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Appunti di un "viaggio" all'ufficio stranieri
di Giuseppina Salvetti

Gennaio 2006

Mai come in questo periodo mi è venuta voglia di scrivere quello "che si prova" all'Ufficio Stranieri. E' un vissuto condiviso con i colleghi, almeno penso, perché mi ritrovo molto, nella descrizione, in quello che mi aveva raccontato la collega Angela nel momento in cui mi avevano chiamata a sostituirla: "E' esageratamente complesso, ma proprio questa complessità ti avvince".
Ogni giorno, forse, pensi di mollare, ma ogni giorno ci hai investito particolarmente che lasciare lui diventa difficile farlo, perché è come lasciare parte di te.
Credo di aver già messo un paio o forse (!) più di "forse"! E' proprio questa una parola tipica delle nostre giornate... forse. Ogni giorno (e non quasi) ti viene posta di fronte e messa nelle tue mani una situazione nuova, che devi capire, collocare prima di poter entrare e lavorarci. Questo caso nuovo entra in ufficio come un boomerang e di certo non puoi dirgli... "aspetta che guardo l'agenda, sono libera fra un mese, ti aspetto alle nove, va bene?". Tu dirai "E' ovvio, si tratta di un'emergenza". Qui le emergenze sono quotidiane, perché i nostri potenziali utenti sono di povertà estrema, dove i bisogni portati sono di prima necessità. Per dirti: in giorni ho dedicato un giorno intero ad una emergenza rom di gruppo (ho fatto otto ore in un giorno da sei). Il secondo ero ad una formazione. Il terzo sono rimasta a casa per indisposizione, poi ho pensato che andare dal dottore era un casino ed allora sono tornata subito in ufficio, il quarto giorno sanata dalla tachipirina. Ad aspettarmi c'erano i miei 56 casi aperti. Ho dovuto affrontare i casini di tre di questi scoppiati nei giorni di mia assenza e riprendere in mano i tre appuntamenti che ho saltato nel giorno di emergenza rom! Devo dire che sono stata fortunata perché mi sono saltati tre appuntamenti che avevo fissato (una aveva l'influenza come me, una si è dimenticata ed una ha spostato l'appuntamento). Il sesto giorno speravo di tornare alla normalità ed invece no: una collega era ammalata ed una aveva due giorni di ferie. Io e Vincenzo abbiamo cercato di tirare avanti la baracca. Ho preso in mano un'urgenza seguita da Vanessa: dovevo trovare una struttura per una donna gravida segnalata dall'ospedale. Tutto il giorno per capire la situazione, trovare una struttura, parlare con la ragazza in ospedale assieme alla mediatrice. Il settimo giorno ho concretizzato il tutto andando a prendere la ragazza ed accompagnandola in struttura. Prima di ripartire per raggiungere l'ufficio suona il telefono. E' l'ufficio che mi chiama e mi fa comprendere che hanno davanti una minore non accompagnata "da sistemare". Non è finita qui... avete ragione! I miei 56 casi sono rimasti nel cassetto per sette giorni, ma ora potevo dire di averne 57 e da lì ricominciare.
Volevo solo cercare di rendere un po' l'idea, non so se ci sono riuscita, ma l'adrenalina che ti sale in corpo quando si accumulano le cose da fare non ti concede pace fino al venerdì. Poi ti godi il fine settimana, perché... non puoi farne a meno.
Il lavoro è affascinante. Abbiamo molte idee per crescere, ma non riusciamo nemmeno a raccontarcele perché poi squilla il telefono e... si ricomincia!

data: gennaio 2006 se vuoi, invia un commento da inserire in questa pagina
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ultimo aggiornamento: 27/09/2010  web master: vittorio zanon