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La proposta degli enti locali, del volontariato, del no-profit.

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Relazione della Dott.ssa Lea Battistoni (Dipartimento per gli Affari Sociali - Presidenza del Consiglio dei Ministri)
ROMA, 23 GIUGNO 1997

 

 

Premessa

La relazione che mi accingo a svolgere vuole essere un contributo alla discussione odierna sul ruolo e sulle prospettive del terzo settore alla luce dei mutamenti in atto nella società italiana, attraverso l’individuazione di alcune tematiche chiave e di specifici nodi problematici che sembrano caratterizzare l’attuale fase di trasformazione dello stato sociale.
Una analisi di questo tipo non può che partire dalla individuazione della trasversalità del terzo settore all’interno di alcuni dilemmi e paradossi che connotano lo sviluppo sociale ed economico del nostro paese, individuabili in :

 

1) una crisi fiscale dello stato e l’esigenza di sviluppo e sostegno di sistemi di modernizzazione sociale ;
2) un aumento delle diseguaglianze sociali determinato dal modello di sviluppo economico neo liberista e la necessità di un ridisegno del paradigma di cittadinanza fondato sulla equità e sulla solidarietà ;
3) la crisi dello stato assistenziale e la necessità di una progettazione del suo assetto istituzionale e gestionale che comporta, tra l’altro, il conseguente ridisegno di una nuova rete di relazioni tra pubblico e privato, tra centro e comunità locali (vedi leggi Bassanini, onlus, legge sulla istruzione, servizio civile obiezione di coscienza, cooperazione allo sviluppo) ecc.) ;
4) uno sviluppo senza occupazione e la contemporanea ricerca, individuazione e definizione di nuovi mercati e di nuove regole per il rilancio e l’incremento della occupazione giovanile, in modo particolare, ma non solo ;
5) una carenza delle risorse disponibili e la contemporanea esigenza della innovazione sociale, come strumento sia di soddisfacimento di nuovi bisogni che di crescita economica ;
6) la transazione verso la società della informazione e necessaria, ma complessa, nuova connotazione della vasta area della "riproduzione sociale" ;
7) la riduzione del tempo di lavoro e l’ampliamento dei tempi di vita e la contemporanea difficoltà di intreccio tra i mondi diversi "di lavoro e non lavoro".

2. Il contesto di sviluppo

Nel corso degli ultimi venti anni il vasto agglomerato del no profit è andato espandendosi ed ha posto le sue basi per emergere come possibile nuovo settore, grazie allo sviluppo, a livello sociale, di modalità innovative nella erogazione di servizi che hanno consentito, alle associazioni ed in generale ai soggetti del no profit, di svolgere un ruolo importante, creando un nuovo rapporto collaborativo tra enti locali, unità sanitarie locali ed, in generale, tra soggetti pubblici ed organizzazioni di volontariato, associazioni, cooperative ecc.
Si è trattato di una crescita spesso disorganica e territorialmente differenziata, avvenuta in un rapporto di mutuo adattamento che si è sviluppata soprattutto in quelle aree dove maggiore era la presenza del pubblico e dove maggiore sono state le innovazioni di tipo sociale.
In questa ottica di relazione tra processi di modernizzazione sociale e sviluppo del no profit, tra l’innovazione sociale e nuove modalità di interscambio e di reti nel settore del mercato sociale tra i diversi attori pubblico, privato, no profit società civile, vanno probabilmente collocate le strategie di intervento per lo sviluppo del terzo settore come risposta alla crescita e alla diversificazione di nuovi bisogni soggettivi.
Una prospettiva che parte dalla consapevolezza che sostenere e sviluppare queste aree significa avviare una strategia innovativa che metta insieme potenzialità di modernizzazione e di sviluppo di nuove forme di partecipazione sociale.
Occorre, dunque, da un lato mettere a punto interventi di riforma dello stato e della assistenza sociale, come è stato delineato nella relazione di apertura, dall’altro fare emergere le risorse umane, produttive e organizzative che provengono dal vasto mondo del volontariato, dell’associazionismo, della impresa sociale, in un quadro di collaborazione tra pubblico, privato e privato sociale.

3. Differenziazione e complessità del settore

Il vasto e frastagliato mondo del no profit comprende un insieme di organizzazioni che cambia volto e dimensione a seconda dei criteri di individuazione. E’ possibile, almeno, teoricamente, distinguere alcune aree o vocazioni specifiche all’interno del no profit :

 

a) Area di no profit "originario" o in senso lato di volontariato , strumento di risposta a bisogni delle comunità, strumento di tutela di bisogni, organizzazione di consumatori, con una funzione di advocacy ; un ruolo estremamente di antenna di nuovi bisogni e delle richieste che provengono dall’area comunitaria che può tradursi sia in funzione di superamento delle asimmetrie informative tra produttori e consumatori, che di ascolto e proposta di nuovi modelli di consumo.
Si tratta di un’area di alimentazione e di sensibilizzazione delle richieste e delle iniziative che provengono dalla società civile che ha bisogno, tra l’altro, di sostegni per l’innovazione qualitativa delle iniziative, così come dello sviluppo di attività di formazione delle professionalità interne presenti ; un soggetto che può divenire importante interlocutore, anche critico dell’attore pubblico.

Area dell’associazionismo mutualistico che produce beni e servizi per i propri membri ;
Area del no profit solidaristico che produce beni e servizi di pubblica utilità a beneficio dell’intera collettività.

Tuttavia questa tipologia per missioni specifiche, sembra attualmente essere sempre meno distintiva, visto l’ampliamento in atto tra i confini e la tipologia di organizzazioni che si vanno formando.
Mettendo tuttavia in evidenza sia la possibilità di una mission multidimensionale, questo complesso soggetto non è ancora completamente definibile in un sistema, così come lo stato e il mercato, ma certamente si avvia a diventarlo e a questo fine occorre dare vita ad una serie coordinata di strumenti e politiche legislative, istituzionali, finanziarie che, sulla base di una strategia nazionale innovativa e coerente, vengano attuati a livello locale, anche mediante forme di sperimentazione.
Tradizionalmente si fa riferimento al terzo settore come area di sviluppo di servizi assistenziali in realtà, al suo interno, si è sviluppata una gamma articolata di servizi che oltre a quelli tradizionalmente ricordati comprende anche nuove aree e tipologie di interventi rivolti a :

il tempo libero, la socializzazione, l’informazione, (un’area a forte potenzialità di sviluppo soprattutto per il mondo giovanile) ;

la cultura (dalla musica ai parchi archeologici) ;

l’ambiente (gestione dei rifiuti, gestione delle acque, protezione e manutenzione degli spazi naturali, regolamentazione e controllo dell’inquinamento ecc.) ;

nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ;

aiuto ai soggetti ad esclusione sociale o in difficoltà e loro inserimento ;

rivalutazione degli spazi pubblici e urbani ;

servizi commerciali di prossimità ;

turismo, patrimonio culturale ;

cooperazione allo sviluppo.

Questa area, inoltre, è divenuta sede di formazione di competenze, area di transizione giovanile e dunque potenziale partner per un nuovo sistema di formazione continua.
Di qui necessità di indicare linee e modalità di interventi, in parte diversificati per tipologia, ma che ridisegnino il sistema complessivo sulla base di linee d’azione relative a :

informazioni e analisi conoscitive del sistema ;

regolazione dei confini ;

modalità e regole dei rapporti tra soggetti (pubblico e privato) e modalità di azione ed intervento reciproco (nuova regolamentazione dei rapporti contrattuali e nuova regolamentazione degli appalti) ;

standard di qualità dei servizi e dei livelli professionali ;

riqualificazione professionale, mediante anche azioni di sostegno formativo degli operatori ;

modalità organizzative e gestionali interne e salvaguardia dei soggetti in esse operanti ;

incentivi all’occupazione ;

strumenti di sviluppo della impresa sociale ;

regole e flussi di finanziamento ;

legislazione.

Rete e relazioni di rete.

L’insieme di queste iniziative hanno una dimensione locale, anche se è evidente che le potenzialità locali si sviluppano mediante politiche nazionali che ne favoriscano la crescita, mediante una strategia d’azione innovativa e coerente.
La risposta ai nuovi bisogni sociali richiede, infatti, lo sviluppo di interventi correlati, di rete che vedano la copresenza di più attori del territorio che fondino la loro modalità di intervento e di risposta su una cultura della coprogettazione, finalizzata alla realizzazione di un sistema collettivo che abbia alla base la cooperazione tra soggetti diversi e che consenta :

 

1)di sviluppare rete di servizi e di interventi sul territorio ;
2)di rispondere in modo diversificato a bisogni dei cittadini ;
3)di attuare risposte flessibili che si connotino per una possibilità di continua riprogettazione sulla base dei risultati ottenuti e delle nuove esigenze locali.

Una rete dunque formata di molteplici nodi strategici che non si fondi su concezioni dualistiche o manichee che spostino opzioni in cui il pubblico venga a scomparire a favore del privato o che a quest’ultimo vengano lasciati intervenire residuali ma che sia fondata su strategie complessive di tipo cooperativo fondate su modello di rete in cui il nodo pubblico sia elemento di erogazione di alcuni servizi essenziali ed assieme soggetto di regolamentazione, indirizzo e fluidificazione del sistema nel suo insieme.

Schematicamente si possono così definire le aree di reciproco intervento :

Interventi diretti del settore pubblico definiti rispetto ai beni pubblici collettivi universali (Ruffolo) ai beni fondamentali e ai diritti sociali come la previdenza sociale di base ed il servizio sanitario di base ; in questo caso si tratta di individuare e selezionare alcuni bisogni sociali promuovendo interventi di pari opportunità, per tutti i cittadini ed in particolare per coloro che si trovano in condizioni di fragilità ;

forme di cooperazione tra pubblico e no profit per interventi sociali, attraverso appalti per servizi collettivi di utilità sociale, per servizi territoriali ;

incentivazione di attività assistenziali a privati e famiglie, mediante sviluppo di "servizi di prossimità" ;

sostegno, mediante forme di certificazione, di servizi che non sono offerti né dallo stato né dal mercato e che sono addossati ai privati o alle famiglie o del tutto trascurati ( risanamento bonifica sociale, degli spazi urbani, benessere ambientale, ecc.) patrimonio archeologico ambientale e che possono essere svolti da privato sociale ;

forme di finanziamento parziale per associazioni, organizzazioni che abbiano svolto attività ritenute socialmente rilevanti, evitando contributi a fondo perduto e rinunciando a finanziare interventi effettivamente non innovativi e o non rispondenti a bisogni locali ;

sostituzione di prestazione monetarie dirette con vaucher per servizi ;

attivazione di strumenti per lo sviluppo del privato sociale incentivando, tra l’altro forme di parternship tra imprese profit e non profit.

Al centro della analisi e degli interventi va posto il problema della convergenza, sinergia, tra apporti diversi, pubblico, profit, non profit di cui vanno riconosciute le specificità e non le separazioni.
Si tratta di mettere a sistema le risorse finanziarie, organizzative ed umane rilevabili a livello territoriale, valorizzando l’esistente e le qualità presenti a livello locale, programmando, in particolare sistemi o pacchetti assistenziali diversificati cui i cittadini possano avere accesso :

gratuito ;

convenzionato ;

con servizi acquistati mediante vaucher ;

con detrazioni fiscali con imposta negativa ;

acquistandoli dal mercato, ma con garanzie di certificazione di qualità.

5. Terzo settore e qualità sociale.

Tra le caratteristiche solitamente ricordate come distintive del terzo settore e connotative del suo vantaggio competitivo si individuano le finalità delle azioni (le attività del terzo settore forniscono beni e servizi di utilità sociale e benefici di tipo universalistico) e la composizione e caratteristica degli addetti ( la presenza di volontari assicura la natura solidaristica e caratterizza le motivazioni e la qualità delle attività svolte) ; questo impegno, la modalità di dono che le caratterizza tendono a tradursi in una migliore qualità, personalizzazione ed efficienza del servizio, rispetto ad analoghe attività effettuate da privati o da pubbliche amministrazioni.

L’impegno solidaristico, inoltre, ha come effetto la creazione di ulteriori legami comunitari di socialità, di appartenenza, capaci di creare una migliore qualità della vita individuale e collettiva.Tuttavia è evidente che anche questo contesto ha necessità di introdurre alcuni elementi di efficacia ed efficienza del sistema ,di effettiva qualità sociale che vanno sostenuti ed incentivati quali :

professionalizzazione degli addetti ;

la regolamentazione dei criteri di qualità ;

la rivisitazione delle regole organizzative e gestionali ;

la messa a punto di normative per i soggetti che operano nel settore

6. Una molteplicità di figure presenti.

All’interno di questa complessa rete vivono e convivono, infatti, diverse figure e soggetti tra loro estremamente diversificati per attività svolta, professionalità posseduta e finalità della propria azione, sommariamente così individuabili :

 

cares: persone che mettono a disposizione le propria competenza o il proprio tempo per la comunità a questi va riconosciuto un sostegno, un appoggio ed una formazione in quanto possono essere agenti sensori del cambiamento e delle esigenze locali, sviluppano azioni di auto aiuto-banche del tempo ecc. Per questa area si potrebbero attivare azioni di sostegno di informazione e di formazione, politiche per valorizzare il lavoro di cura, sostegni e sgravi per il lavoro di cura, permessi di lavoro, accordi a seguito di politiche di riduzione orario di lavoro.

 

volontari : persone che a titolo gratuito e per spirito di solidarietà si mettono al servizio dei più emarginati ; in questo caso devono esistere politiche di incentivazione e di professionalizzazione capaci di far crescere i soggetti e di aumentare la qualità del servizio offerto( possibile pensare ad una utilizzazione di fondo regionali e di fondi sociali per questa formazione). Spesso a livello di volontariato si sono espresse alti livelli di professionalità che hanno consentito ai comuni di affidare al volontario nuovi servizi. Ma nell’ambito dello stesso volontariato convivono forme di partecipazione e di inserimento più varie :

Il volontario stabile che aderisce ad un organismo e svolge con continuità regolare attività sociali, trasformandosi in un operatore sociale ;
Il volontario part time o intermittente che dona una parte del suo tempo ;
l’obiettore di coscienza.
Soggetti che operano con diversificati livelli di coinvolgimento e di responsabilità.

Questa diversificazione pone problemi di riconoscimento e certificazione di competenza nel momento in cui vengono richiesti, tramite convenzionamento, servizi precisi e chiama in causa :

L’opportunità di interventi formativi per le diverse figure di volontariato ;

La definizione delle diverse figure di volontariato ;

L’individuazione di forme di certificazione.

Questi interventi consentono un miglioramento interno dell’associazione, garantiscono l’utente e garantiscono l’eventuale Ente Pubblico.

All’interno, in particolare delle imprese sociali esistono, inoltre, una gamma di altre figure professionali :

Soci lavoratori ;

Soci volontari dipendenti ;

Collaboratori a progetto :

Per questo set professionale che presenta caratteristiche di cantiere di sperimentazione, di nuove sinergie tra mercato e socialità, occorre, tuttavia attivare normative che evitino i rischi dello sfruttamento e dell’auto sfruttamento.

Sono, inoltre da ricordare i soggetti deboli inseriti nel lavoro, i soggetti in uscita da percorso terapeutico e di rieducazione (carcerati, ex tossici, lavoratori delle coop. B, malati di mente) per i quali vanno ipotizzati sostegni all’inserimento e misure di prevenzione.

In questo quadro va dunque affrontato il problema contrattuale delle diverse figure esistenti, tenendo conto della specificità del contesto specifico del terzo settore ; nuove modalità contrattuali che da un lato evitino ogni possibile sviluppo di aree di lavoro nero, dall’altro consentano di fare emergere una vasta area di lavori "atipici".

7. Terzo settore ed occupazione.

Le possibilità di sviluppo occupazionale del settore non sono unanimemente riconosciute e vedono ancora una diversità di posizioni tra chi sostiene che in questo settore si stia creando occupazione aggiuntiva e che parla di occupazione puramente sostitutiva ; una diversità che trae origine oltre che dalle diverse teorie e dalle scuole di riferimento da una carenza informativa e conoscitiva del settore anche in relazione alle sue modalità organizzative (a questo fine il dipartimento Affari Sociali ha attivato una serie di iniziative svolte al sostegno diretti ed indiretti alla conoscenza del sistema, attivando, tra l’altro una convenzione quadro con l’ISTAT e ritiene importante sviluppare l’area della informazione e della conoscenza del settore) sicché le aspettative occupazionali possono essere sovradimensionate o sottodimensionate a secondo l’ottica di riferimento.

Di qui la necessità di analisi per comprendere :

se e come questa area sia un mezzo di ammortizzatore sociale delle aree di sofferenza occupazionale ;

se e in quale misura si tratti di un’area di occupazione sostitutiva a seguito di restringimento occupazionale nel pubblico o piuttosto di occupazione aggiuntiva ;

come incrementare occupazione e sviluppo del no profit.

Se è probabile che nella società attuale lo sviluppo occupazionale si giochi anche e soprattutto sulla crescita della produttività dei servizi e di quelli in particolare dell’area della riproduzione sociale sviluppata dal settore del no profit occorre avere presente che queste opportunità si sviluppano entro una dimensione locale, ma che dall’altra parte le potenzialità locali vengano attivate ed incentivate se a livello nazionale vengono attivate politiche fiscali e di sostegno allo sviluppo che ne sostengano e favoriscano la crescita.

In questo senso una strategia di azione nazionale innovativa e coerente appare indispensabile in una prospettiva anche di sviluppo occupazionale del settore che sia finalizzata tra l’altro a :

incentivare l’innovazione organizzativa e professionale del terzo settore ;

rivisitare la formula delle convenzioni ;

passare per alcuni servizi da forme di rapporto contrattuale diretto tra organizzazioni e pubblica amministrazione al sistema dei voucher che da un lato consentono all’utente consumatore la libertà di scelta del produttore che meglio risponde ai propri bisogni, dall’altro favorisce le organizzazioni che garantiscono livelli di qualità più elevati ;

attivare lo sviluppo della domanda privata di servizi sociali, su minimi qualitativi definiti a livello nazionale (anche soprattutto in termini qualità prezzo) e resi specifici ed eventualmente valutati a livello locale ;

sviluppare il mercato sociale mediante detassazione parziale di alcuni servizi comprati attraverso il terzo settore, al fine anche di modificare i diversi modelli di consumo familiare, riducendo la tassazione dei consumi di servizi di interesse collettivo, anche attraverso la deducibilità dal reddito delle persone fisiche delle spese sostenute per l’acquisto di servizi ritenuti di particolare rilevanza sociale ; un sistema che dovrebbe poter compensare le minori entrate fiscali mediante un incremento di entrate fiscali e previdenziali determinate da nuova occupazione ;

adottare forme simili allo "cheque emploi service" in Francia, per lo sviluppo di servizi personali di prossimità ;

utilizzare i diversi segmenti del no profit come aree della transizione formativa ( in cui spendere eventuali bonus formativi o svolgere apprendistato) o area di riconversione, poi mobilità professionale ;una opzione che potrebbe avere tra l’altro due vantaggi : far entrare il terzo settore nel costituendo sistema di formazione continua, valorizzando le competenze presenti, ed aumentare la qualificazione interna degli addetti.

Nuove regole di relazione per lo sviluppo di qualità sociale.

Nel rapporto tra area del terzo settore e pubblico vanno ridisegnate, inoltre, nuove regole contrattuali.

Da qui l’importanza di definire modelli di gestione delle gare per la scelta dei produttori di servizi, uscendo dalle tradizionali regole dell’appalto fondate "sul minimo costo" e prendendo in considerazione anche indicatori extra economici quali : le professionalità sociali coinvolte, la capacità di attivazione di risorse volontarie, l’esperienza maturata, la qualità e la congruità del progetto, utilizzando anche lo strumento della certificazione dei soggetti ammessi ma soprattutto valorizzando i sistemi di accreditamento della qualità dei servizi erogati.

Si tratta in questa ottica di sviluppare a livello regionale nuove regole che trovino in sede nazionale un punto di accordo per lo scambio dei saperi e delle tecniche collaudate, un livello nazionale che valorizzi la cultura della "valutazione", come momento qualificante della funzione del pubblico, una valutazione ex-ante in itinere ed ex-post.

Risorse finanziarie

Il terzo settore ha bisogno per la sua crescita di risorse diverse che debbono essere sostenute a livello centrale e sviluppate a livello locale.
Accanto alle risorse interne specifiche del settore quali : i soggetti di volontariato ; le forme diverse di scambio di tempo e di intreccio tra tempi di vita occorre sostenere
:

  • l’attivazione di politiche volte ad incentivare la mobilitazione di nuove risorse di solidarietà volontarie ( ad esempio assicurazione obbligatoria per i rischi della non auto sufficienza)
  • attivazione di normative di defiscalizzazione ;
  • incentivi ed agevolazioni fiscali ( v. legge delega sulle onlus) che, tra l’altro favoriscano la nascita e la crescita di organizzazioni, attraverso la deducibilità fiscale dell’apporto di capitali ; attraverso forme di credito fiscale e contributivo ;
  • politiche che favoriscano la deducibilità fiscale di alcune spese per alcune - tipologie di servizi sociali ;
  • attivazioni di nuove forme di convenzionamento e di prestazioni di servizi ;
  • finanziamenti tramite il fondo sociale e modalità di raccordo ed implementazione tramite il fondo sociale europeo ; rendendo tra l’altro il terzo settore attuatore e promotore ed utente finale delle nuove politiche di fondo sociale europeo, anche di tipo formativo interno per gli operatori ;
  • politiche di sviluppo mediante azioni indirette del mercato del privato sociale ;
  • normative incentivanti per lo sviluppo delle donazioni come forma di finanziamento ;
  • ampliamento delle istituzioni di raccolta e di investimento di risparmio disponibile (v. la costituenda banca etica)

10. Risorse e consulenze

In ruolo strategico per lo sviluppo qualitativo del settore potrà essere svolto dai Centri di Servizio, il cui decreto emanato dal Ministro per la Solidarietà Sociale è in corso di perfezionamento; tali strutture territoriali di supporto sono gestite dal volontariato e finalizzate al volontariato, potranno essere in grado di sostenere azioni di formazione, di consulenza e sostegno progettuale.

11. La legislazione.

L’arcipelago del no profit è un sistema in continua evoluzione e richiede una particolare attenzione di tipo legislativo che consenta di uscire fuori da una situazione attuale disorganicità normativa.
Oltre al varo di atti normativi ed interventi legislativi in corso, quale la legge delega sulle onlus, quella sulle fondazioni bancarie, sul servizio civile e sulla obiezione di coscienza occorre predisporre una legge quadro sull’associazionismo, dando vita ad una struttura di norme unitarie e flessibili che, in coerenza con i poteri più ampi delle regioni e degli enti locali, esaltino l’autonomia e consentano lo sviluppo di una pluralità di forme associative, regolamenti, i poteri, le responsabilità dello Stato regioni ed enti locali e metta mano ai libri 1 e 5 del Codice Civile.

12. IL Contesto istituzionale.

La trasformazione gestionale , organizzativa e normativa in atto nel terzo settore rende trasversale il terzo settore rispetto al nuovo assetto istituzionale nazionale definito dalla legge Bassanini e dalla proposta per il Fondo Sociale che mantiene alcune competenze di indirizzo e di regolamentazione e valutazione a livello centrale affidando al livello regionale e locale la programmazione (regione) e la regia degli interventi (comuni) strutture capaci di divenire strumenti di programmazione e strumenti di risposta ai bisogni sociali : il contesto territoriale di riferimento è infatti l’area privilegiata di ricchezza e di convergenza di interessi, in cui si possono programmare politiche che rispondano ai bisogni reali dei cittadini che consentano mediante l’inserimento degli attori locali come partner attivi, di innescare un circolo virtuoso di socialità e di ricchezza collettiva.
Si Tratta di uno scenario in cui il potere pubblico è chiamato a regolare gli interventi per la cittadinanza sociale ed in cui la struttura federalista appare decisiva per dare credibilità alla diversificazione, flessibilità ed efficacia degli interventi.
A livello centrale vengono demandate le funzioni di rilevanza nazionale che garantiscano un livello omogeneo di diritti le legioni sono il nodo istituzionale per la programmazione e la verifica degli interventi anche quelli relativi ai sistemi di accreditamento ed alle normative per l’appalto ai comuni va la regia degli interventi sociali nonché la progettazione integrata dei diversi soggetti attivi del territorio ( il settore no profit, la cooperazione sociale, l’associazionismo, il volontariato, il privato e gli stessi cittadini utenti).

In questa prospettiva viene a modificarsi sia il ruolo dell’operatore pubblico che dell’operatore sociale del territorio.

Il ruolo dell’operatore pubblico "dovrà cambiare profondamente natura, come sottolinea L. Pennacchi, divenendo meno gestore diretto e più elaboratore di indirizzi, regolatore, costruttore di regole e di cornici istituzionali, ma vedrà accentuato il peso e la sua portata quanto attore di sviluppo di regolamentazione ed equilibrio di un sistema di equità ed efficienza e di innovazione e di sviluppo di nuove regole per il mercato del terzo settore, in modo particolare.
In questo nuovo assetto viene valorizzato ( e va riqualificato come figura professionale) anche il ruolo dell’operatore sociale del territorio come strumento, sensore attivo, capace di orientare la domanda e l’organizzazione dei servizi che rispondano alle esigenze delle famiglie e dei soggetti del territorio e che sia capace di rendere attivi e protagonisti i fruitori del servizio.

Inoltre nel quadro delle riforme strutturali di tipo sociale, riforma sulla assistenza provvedimenti per la tossicodipendenza, legge quadro per i giovani ecc. sembra prefigurarsi uno scenario in cui il no profit nel suo complesso ricopre un ruolo centrale sia come fattore di sviluppo economico e sociale del paese sia come soggetto di rappresentanza di nuovi bisogni soggettivi sia in quanto strumento di inclusione sociale capace di trasformare alcune aree di cittadini assistiti e marginali in produttori di servizi e promotori di sviluppo economico sia infine come area di sperimentazione e realizzazione di nuovi modelli di riproduzione sociale.
L’affermarsi della società della informazione muta radicalmente i paradigmi di riferimento relativi ai processi di sviluppo sociale ed economico, ai contenuti e modalità di lavoro, agli itinerari di costruzioni delle identità personali e lavorative, agli intrecci tra i tempi di formazione, i tempi di lavoro, tempi di vita.

L’area di riproduzione, con i suoi nuovi bisogni, regole e valori diviene la vera sfida della innovazione sociale, in questo contesto il terzo settore appare uno dei protagonisti di questo nuovo terreno di confronto e di sfida per la realizzazione di una nuova cittadinanza sociale.

 



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