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Bibisch....
di Diana Usiglio

Era un bambino "speciale".
Un bambino di colore, Down .
Veniva dall'Etiopia . Frutto di uno strano miscuglio etnico, figlio della colonizzazione... italiano, russo, etiope...Michele. La madre, piccola, cicciotta, anziana,meticcia, aveva lasciato, con gli altri due figli ormai grandi, il suo paese e , in grazia ad un padre italiano, era potuta venire quì , per cercare chi lo curasse.
Il marito, bellissimo signore di mezza età, scuro di pelle ma russo di cognome, era rimasto lì a lavorare e la famiglia si riuniva rarissime volte. Un grosso sacrificio.
Ma lì non c'era nessuna struttura che potesse permettere un inserimento sociale del piccolo, né una sua riabilitazione. Cresciuto selvaggiamente, libero nei campi, non sapeva parlare, se non incomprensibili litanie onomatopeiche, correva senza farsi prendere e fermare, sputava a chi cercava di contenerlo. Qui è stato scolarizzato e il grande sacrificio della madre, la buona volontà, il cercare di informarsi di tutto e di essere attiva nei confronti del figlio, avevano fatto guadagnare l'impegno di tutti quelli che si dedicavano a lui.
Compresa la sottoscritta che, inserito Michele nel suo laboratorio, cercava di evitare e limitarne gli sputi, lo rincorreva per la stanza, gli metteva in mano colori e pennelli...rispondendo al suo linguaggio non verbale con un linguaggio che forse, piano piano gli era diventato comprensibile. Un po' alla volta Michele cominciava a provar piacere nel " fare "delle cosine che la madre accoglieva sempre con gioia. Cominciava anche ad articolare suoni comprensibili.
A volte mi domandavo se, nella confusione di patrie e di idiomi, non pronunciasse anche qualche parola nella sua lingua d'origine. La madre negava sempre e diceva :" noi siamo italiani." Finché Michele ha cominciato a dirmi una parola bellissima, un suono dolce, avvolgente, una carezza:
" Bibisch! Bibisch!".
Come mi piaceva e raddolciva il cuore.
Ho chiesto alla mamma il significato , esprimendo i miei dubbi sul fatto che fosse solo un bel suono. E' arrossita :" ma come....questo le ha detto?"
E non ha aggiunto altro. Pensai che fosse un insulto "biblico", ma così bello e dolce e sinuoso...
che lo ho accettato sempre con piacere.
Poi lei non ce l'ha fatta più, invecchiava e le mancava il marito , la terra, i ritmi di vita più lemmi e umani. Michele aveva finito la scuola. Voleva tornare. Siamo rimaste d'accordo che le avremmo fornito tutto l'aiuto necessario per aprire lì da loro un centro per bambini così.
Materiale, giornali, informazioni...lei era brava, intelligente, motivata.
Si era creato un sogno comune.

Ho ricevuto una lettera da là.
Poi più niente...c'è stata la guerra!
Saranno sopravvissuti? Staranno bene?


Mi rimane solo "Bibisch..." che canta dentro di me a volte, e che non posso esplicitare mai: chissà che offesa andrei dicendo?

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