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Chi è Laura?
di Vittorio Zanon

"Scusa, chi è Laura?" con queste parole, all'inizio di un incontro di verifica su un caso, mi interrompe subito la dottoressa del servizio specialistico. Io mi blocco un momento. Il caso di questo ragazzino ormai lei lo ha in carico da più di quattro anni. Un po' interdetto ribatto che Laura è la madre del ragazzino che lei segue in terapia ogni settimana.
Con dovizia ed eloquenza la dottoressa mi spiega che lei non chiama mai gli utenti con il loro nome proprio, nemmeno parlandone coi colleghi, e che questa pratica può essere il preludio di una confidenza e familiarità controproducenti all'intervento stesso: si scade nel buonismo e si perde la professionalità.
Questione di setting, e di ruoli.
Senza grosse argomentazioni teoriche chiarisco che posso chiamare per nome una persona per farla sentire maggiormente a proprio agio e che questo può essere anche un modo per averla di più in mente. Non l'ho convinta, è evidente. E io stesso non sono del tutto convinto delle mie argomentazioni. Accolgo l'osservazione ed andiamo avanti con l'incontro. Il dubbio lo aggiungerò alle mille incertezze e interrogativi che mi aiutano a mettere spesso in discussione i miei pensieri, per poterli sempre migliorare, con l'umiltà di chi sa di non possedere mai la verità assoluta.
"Chi è Laura?"… c'è poco da fare, questo interrogativo mi rimane in testa per tutto l'incontro e senza volerlo mi torna alla mente proprio una osservazione che Laura mi proponeva: "Io, per la gente, sono la mamma di Raffaele o la segretaria del dottor Rossi". Me lo ripeto: la mamma di Raffaele o la segretaria del dottor Rossi… ecco la questione. Ecco chi è davvero Laura per la gente. Ed ha ragione. Ed ecco perché Laura non è mai "Laura", perché non fa che ricoprire dei ruoli sociali che la vita le ha assegnato: in un momento la madre, in un altro l'impiegata, e lei da lì non riesce ad uscire. Forse non ne ha la forza, forse non ne ha nemmeno la voglia. Troppo faticoso, magari anche destabilizzante emotivamente dover creare dei momenti per essere Laura, solo Laura e niente altro.
E così Laura continua a non essere "Laura", Laura che è sì mamma e impiegata, ma prima di tutto donna e persona, ed è da questa sua identità dimenticata che potrà riscoprire la forza per fare anche la mamma e l'impiegata, ma continuando ad essere e sentendosi prima lei stessa donna e persona: prima c'è "Laura".
Ma se lei non pensa ancora a Laura, deve esservi qualcuno che ci pensa prima di lei, e che ha voglia e tempo di pensarla. Basta sostituirsi a lei e continuare a considerarla ora mamma, ora segretaria. Laura non va più spostata da una nuvoletta all'altra: Laura deve accorgersi di essere seduta a terra e venire aiutata e sostenuta sì, ma per camminare coi piedi ben saldi a terra e con le proprie gambe.
Ecco forse la "chiave" per poter aiutare Laura: metterla di fronte a se stessa, alle sue difficoltà ed alle sue qualità, a riappropriarsi di spazi (fisici e mentali) per pensare a sé e non più fare tutto in funzione della Laura "mamma" o della Laura "impiegata". Forse così potrebbe riuscire a staccarsi un po' dal figlio ed aiutarlo in questo modo a costruirsi una identità autonoma e indipendente.
Forse, forse, forse… quanti interrogativi e dubbi riempiono continuamente la nostra vita professionale. Ma fra i tanti dubbi, oggi, c'è una fievole certezza: aiutare Laura a tornare ad essere "Laura".

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ultimo aggiornamento: 10/02/2010  web master: vittorio zanon