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Quell'odioso buon vecchio grigio
di Vittorio Zanon

L'assistente sociale che lavora troppo vicino a casa non è molto fortunato, perché ha troppo poco tempo per "staccare" tra lavoro e casa, per cui rischia di portarsi dietro ancora i problemi dell'ufficio, o piuttosto di dimenticarli troppo velocemente, come se fossero chiusi in compartimenti stagni.

Lo spostamento tra casa e lavoro e tra lavoro e casa, invece, risulta un momento utile e prezioso per il passaggio da un luogo all'altro, per ripensare alle cose, riprenderle in mano, riflettere su cosa si è fatto e se e come si poteva fare diversamente, prepararsi per quello che a breve ci si ritroverà a fare.

In automobile o in autobus, a piedi o in treno, in bici o in motorino, il viaggio risulta un momento piacevole, uno stacco utile e necessario per affrontare con serenità ogni situazione della giornata. Chiamiamola "decompressione". Si parte dai luoghi più vicini a noi stessi, le scale di casa, le abitazioni dei vicini, i "riti" di sempre… ma mano a mano che ti avvicini al luogo di lavoro, ecco nuovamente le case, i volti, i luoghi che nuovamente ti sono familiari, ed insieme a loro si fanno sempre più presenti i "casi", che sono persone, nomi, volti e sentimenti ben prima che problemi e difficoltà da affrontare.

Al ritorno il procedimento è lo stesso, ma in direzione inversa… …pensi a cosa hai fatto oggi, alle cose che non sei riuscito a fare, a quelle che hai fatto bene, alle cose che hai sbagliato… Certo che non è sempre facile fare le cose "giuste"… se le cose fossero sempre chiare ed evidenti, si farebbe presto a prendere decisioni ed adeguarsi col proprio comportamento: se è bianco in un modo, se è nero in un altro.

Ma nel nostro lavoro il bianco ed il nero non si trovano mai: anche quando credi che una cosa sia completamente bianca o nera, prima o poi scopri che una certa sfumatura tendente al grigio c'era anche là. E dove si trova il grigio, deve esserci del lavoro in più, o del lavoro differente da quello che si era precedentemente programmato.

L'assistente sociale si trova sempre a lavorare con le mille e mille sfumature di grigio, con zone più chiare e zone più scure, ogni tanto una macchia di bianco candido, poco più in là una di nero intenso. In questo modo ci si muove sempre cercando di tenere conto di ogni piccola sfumatura, consapevoli del fatto che in ogni momento potranno emergere gradazioni e tinte che non ci si aspettava e che faciliteranno o complicheranno l'azione intrapresa.

E le sfumature di grigio (è più semplice ora ragionare in bianco e nero, anche se in realtà poi le cose hanno mille e mille colori differenti, abbinati tra loro ogni volta in combinazioni irripetibili) si trovano ovunque, non solo nelle persone che accedono al servizio, ma nell'organizzazione, tra i colleghi, negli altri servizi, in noi stessi…

Ma è questa infinita varietà che va a formare il "sale" del nostro lavoro: spesso complica, ma è necessario e fonte di soddisfazione e di continua attenzione e disponibilità ai cambiamenti… Viva il grigio e chi gioca ad osservarne le sfumature!

 
data: 19 maggio 2001 se vuoi, invia un commento da inserire in questa pagina
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