto di servizi alla persona, che la Caritas aveva sostenuto in una sua proposta poi recepita da diverse forze politiche, riuscendo ad incidere sull'orientamento parlamentare. E' infine significativa - prosegue don Damoli - la scelta del livello comunale come baricentro della integrazione e della promozione dei servizi e degli interventi, in modo da renderli aderenti alle esigenze delle persone e delle famiglie, il cui rilievo sociale è ampiamente riconosciuto".

Su queste fondamenta andrà edificato il nuovo "welfare", nel quale le forze della solidarietà sociale sono chiamate ad assumere responsabilità inedite nel quadro di un sistema che adotta esplicitamente un criterio della sussidiarietà.

"E tuttavia va detto - aggiunge il direttore della Caritas Italiana - che la vera riforma non c'è ancora. Ci sarà quando tutti i soggetti coinvolti avranno fatto la loro parte: il Governo dando corso alle deleghe ricevute, le regioni definendo gli ordinamenti operativi, i comuni mobilitando nei "piani di zona" tutte le energie solidali disponibili sul territorio. La riforma ci sarà, insomma, quando sarà dimostrato che funziona un sistema che non esclude nessuno dalla cittadinanza sociale e nel contempo intende sostenere in via prioritaria le posizioni più deboli ed esposte".

"L'esistenza di una base legislativa certa - conclude don Damoli - mette ora alla prova, senza eccezioni, le istituzioni, le competenze e i soggetti coinvolti, volontariato compreso, a ciascuno ricordando che, in definitiva, saranno i poveri, ad esprimere il giudizio che conta". Roma, 19 ottobre 2000


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