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Le Donne di questa mattina!
di Sandra Stocco
Marica
Marica viene dalla Romania a lavorare qui e dopo tre anni ora che una
famiglia la accoglie nella sua casa , decide di portare sua figlia Elena, di
8 anni, qui con lei.
Elena arriva in agosto, durante le vacanze estive.
Marica pensa che in un mese può imparare un po' di lingua e acquista dei
libricini che legge con lei.
A settembre si inizia la scuola: Elena è irrequieta, non accetta che le
insegnanti le diano dei compiti diversi, si sente esclusa dai compagni,
picchia, fugge dalla classe.
Le insegnanti la mandano a chiedere una consulenza al Servizio di
Neuropsichiatria. Ha l'appuntamento tra 8 mesi.
Allora cercano di farla vedere al Servizio di Disabilità per chiedere una
certificazione e un insegnante di sostegno.
Marica viene al Servizio Sociale del Comune a chiedere se c'è un insegnante
volontario. Vuole che qualcuno stia con Elena e le insegni l'italiano.
Marica dice che ripete ogni giorno ad Elena che deve imparare l'italiano per
inserirsi, per stare bene a scuola con i compagni, per non perdere l'anno.
Le chiedo: "Ma Elena è contenta di essere qua?"
Lei mi risponde: "E' contenta di essere venuta a stare con me, ma non di
andare a scuola".
Rifletto con lei.
"Forse per questa bimba è più importante stare un po' di tempo con la mamma
che non imparare l'italiano ed essere brava a scuola. Forse... la cosa
migliore per lei non è - "non perdere " - l'anno scolastico , ma -
"ritrovare" - la sua mamma"
"E' una bambina che lascia il suo paese i suoi amici la sua lingua per
venire in un paese straniero. Non è un "pacco" che si può facilmente
spostare, ha bisogno di tempo... un mese forse per lei non è un tempo
sufficiente..."
Marica si giustifica.
"Ma io sto già con lei dalle cinque alle sette di sera, poi vado al lavoro,
lei si addormenta guardando la tv... Se avessi un lavoro stabile di mattina
sarebbe più semplice..."
Le suggerisco di contattare un gruppo di donne volontarie che fanno dei
corsi di alfabetizzazione, di parlare con una delle loro insegnanti, di
farsi dare dei suggerimenti, di cercare di passare più tempo lei con la
bimba per insegnarle l'italiano, piuttosto che mandarla da altre persone.
Marica pensa che sua figlia qui abbia un futuro migliore, ma per questo deve
studiare, imparare l'italiano... chissà cosa ha in mente per sua figlia...
un diploma, una laurea... un futuro facile, un marito benestante...
E invece questa bambina... scappa da scuola, picchia i compagni... non
ascolta... non capisce...
Cosa significa per lei - "DEVI... devi... devi... devi imparare l'italiano"
Cosa vuol dire "DEVI"? le chiede Elena
"Sono venuta qui per avere una mamma, non una volontaria che mi insegna
l'italiano"
Sabrina
Entra, si siede e piange.
Si accarezza il ventre e la sua seconda figlia che tra 4 mesi dovrebbe
nascere.
La prima, Maria, è all'asilo.
Il padre se n'è andato ad agosto, ora vive con un'altra donna e Sabrina ha
dovuto tornare a vivere con i genitori; non ha casa, non ha lavoro.
Lui le dà 250 euro al mese per mantenere la bambina più grande.
Viene ai Servizi Sociali, per chiedere aiuto economico... e anche per poter
piangere un po'.
Voleva darla in adozione questa bambina che deve nascere, aveva paura di non
farcela... le sembra che il mondo le crolli addosso.
"Già venivo da una storia finita con una separazione… poi ho incontrato lui,
aveva 22 anni, io dieci più di lui. Avevo paura, lo allontanavo, gli avevo
detto che avevo alla spalle una storia già finita male, ma lui era
innamorato di me, mi cercava, mi trattava come una regina".
"E' nata la nostra prima figlia, Maria. Poi lui voleva un maschietto. Così
ho avuto altre due gravidanze che però ho interrotto con l'I.V.G."
"Infine, ancora una gravidanza... e ancora una femminuccia, ma questa volta
non potevo più fare l'I.V.G".
"Lui non era molto contento di avere un'altra femminuccia".
"Ora quest'uomo vive con un'altra donna alla quale non aveva detto né di
avere una compagna in attesa di una seconda figlia né di essere già padre".
Ascolto e le chiedo: "Sabrina... e tu dove sei? Chi c'è al primo posto nella
tua testa e nel tuo cuore?… Dove ti sei lasciata per tutti questi anni
passati con lui?… Devi voler bene a te e alle tue figlie, prima di tutto."
"Lo so... me lo dicono tutti…"
Valentina
Arriva con uno splendido bambino in braccio: Giovanni.
Lei e Giovanni sono in una comunità del Centro Aiuto alla Vita perché
altrimenti avrebbero avuto come alternativa la strada.
Lì sono al sicuro: Giovanni cresce e lei si può dedicare a lui.
Ma Valentina non è contenta. Dice che è stressata.
"Perché Valentina sei stressata?" le chiedo.
"Sai devo chiedere tutto, non ho neanche 10 euro per comprare due pannolini
al bimbo..."
"Valentina, quando potrai andrai a lavorare e ti renderai autonoma, avrai la
possibilità di prendere quello che vuoi."
Lei vorrebbe essere aiutata con del denaro... ora, subito. Avere del denaro
per lei... in tasca... per potersi fermare in un negozio e comprare
qualcosa... questo la farebbe sentire meno povera... meno inferiore... meno
sfortunata... Avere dei soldi in tasca... questo la farebbe sentire meno
stressata.
Valentina non vede questo bimbo splendido, sano, che cresce bene; non vede
queste signore volontarie del Centro Aiuto alla Vita che dedicano il loro
tempo per lei, per insegnarle a crescere questo bambino, nelle piccole cose
quotidiane di un bimbo di pochi mesi.
Potrebbero stare nelle loro case, andare a passeggiare, nel loro tempo
libero, a teatro, a chiacchierare con le amiche... ma hanno fatto una scelta
diversa e le donano il loro tempo, i loro pensieri e la loro presenza.
Valentina si lamenta che la sua famiglia in Romania l'ha abbandonata... e
non si accorge che queste donne ora si stanno occupando di lei, come se
fosse sua figlia.
Valentina pensa che sarebbe più felice solo se avesse del denaro in tasca.
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data: 14 febbraio 2009 |
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commenti presenti:
uno |
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i commenti... |
Circa la storia che racconta di Valentina, credo che il vissuto di povertà
e disagio di questa ragazza sia più che comprensibile. Non dovremmo
dimenticarci mai di metterci nei panni delle persone che seguiamo.
Valentina è una neomamma straniera, povera, dimenticata dalla sua
famiglia, che non ha un euro in tasca.
Riccarda Riva 13/04/2009
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