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Scarafaggio Twist
di Vittorio Zanon
L'appuntamento era per le otto di una calda serata d'estate.
Anche se non era un incontro galante, non potevo lamentarmi, visto che il lavoro in sé non era poi molto impegnativo: si trattava di farsi consegnare le chiavi dell'appartamento, verificare l'inventario e poi ognuno per la sua strada.
Non sempre tutte le accoglienze vanno come si vorrebbe: capita che si facciano scelte differenti, o che non ci sia più la voglia o la forza di proseguire con il progetto che insieme si era costruito e condiviso. Il lavoro di mesi, di molte persone, l'impiego di risorse e di tempo, i sentimenti di molti... forse tutto per niente, o forse no, qualcosa si deve averla comunque lasciata...
Forse.
Era il terzo o addirittura il quarto appuntamento che fissavamo. Ai precedenti non si era presentata o li aveva rinviati all'ultimo, ma quella sera avevo la sensazione che finalmente saremmo riusciti a concludere la questione. Suoniamo il campanello due volte di seguito, senza risposta. Io e la collega ci guardiamo sfiduciati: "Anche questa volta non c'è!" Proviamo a salire le scale senza troppe speranze. Incontriamo la vicina: le chiavi le ha consegnate a lei.
A questo punto potremmo anche andare a casa, magari arrivo in tempo per la fine del telegiornale. Ma ci sembra doveroso dare almeno un'occhiatina all'appartamento. Apro la porta e a tentoni individuo l'interruttore. Entriamo. Ci accorgiamo subito di avere interrotto qualcosa: c'è un fuggi fuggi generale a cercare un nascondiglio dietro la porta, sotto al tavolo o nell'altra stanza...
Scarafaggi.
Qualcuno, che ancora non si è accorto della nostra presenza, sta ancora ballando il twist spensierato. Io e la collega ci aggreghiamo a questi ultimi, avendo constatato con un certo ribrezzo di avere attorno ai piedi un buon numero di insetti di varie dimensioni che corrono in ogni direzione: meglio saltare per evitare che qualcuno di loro si confonda e si arrampichi sulle nostre gambe. Avessi saputo cosa mi aspettava non avrei certo messo i sandali, prima di uscire di casa.
L'istinto è quello di salire su una sedia o fuggire, ma dopo un attimo di smarrimento mi faccio coraggio e passo al contrattacco, pestando energicamente a destra e sinistra. I più piccolini sono quasi trasparenti e lunghi pochi millimetri, tanto che quasi non ti accorgi di averli calpestati; i più grandi, invece, sono quelli che fanno più impressione, lunghi alcuni centimetri e tutti neri... schiacciandoli il guscio fa un rumore che ricorda quello di certe patatine di cui fanno la pubblicità alla televisione. Meglio non pensarci troppo.
Arrivano i nostri: la mia collega torna accompagnata dalla vicina con due flaconi di insetticida: uno spray ed uno a schiuma.
Impieghiamo più di un'ora per fare un po' di pulizia: dentro, sopra, sotto e dietro ai mobili, nel lavello, nel frigorifero, nel forno, dietro il battiscopa... perfino nelle fessure del televisore e tra le stoviglie nello scolapiatti. Uscendo "sigilliamo" la porta con la schiuma insetticida, con la speranza che i superstiti non ci vogliano inseguire per vendicare i propri cari.
Domattina si telefona all'ufficio igiene. |
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data: 29 dicembre 2002 |
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