Oggi, Piero, mi fai proprio rabbia...
di Lucia Ciuffi
Oggi, Piero, mi fai proprio rabbia....
...e tanta più rabbia mano a mano che sento riaffiorare quella tenerezza
bruciante che spesso mi ha portata a soffrire con te dei tuoi mali.
Non voglio essere travolta dal tuo dolore, mi difendo cercando dentro di me
qualcosa, qualunque cosa, con cui costruirmi una corazza.
Perché oggi il tuo dolore, che potrebbe diventare il mio, mi fa tanta paura.
Stai seduto di fronte a me, mi mostri il tuo profilo ed eviti di guardarmi
negli occhi. Curvo su te stesso, il tuo corpo alto e magro raccolto dentro
il piumino scuro da bancarella, come a proteggerti da chissà quale tuo
personalissimo gelo, che solo tu senti. La tua frangetta da monello mi
ricorda continuamente il bambino abbandonato che sei stato, e il tuo viso
scarno e imbronciato mi costringe a vedere l'uomo rabbioso che sei adesso.
Mi chiedi risposte che non so darti, non posso ricompensarti di tutto ciò
che ti è stato tolto, consolare il tuo dolore di bambino che ancora reclama
di essere preso in braccio e cullato. Ma il tuo pianto adesso ha i toni
dell'aggressività e della violenza e si fa forte della consapevolezza di
poter far male, ferire, e non solo subire come un bambino inerme nel lettino
di un orfanotrofio.
Nei tuoi sprazzi di vicinanza, mi hai regalato i pochi ricordi della tua
infanzia, che, nel mio dibattermi quotidiano, tornano per tormentarmi
proprio quando vorrei mandarti al diavolo, mentre cerco per te un pasto
caldo e un posto letto, da cui ti fai inevitabilmente cacciare. L'immagine
di un padre sconosciuto che, piegato sulle gambe, cercava di attirarti a sé
e di baciarti, rimasto per sempre associato al ricordo del senso di fastidio
per l'odore di tabacco. E tu, bambino, a tirare calci ai sassi in un cortile
interno, e la finestra con l'inferriata a cui ti arrampicavi per guardare
dentro: tanti bambini allegri con i genitori in visita. Tu solo.
Ho pensato tante volte che nessun grande regista avrebbe potuto raccontare
una storia di abbandono con immagini più efficaci di quei pochi ricordi che
tu conservi alla sorgente della tua rabbia. Come potrò prendermi cura di
tanto dolore? Stare accanto alla forza distruttiva che sprigioni, perché
cerchi affetto e lo temi, perché pretendi l'accudimento che non hai avuto,
ma hai il terrore di dipendere dalle cure di chi, ne sei certo, finirà per
deluderti prima o poi, come tutti...
Ti parlo con calma di pronte accoglienze e di sussidi e vorrei solo urlarti
di lasciarmi in pace! Chiederti cosa ti fa pensare che la scrivania che ci
separa mi renda tanto forte da potermi accollare i dolori di tutta una
vita...
Sì, oggi Piero, mi fai decisamente rabbia.