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Il giorno di San Francesco
di Vittorio Zanon



Non mi era mai capitato di andare a due funerali lo stesso giorno... il saluto a mia cugina Carlotta e a Giuliano, ispettore di polizia, che consideravo ormai un collega.
Due persone diverse, che abitavano a un centinaio di chilometri una dall'altra, che avevano vite e lavori così diversi tra loro, ma che, pur senza conoscersi, avevano molto in comune. Ma questo l'ho scoperto solo alla sera, quando ho appoggiato la testa sul cuscino ed ho iniziato a ripensare alle intense emozioni che avevo dovuto affrontare durante la giornata...
Ciò che li accomuna, non è tanto il fatto di essersi spenti per un tumore, né di avere entrambi lasciato una figlia, Lucrezia di 3 anni e Laura di 14, non è neanche il fatto che in entrambe le chiese vi fosse così tanta gente che non ci si è potuti nemmeno sedere tutti...
Certo non li può accomunare il fatto che da mesi, tutti i giorni, pregassi per loro... né che siano morti così giovani, Carlotta a 37 anni, Giuliano a 41...
Non può essere tantomeno il fatto che abbia appreso della loro morte quando ero al lavoro: lo stesso giorno mentre ero solo in ufficio con una telefonata di mia madre per Carlotta, il mattino seguente per Giuliano, proprio da un suo collega della Questura dove mi ero recato assieme ad un’altra assistente sociale…
...no, credo che la cosa che davvero li accomuna, l'ho scoperta grazie alle parole di saluto lette da alcune delle persone che più avevano vicino. Toni, il fratello maggiore, così ha salutato Carlotta: “avevi ragione a dire che sei diversa da noi altri fratelli: sei una grande, Lotti!”. Il dott. Trevisi, più l'amico che il dirigente, ricordava il “Grande Giuliano” che “applicava la giustizia, ancor prima della legge”. Ecco: amanti della vita e pieni di vita entrambi, coerenti e determinati nel portare avanti le proprie scelte.
Tutto è cominciato – o finito – il 4 ottobre, il giorno di San Francesco, il piccolo ed umile frate d'Assisi che sposò la povertà ed amava la vita semplice.
Carlotta se ne è andata dopo avere sofferto molto, moltissimo, ma, soprattutto, dopo avere amato molto la vita, così tanto da mettere a repentaglio, e infine sacrificare, la propria, pur di donare lei stessa la vita alla piccola Lucrezia. Per storie simili la Chiesa si è mossa con cause di beatificazione. Ma non sarebbe certo una grande consolazione per nessuno poter pensare Carlotta tra i santi: tutti l'avrebbero preferita ancora qui, a crescere la piccola Lulù...
È strano descrivere cosa si prova quando scopri che una persona cui volevi bene se ne è andata. A volte il dolore ci fa reagire in modo davvero bizzarro, e quasi mi vergogno nel riconoscere come, forse per difendermi dal vuoto che ha provocato la notizia della morte di Carlotta, uno dei miei primi pensieri è subito andato a Giuliano: “almeno riuscirò ad andare al funerale di entrambi” pensavo, come se, per qualche recondito motivo a me sconosciuto, la mia presenza potesse essere di significativo conforto per parenti ed amici dell'una e dell'altro. Me ne vergogno, lo riconosco, ma in qualche modo per allontanare o circoscrivere il dolore (e specie il dolore che può essere degli altri), si rischia di fermarsi e di non uscire dai confini stretti e invalicabili del nostro corpo, delle nostre preoccupazioni, del nostro quotidiano, quasi che aprirsi davvero all'altro, anche alla sua sofferenza, fosse un'operazione che frena la nostra esistenza.
Così la vita non fa che beffarsi di me e dei miei sciocchi e poveri pensieri, quando vengo a sapere della morte di Giuliano, e ancora di più mi ritrovo a vergognarmi di quanto, senza freno, si è ritrovato a passarmi in testa. Poi questo sentimento un po' passa, ma prende il sopravvento quasi un senso di colpa, per essere stato momentaneamente dimenticato dall'ingiustizia divina.
La morte di Giuliano l'ho scoperta quasi per caso il giorno dopo, e non poteva che cogliermi come un colpo al ventre, che lascia senza fiato ancor prima che senza forze... l'avevo incontrato non molti mesi prima, quasi per caso tra i corridoi della Questura... è strano come a volte gli incontri più significativi li si faccia proprio in posti e con modalità che meno ci si aspetta. E certo con le colleghe dell'ufficio, quando pochi giorni prima ci giunse la notizia che la sua situazione si stava aggravando, non ci aspettavamo proprio di non riuscire nemmeno a salutarlo, a fargli sapere quanto lo stimassimo ma, anche e forse di più, a dirgli quanto ci si sentisse legati a lui anche affettivamente, pur non avendo di fatto mai avuto con lui che “semplici” rapporti professionali. Non siamo nemmeno riusciti a fargli sapere quanto anche noi avevamo appreso quasi per caso, e cioè che in strada c'erano giovani donne che ogni notte pregavano per lui, giovani donne delle quali avremmo forse potuto occuparci insieme, un giorno... giovani vite che lottano ogni sera per poter sopravvivere alla notte...
È difficile abituarsi alla vita, e ancora di più accettare che la morte e la sofferenza siano parte integrante della vita stessa. Si tende a dimenticarlo, ma implacabile ed ostinata la vita non tralascia di ricordarcelo.
E mentre stringo con amore la mia bimba cercando di farla addormentare, in sottofondo una vecchia canzone di Sergio Endrigo mi ricorda il fraticello di Assisi, che ha voluto accompagnare personalmente Carlotta e Giuliano nel loro passaggio dalla vita terrena ad una vita nuova...

Guarda San Francesco sul suo cammino a piedi nudi il poverino
dorme la notte presso il mulino, divide il pane col contadino...

Guarda San Francesco che va bel bello e non ha niente nel suo fardello
saluta il vento “buon giorno amico”, e dice al fuoco “sei mio fratello”

Guarda San Francesco sul suo cammino che porta in braccio Gesù Cristino
inventa giochi per il Bambino, racconta favole all'uccellino...

È malinconica questa canzone, come triste è il mio cuore, mentre il mio pensiero va al duro cammino di Lucrezia e Laura, due giovani future donne che ameranno con convinzione la vita, ad imitazione di chi glielo ha insegnato col proprio esempio.
Un paio di grosse lacrime mi scorrono sul volto, formando due solchi di sale che bruciano sopra a ferite aperte così difficili da rimarginare e rendendo più offuscata l'immagine della bambina che dorme serena tra le mie braccia.

Guarda San Francesco sul suo cammino...
 

 

data: 14 febbraio 2009 se vuoi, invia un commento da inserire in questa pagina
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ultimo aggiornamento: 16/07/2010  web master: vittorio zanon