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Premessa L a relazione che mi accingo a svolgere vuole essere un contributo alla discussione odierna sul ruolo e sulle prospettive del terzo settore alla luce dei mutamenti in atto nella società italiana, attraverso lindividuazione di alcune tematiche chiave e di specifici nodi problematici che sembrano caratterizzare lattuale fase di trasformazione dello stato sociale.Una analisi di questo tipo non può che partire dalla individuazione della trasversalità del terzo settore allinterno di alcuni dilemmi e paradossi che connotano lo sviluppo sociale ed economico del nostro paese, individuabili in :
1) una crisi fiscale dello stato e lesigenza di sviluppo e sostegno di
sistemi di modernizzazione sociale ; 2. Il contesto di sviluppo N el corso degli ultimi venti anni il vasto agglomerato del no profit è andato espandendosi ed ha posto le sue basi per emergere come possibile nuovo settore, grazie allo sviluppo, a livello sociale, di modalità innovative nella erogazione di servizi che hanno consentito, alle associazioni ed in generale ai soggetti del no profit, di svolgere un ruolo importante, creando un nuovo rapporto collaborativo tra enti locali, unità sanitarie locali ed, in generale, tra soggetti pubblici ed organizzazioni di volontariato, associazioni, cooperative ecc.Si è trattato di una crescita spesso disorganica e territorialmente differenziata, avvenuta in un rapporto di mutuo adattamento che si è sviluppata soprattutto in quelle aree dove maggiore era la presenza del pubblico e dove maggiore sono state le innovazioni di tipo sociale. In questa ottica di relazione tra processi di modernizzazione sociale e sviluppo del no profit, tra linnovazione sociale e nuove modalità di interscambio e di reti nel settore del mercato sociale tra i diversi attori pubblico, privato, no profit società civile, vanno probabilmente collocate le strategie di intervento per lo sviluppo del terzo settore come risposta alla crescita e alla diversificazione di nuovi bisogni soggettivi. Una prospettiva che parte dalla consapevolezza che sostenere e sviluppare queste aree significa avviare una strategia innovativa che metta insieme potenzialità di modernizzazione e di sviluppo di nuove forme di partecipazione sociale. Occorre, dunque, da un lato mettere a punto interventi di riforma dello stato e della assistenza sociale, come è stato delineato nella relazione di apertura, dallaltro fare emergere le risorse umane, produttive e organizzative che provengono dal vasto mondo del volontariato, dellassociazionismo, della impresa sociale, in un quadro di collaborazione tra pubblico, privato e privato sociale. 3. Differenziazione e complessità del settore I l vasto e frastagliato mondo del no profit comprende un insieme di organizzazioni che cambia volto e dimensione a seconda dei criteri di individuazione. E possibile, almeno, teoricamente, distinguere alcune aree o vocazioni specifiche allinterno del no profit :
a) Area di no profit "originario" o in senso lato di volontariato ,
strumento di risposta a bisogni delle comunità, strumento di tutela di bisogni,
organizzazione di consumatori, con una funzione di advocacy ; un ruolo estremamente
di antenna di nuovi bisogni e delle richieste che provengono dallarea comunitaria
che può tradursi sia in funzione di superamento delle asimmetrie informative tra
produttori e consumatori, che di ascolto e proposta di nuovi modelli di consumo. Area dellassociazionismo mutualistico che produce beni e servizi per i propri
membri ; Tuttavia questa tipologia per missioni specifiche, sembra attualmente essere sempre
meno distintiva, visto lampliamento in atto tra i confini e la tipologia di
organizzazioni che si vanno formando. il tempo libero, la socializzazione, linformazione, (unarea a forte potenzialità di sviluppo soprattutto per il mondo giovanile) ; la cultura (dalla musica ai parchi archeologici) ; lambiente (gestione dei rifiuti, gestione delle acque, protezione e manutenzione degli spazi naturali, regolamentazione e controllo dellinquinamento ecc.) ; nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione ; aiuto ai soggetti ad esclusione sociale o in difficoltà e loro inserimento ; rivalutazione degli spazi pubblici e urbani ; servizi commerciali di prossimità ; turismo, patrimonio culturale ; cooperazione allo sviluppo. Questa area, inoltre, è divenuta sede di formazione di competenze, area di transizione
giovanile e dunque potenziale partner per un nuovo sistema di formazione continua. informazioni e analisi conoscitive del sistema ; regolazione dei confini ; modalità e regole dei rapporti tra soggetti (pubblico e privato) e modalità di azione ed intervento reciproco (nuova regolamentazione dei rapporti contrattuali e nuova regolamentazione degli appalti) ; standard di qualità dei servizi e dei livelli professionali ; riqualificazione professionale, mediante anche azioni di sostegno formativo degli operatori ; modalità organizzative e gestionali interne e salvaguardia dei soggetti in esse operanti ; incentivi alloccupazione ; strumenti di sviluppo della impresa sociale ; regole e flussi di finanziamento ; legislazione. Rete e relazioni di rete. L insieme di queste iniziative hanno una dimensione locale, anche se è evidente che le potenzialità locali si sviluppano mediante politiche nazionali che ne favoriscano la crescita, mediante una strategia dazione innovativa e coerente.La risposta ai nuovi bisogni sociali richiede, infatti, lo sviluppo di interventi correlati, di rete che vedano la copresenza di più attori del territorio che fondino la loro modalità di intervento e di risposta su una cultura della coprogettazione, finalizzata alla realizzazione di un sistema collettivo che abbia alla base la cooperazione tra soggetti diversi e che consenta :
1)di sviluppare rete di servizi e di interventi sul territorio ; Una rete dunque formata di molteplici nodi strategici che non si fondi su concezioni dualistiche o manichee che spostino opzioni in cui il pubblico venga a scomparire a favore del privato o che a questultimo vengano lasciati intervenire residuali ma che sia fondata su strategie complessive di tipo cooperativo fondate su modello di rete in cui il nodo pubblico sia elemento di erogazione di alcuni servizi essenziali ed assieme soggetto di regolamentazione, indirizzo e fluidificazione del sistema nel suo insieme. Schematicamente si possono così definire le aree di reciproco intervento : Interventi diretti del settore pubblico definiti rispetto ai beni pubblici collettivi universali (Ruffolo) ai beni fondamentali e ai diritti sociali come la previdenza sociale di base ed il servizio sanitario di base ; in questo caso si tratta di individuare e selezionare alcuni bisogni sociali promuovendo interventi di pari opportunità, per tutti i cittadini ed in particolare per coloro che si trovano in condizioni di fragilità ; forme di cooperazione tra pubblico e no profit per interventi sociali, attraverso appalti per servizi collettivi di utilità sociale, per servizi territoriali ; incentivazione di attività assistenziali a privati e famiglie, mediante sviluppo di "servizi di prossimità" ; sostegno, mediante forme di certificazione, di servizi che non sono offerti né dallo stato né dal mercato e che sono addossati ai privati o alle famiglie o del tutto trascurati ( risanamento bonifica sociale, degli spazi urbani, benessere ambientale, ecc.) patrimonio archeologico ambientale e che possono essere svolti da privato sociale ; forme di finanziamento parziale per associazioni, organizzazioni che abbiano svolto attività ritenute socialmente rilevanti, evitando contributi a fondo perduto e rinunciando a finanziare interventi effettivamente non innovativi e o non rispondenti a bisogni locali ; sostituzione di prestazione monetarie dirette con vaucher per servizi ; attivazione di strumenti per lo sviluppo del privato sociale incentivando, tra laltro forme di parternship tra imprese profit e non profit. Al centro della analisi e degli interventi va posto il problema della convergenza,
sinergia, tra apporti diversi, pubblico, profit, non profit di cui vanno riconosciute le
specificità e non le separazioni. gratuito ; convenzionato ; con servizi acquistati mediante vaucher ; con detrazioni fiscali con imposta negativa ; acquistandoli dal mercato, ma con garanzie di certificazione di qualità. 5. Terzo settore e qualità sociale. T ra le caratteristiche solitamente ricordate come distintive del terzo settore e connotative del suo vantaggio competitivo si individuano le finalità delle azioni (le attività del terzo settore forniscono beni e servizi di utilità sociale e benefici di tipo universalistico) e la composizione e caratteristica degli addetti ( la presenza di volontari assicura la natura solidaristica e caratterizza le motivazioni e la qualità delle attività svolte) ; questo impegno, la modalità di dono che le caratterizza tendono a tradursi in una migliore qualità, personalizzazione ed efficienza del servizio, rispetto ad analoghe attività effettuate da privati o da pubbliche amministrazioni.Limpegno solidaristico, inoltre, ha come effetto la creazione di ulteriori legami comunitari di socialità, di appartenenza, capaci di creare una migliore qualità della vita individuale e collettiva.Tuttavia è evidente che anche questo contesto ha necessità di introdurre alcuni elementi di efficacia ed efficienza del sistema ,di effettiva qualità sociale che vanno sostenuti ed incentivati quali : professionalizzazione degli addetti ; la regolamentazione dei criteri di qualità ; la rivisitazione delle regole organizzative e gestionali ; la messa a punto di normative per i soggetti che operano nel settore 6. Una molteplicità di figure presenti. A llinterno di questa complessa rete vivono e convivono, infatti, diverse figure e soggetti tra loro estremamente diversificati per attività svolta, professionalità posseduta e finalità della propria azione, sommariamente così individuabili :
cares: persone che mettono a disposizione le propria competenza o il proprio tempo per la comunità a questi va riconosciuto un sostegno, un appoggio ed una formazione in quanto possono essere agenti sensori del cambiamento e delle esigenze locali, sviluppano azioni di auto aiuto-banche del tempo ecc. Per questa area si potrebbero attivare azioni di sostegno di informazione e di formazione, politiche per valorizzare il lavoro di cura, sostegni e sgravi per il lavoro di cura, permessi di lavoro, accordi a seguito di politiche di riduzione orario di lavoro.
volontari : persone che a titolo gratuito e per spirito di solidarietà si mettono al servizio dei più emarginati ; in questo caso devono esistere politiche di incentivazione e di professionalizzazione capaci di far crescere i soggetti e di aumentare la qualità del servizio offerto( possibile pensare ad una utilizzazione di fondo regionali e di fondi sociali per questa formazione). Spesso a livello di volontariato si sono espresse alti livelli di professionalità che hanno consentito ai comuni di affidare al volontario nuovi servizi. Ma nellambito dello stesso volontariato convivono forme di partecipazione e di inserimento più varie : Il volontario stabile che aderisce ad un organismo e svolge con continuità regolare
attività sociali, trasformandosi in un operatore sociale ; Questa diversificazione pone problemi di riconoscimento e certificazione di competenza nel momento in cui vengono richiesti, tramite convenzionamento, servizi precisi e chiama in causa : Lopportunità di interventi formativi per le diverse figure di volontariato ; La definizione delle diverse figure di volontariato ; Lindividuazione di forme di certificazione. Questi interventi consentono un miglioramento interno dellassociazione, garantiscono lutente e garantiscono leventuale Ente Pubblico. Allinterno, in particolare delle imprese sociali esistono, inoltre, una gamma di altre figure professionali : Soci lavoratori ; Soci volontari dipendenti ; Collaboratori a progetto : Per questo set professionale che presenta caratteristiche di cantiere di sperimentazione, di nuove sinergie tra mercato e socialità, occorre, tuttavia attivare normative che evitino i rischi dello sfruttamento e dellauto sfruttamento. Sono, inoltre da ricordare i soggetti deboli inseriti nel lavoro, i soggetti in uscita da percorso terapeutico e di rieducazione (carcerati, ex tossici, lavoratori delle coop. B, malati di mente) per i quali vanno ipotizzati sostegni allinserimento e misure di prevenzione. In questo quadro va dunque affrontato il problema contrattuale delle diverse figure esistenti, tenendo conto della specificità del contesto specifico del terzo settore ; nuove modalità contrattuali che da un lato evitino ogni possibile sviluppo di aree di lavoro nero, dallaltro consentano di fare emergere una vasta area di lavori "atipici". 7. Terzo settore ed occupazione. L e possibilità di sviluppo occupazionale del settore non sono unanimemente riconosciute e vedono ancora una diversità di posizioni tra chi sostiene che in questo settore si stia creando occupazione aggiuntiva e che parla di occupazione puramente sostitutiva ; una diversità che trae origine oltre che dalle diverse teorie e dalle scuole di riferimento da una carenza informativa e conoscitiva del settore anche in relazione alle sue modalità organizzative (a questo fine il dipartimento Affari Sociali ha attivato una serie di iniziative svolte al sostegno diretti ed indiretti alla conoscenza del sistema, attivando, tra laltro una convenzione quadro con lISTAT e ritiene importante sviluppare larea della informazione e della conoscenza del settore) sicché le aspettative occupazionali possono essere sovradimensionate o sottodimensionate a secondo lottica di riferimento.Di qui la necessità di analisi per comprendere : se e come questa area sia un mezzo di ammortizzatore sociale delle aree di sofferenza occupazionale ; se e in quale misura si tratti di unarea di occupazione sostitutiva a seguito di restringimento occupazionale nel pubblico o piuttosto di occupazione aggiuntiva ; come incrementare occupazione e sviluppo del no profit. Se è probabile che nella società attuale lo sviluppo occupazionale si giochi anche e soprattutto sulla crescita della produttività dei servizi e di quelli in particolare dellarea della riproduzione sociale sviluppata dal settore del no profit occorre avere presente che queste opportunità si sviluppano entro una dimensione locale, ma che dallaltra parte le potenzialità locali vengano attivate ed incentivate se a livello nazionale vengono attivate politiche fiscali e di sostegno allo sviluppo che ne sostengano e favoriscano la crescita. In questo senso una strategia di azione nazionale innovativa e coerente appare indispensabile in una prospettiva anche di sviluppo occupazionale del settore che sia finalizzata tra laltro a : incentivare linnovazione organizzativa e professionale del terzo settore ; rivisitare la formula delle convenzioni ; passare per alcuni servizi da forme di rapporto contrattuale diretto tra organizzazioni e pubblica amministrazione al sistema dei voucher che da un lato consentono allutente consumatore la libertà di scelta del produttore che meglio risponde ai propri bisogni, dallaltro favorisce le organizzazioni che garantiscono livelli di qualità più elevati ; attivare lo sviluppo della domanda privata di servizi sociali, su minimi qualitativi definiti a livello nazionale (anche soprattutto in termini qualità prezzo) e resi specifici ed eventualmente valutati a livello locale ; sviluppare il mercato sociale mediante detassazione parziale di alcuni servizi comprati attraverso il terzo settore, al fine anche di modificare i diversi modelli di consumo familiare, riducendo la tassazione dei consumi di servizi di interesse collettivo, anche attraverso la deducibilità dal reddito delle persone fisiche delle spese sostenute per lacquisto di servizi ritenuti di particolare rilevanza sociale ; un sistema che dovrebbe poter compensare le minori entrate fiscali mediante un incremento di entrate fiscali e previdenziali determinate da nuova occupazione ; adottare forme simili allo "cheque emploi service" in Francia, per lo sviluppo di servizi personali di prossimità ; utilizzare i diversi segmenti del no profit come aree della transizione formativa ( in cui spendere eventuali bonus formativi o svolgere apprendistato) o area di riconversione, poi mobilità professionale ;una opzione che potrebbe avere tra laltro due vantaggi : far entrare il terzo settore nel costituendo sistema di formazione continua, valorizzando le competenze presenti, ed aumentare la qualificazione interna degli addetti. Nuove regole di relazione per lo sviluppo di qualità sociale. N el rapporto tra area del terzo settore e pubblico vanno ridisegnate, inoltre, nuove regole contrattuali.Da qui limportanza di definire modelli di gestione delle gare per la scelta dei produttori di servizi, uscendo dalle tradizionali regole dellappalto fondate "sul minimo costo" e prendendo in considerazione anche indicatori extra economici quali : le professionalità sociali coinvolte, la capacità di attivazione di risorse volontarie, lesperienza maturata, la qualità e la congruità del progetto, utilizzando anche lo strumento della certificazione dei soggetti ammessi ma soprattutto valorizzando i sistemi di accreditamento della qualità dei servizi erogati. Si tratta in questa ottica di sviluppare a livello regionale nuove regole che trovino in sede nazionale un punto di accordo per lo scambio dei saperi e delle tecniche collaudate, un livello nazionale che valorizzi la cultura della "valutazione", come momento qualificante della funzione del pubblico, una valutazione ex-ante in itinere ed ex-post. Risorse finanziarie I l terzo settore ha bisogno per la sua crescita di risorse diverse che debbono essere sostenute a livello centrale e sviluppate a livello locale.Accanto alle risorse interne specifiche del settore quali : i soggetti di volontariato ; le forme diverse di scambio di tempo e di intreccio tra tempi di vita occorre sostenere :
10. Risorse e consulenze I n ruolo strategico per lo sviluppo qualitativo del settore potrà essere svolto dai Centri di Servizio, il cui decreto emanato dal Ministro per la Solidarietà Sociale è in corso di perfezionamento; tali strutture territoriali di supporto sono gestite dal volontariato e finalizzate al volontariato, potranno essere in grado di sostenere azioni di formazione, di consulenza e sostegno progettuale.11. La legislazione. L arcipelago del no profit è un sistema in continua evoluzione e richiede una particolare attenzione di tipo legislativo che consenta di uscire fuori da una situazione attuale disorganicità normativa.Oltre al varo di atti normativi ed interventi legislativi in corso, quale la legge delega sulle onlus, quella sulle fondazioni bancarie, sul servizio civile e sulla obiezione di coscienza occorre predisporre una legge quadro sullassociazionismo, dando vita ad una struttura di norme unitarie e flessibili che, in coerenza con i poteri più ampi delle regioni e degli enti locali, esaltino lautonomia e consentano lo sviluppo di una pluralità di forme associative, regolamenti, i poteri, le responsabilità dello Stato regioni ed enti locali e metta mano ai libri 1 e 5 del Codice Civile. 12. IL Contesto istituzionale. L a trasformazione gestionale , organizzativa e normativa in atto nel terzo settore rende trasversale il terzo settore rispetto al nuovo assetto istituzionale nazionale definito dalla legge Bassanini e dalla proposta per il Fondo Sociale che mantiene alcune competenze di indirizzo e di regolamentazione e valutazione a livello centrale affidando al livello regionale e locale la programmazione (regione) e la regia degli interventi (comuni) strutture capaci di divenire strumenti di programmazione e strumenti di risposta ai bisogni sociali : il contesto territoriale di riferimento è infatti larea privilegiata di ricchezza e di convergenza di interessi, in cui si possono programmare politiche che rispondano ai bisogni reali dei cittadini che consentano mediante linserimento degli attori locali come partner attivi, di innescare un circolo virtuoso di socialità e di ricchezza collettiva.Si Tratta di uno scenario in cui il potere pubblico è chiamato a regolare gli interventi per la cittadinanza sociale ed in cui la struttura federalista appare decisiva per dare credibilità alla diversificazione, flessibilità ed efficacia degli interventi. A livello centrale vengono demandate le funzioni di rilevanza nazionale che garantiscano un livello omogeneo di diritti le legioni sono il nodo istituzionale per la programmazione e la verifica degli interventi anche quelli relativi ai sistemi di accreditamento ed alle normative per lappalto ai comuni va la regia degli interventi sociali nonché la progettazione integrata dei diversi soggetti attivi del territorio ( il settore no profit, la cooperazione sociale, lassociazionismo, il volontariato, il privato e gli stessi cittadini utenti). In questa prospettiva viene a modificarsi sia il ruolo delloperatore pubblico che delloperatore sociale del territorio. Il ruolo delloperatore pubblico "dovrà cambiare profondamente natura, come
sottolinea L. Pennacchi, divenendo meno gestore diretto e più elaboratore di indirizzi,
regolatore, costruttore di regole e di cornici istituzionali, ma vedrà accentuato il peso
e la sua portata quanto attore di sviluppo di regolamentazione ed equilibrio di un sistema
di equità ed efficienza e di innovazione e di sviluppo di nuove regole per il mercato del
terzo settore, in modo particolare. Inoltre nel quadro delle riforme strutturali di tipo sociale, riforma sulla assistenza
provvedimenti per la tossicodipendenza, legge quadro per i giovani ecc. sembra
prefigurarsi uno scenario in cui il no profit nel suo complesso ricopre un ruolo centrale
sia come fattore di sviluppo economico e sociale del paese sia come soggetto di
rappresentanza di nuovi bisogni soggettivi sia in quanto strumento di inclusione sociale
capace di trasformare alcune aree di cittadini assistiti e marginali in produttori di
servizi e promotori di sviluppo economico sia infine come area di sperimentazione e
realizzazione di nuovi modelli di riproduzione sociale. Larea di riproduzione, con i suoi nuovi bisogni, regole e valori diviene la vera sfida della innovazione sociale, in questo contesto il terzo settore appare uno dei protagonisti di questo nuovo terreno di confronto e di sfida per la realizzazione di una nuova cittadinanza sociale.
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