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19 ottobre 2000
SENATO In pensione dopo 110 anni la vecchia legge Crispi. Sì dell'Ulivo, astenuto il Polo. Contrari Lega e Rifondazione Via libera al nuovo Welfare

Tra le novità buoni per l'assistenza, assegni di cura, prestiti a tasso zero
Il governo promette fondi aggiuntivi non vincolati in Finanziaria per le Regioni da utilizzare per gli interventi

Luca Liverani

Roma. Un iter lungo quattro anni per riformare una legge vecchia di centodieci, battezzata nel 1890 dal governo Crispi. La legge quadro sull'assistenza sociale ieri è stata approvata definitivamente al Senato. Nell'aula di Palazzo Madama sono stati 130 i sì dell'Ulivo, 33 le astensioni dei senatori presenti di Fi, An e Ccd, 12 i no della Lega e di Rifondazione.
Lo sblocco era arrivato da venerdì con l'impegno di assegnare in Finanziaria alle Regioni fondi per l'assistenza non vincolati. Un impegno che aveva convinto il centrodestra a tornare sulle posizioni di maggio, quando alla Camera aveva lasciato passare in prima lettura il ddl astenendosi. Un accordo che però proprio ieri mattina, a sorpresa, ha rischiato di saltare. È successo quando il capogruppo forzista Enrico La Loggia non ha creduto al ministro della Solidarietà sociale Livia Turco, che assicurava la presentazione alla Camera dell'emendamento alla Finanziaria. "Il governo non rispetta gli impegni, il voto va sospeso".
Attimi di panico, poi il presidente Mancino chiede informazioni ai funzionari di Montecitorio: sì, l'emendamento è stato approvato dalla commissione Affari sociali della Camera ed è nella relazione alla commissione Bilancio. Tutto a posto, si vota, la Cdl si astiene, la riforma diventa legge della Repubblica. E Mancino in chiusura non manca di criticare chi, attraverso accertamenti parziali, è stato causa di ritardo nell'approvazione.
Ma come sarà il welfare del XXI secolo? La legge disegna un sistema di assistenza su misura, tarata sulle esigenze dei singoli e delle famiglie in difficoltà, che offra un ventaglio di servizi, facendo anche ricorso al settore privato. La riforma si propone di razionalizzare l'intero settore, superando frammentazioni e duplicazioni d'interventi e facendo perno sulle iniziative del Terzo settore. Al governo è affidato il riordino delle Ipab, le Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, trasformandone la natura giuridica ma anche sciogliendo quelle inattive in campo sociale. I Comuni potranno fornire alle famiglie "buoni" da usare per pagare i servizi assistenziali. Chi ha anziani in casa potrà contare su "assegni di cura" aggiuntivi rispetto a quelli familiari. Prestiti a tasso zero per mamme sole, coppie giovani con figli, famiglie con problemi.
Progressiva chiusura degli orfanotrofi, sostituiti da case-famiglia. Sostegni al reddito e servizi per fa tiene a casa i disabili. Un colpo di spugna sulle sperequazioni nei servizi al Nord e al Sud. Ovunque servizi di pronto intervento sociale, assistenza domiciliare, strutture semiresidenziali. La carta dei servizi del governo definirà i criteri per accedervi il funzionamento, i criteri di valutazione delle offerte. Gli assegni di invalidità saranno riclassificati, senza intaccare i trattamenti già oggi concessi. Entro il 30 maggio 2001 il governo riferirà al Parlamento sulla sperimentazione in atto sul reddito minimo di inserimento. Venti miliardi per i prossimi tre anni per i poverissimi e per i barboni.
Livia Turco parla di "legge di portata storica", frutto "di un lavoro lungo, intenso", con "tutto il mondo sociale". Ai 40 mila miliardi dell'assistenza e ai 1.800 già attivi, "ne aggiunge altri 1.800 attraverso i trasferimenti alle Regioni". Per il segretario dei Ds Walter Veltroni è "un altro atto di grande civiltà, di modernità ed equità, che qualifica l'impegno riformista del centrosinistra". "Una legge - commenta il leader del Ppi Pierluigi Castagnetti - che riflette la nostra idea di Stato sociale, che vede come soggetti principali gli enti locali ed il terzo settore", attuando la sussidiarietà "verticale e orizzontale".
"Non è la legge che avremmo voluto noi - dice La Loggia (Fi) - ma ci è sembrato doveroso venire incontro alle richieste delle Regioni. È un concreto passo verso il federalismo". Paolo Lucchese (Ccd) esprime timori per il destino delle Ipab. Critico il Prc: Giovanni Russo Spena dice che il voto di ieri ha creato "una frattura aspra" con il centrosinistra. "Una legge inadeguata, contraddittoria, inapplicabile, clientelare, elettorale", tuona Michele Bonatesta (An).


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